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Infocamere: 360 milioni di euro risparmiati

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Infocamere: 360 milioni di euro risparmiati

02 Mag 2005

di Elisabetta Bevilacqua

Come il caso Infocamere dimostra, la capacità di gestire in modo efficiente ed economico i documenti non strutturati, consente notevoli risparmi ed aumenti di efficienza nell’intera organizzazione e nel’ecosistema correlato. Fra le condizioni di successo, la scelta di formati standard diffusi in modo capillare e stabili nel tempo.

Infocamere (www.infocamere.it), la società consortile che gestisce il sistema informativo delle Camere di Commercio, ha fra i propri compiti istituzionali quello di fornire soluzioni informatiche e servizi di connessione alle 103 camere di commercio italiane e alle 300 sedi staccate. Uno dei principali progetti sviluppati dall’azienda è la gestione telematica del Registro delle Imprese, affidata per legge alle Camere di Commercio. Si tratta di gestire un flusso ingente di documentazione dal momento che tutte le imprese italiane sono tenute all’iscrizione nel Registro.
La realizzazione e tenuta di questo registro, nato per volontà del legislatore in modalità informatica, rappresenta una novità anche a livello europeo. I vantaggi in termini di risparmi di tempo e risorse, vanno a favore non solo del sistema camerale, ma soprattutto delle imprese e delle organizzazioni che hanno l’obbligo di fornire annualmente la documentazione aggiornata: si parla di circa 2,5 milioni di pratiche aggiornate o registrate ogni anno, ciascuna accompagnata da almeno due o tre documenti, e di oltre 700mila bilanci.
Il progetto, durato complessivamente circa sette anni, è operativo dal 2003 ed è stato focalizzato nella prima fase sull’obiettivo di consentire la consultazione via Internet dei documenti depositati, per effettuare visure e ottenere il rilascio di certificati. “Il compito è stato relativamente semplice per le visure, ossia informazioni non certificate, che non costituiscono veri e propri atti amministrativi. Ma per dare accesso ai certificati, fornendo loro l’aspetto dell’atto amministrativo, compresi elementi grafici, timbri, firme, è stato indispensabile fare scelte tecnologiche capaci di ottenere questi obiettivi senza invadere in modo fastidioso le applicazioni della clientela”, ricorda Simone Nasoni, Direttore della Direzione Prodotti e Servizi Applicativi di Infocamere. La scelta del formato per i documenti da distribuire in rete, che all’epoca era fra sei tipologie identifcate da Aipa (oggi Cnipa) come stabili nel tempo, è caduta sul pdf (tecnologia Adobe, www.adobe.it), vista l’ampia diffusione presso le aziende, i professionisti e i privati di sistemi Acrobat Reader. 

                                Simone Nasoni
Direttore della Direzione Prodotti e Servizi Applicativi di Infocamere

In seguito all’introduzione della firma digitale è stata avviata la seconda fase del progetto con l’obiettivo di acquisizione digitale dei documenti, eliminando totalmente la documentazione cartacea. Operazione vantaggiosa soprattutto se consente l’indicizzazione automatica, in quanto esonera l’ufficio preposto dalla necessità di classificare e trattare i documenti, prima di archiviarli nel repository documentale, basato su data base Oracle (www.oracle.com/global/it). Altrettanto importante, a monte, risulta semplificare il processo di compilazione da parte delle aziende, con una soluzione che consenta all’utente di scrivere in un modulo preimpostato e restiruirlo in maniera autenticata (firma digitale) e non solo di stamparlo, leggerlo e riempirlo.
Sono stati identificati solo due formati per la trasmissione dei documenti (tif e pdf), mentre è stata creata un’applicazione (basata su Adobe Reader Extention) per estrarre i dati dal registro imprese e sottoporli per la conferma all’utente; l’applicazione è stata sperimentata per il deposito bilanci ed elenco soci, che spesso non vengono modificati, ma semplicemente confermati con firma digitale. “La gestione del nuovo processo ha comportato l’adeguamento delle applicazioni di Infocamere: dalla registrazione alla verifica, dal trattamento fino all’archiviazione”, sottolinea Nasoni. Per l’acquisizione dei documenti ex-novo e la loro indicizzazione automatica è stato impiegato Adobe document server, di cui Nasoni lamenta qualche problema, a livello integrazione, poi superato grazie alla consulenza Adobe. I vantaggi, a progetto concluso, sono significativi: “Sono stati calcolati, da osservatori autorevoli, sommando i risparmi per le aziende e quelli per l’amministrazione, fino a 360 milioni di euro, che però non sono in grado personalmente di confermare. Posso invece testimoniare, per quanto riguarda il registro telematico delle imprese, un risparmio per le amministrazioni coinvolte, di 2,5 milioni di euro per il solo fatto di ricevere i documenti in formato elettronico anziché doverli acquisire al proprio interno”, ci conferma Nasoni.

Sviluppi per imprese e organizzazioni
È previsto, a partire dall’esperienza consolidata, lo sviluppo di progetti di dimensioni minori, che si basino su modalità di interazione telematica per i cittadini e le imprese, per la gestione di albi professionali, tecnologici e abilitanti, la creazione del registro informatico dei protesti e quello dei brevetti, le dichiarazione di conformità degli impianti. “Fuori dall’ambito istituzionale vorremmo proporre, soprattutto alle Pmi e ai professionisti che sono il nostro principale riferimento, un servizio di fatturazione elettronica, fungendo da hub, grazie ad una recente direttiva comunitaria che lo consente. Useremo anche in questo caso tecnologia Adobe, anche se non in modo esclusivo; utilizzeremo infatti anche standard che stanno emergendo, come Xml, che presentano maggiore dinamicità”.
Un appello di Nasoni di cui volentieri ci facciamo portavoce è infine la carenza di infrattuttue per l’utilizzo delle firme digitali: “Per poter offrire i nostri servizi telematici siamo costretti a impegnarci in un mestiere non nostro, vendendo anche online ai clienti sistemi per l’utilizzo della firma digitale, che riteniamo dovrebbe essere un compito svolto dai fornitori di hardware. Ma ci risulta siano ancora pochissimi i lettori di smart card presenti sui portatili o nelle configurazioni standard desktop”.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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