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Complex Event Processing: valore per l’efficacia operativa

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Complex Event Processing: valore per l’efficacia operativa

05 Mag 2009

di Rinaldo Marcandalli

Si chiama Progress Apama Cep ed è la piattaforma lanciata da Progress Software per permettere alle organizzazioni di tutti i settori di monitorare, analizzare e agire in tempo reale sui dati caratterizzati da una rapida evoluzione

MILANO – Avevamo colto, nell’intervista a Progress Software dopo l’acquisizione di Iona (vedi ZeroUno di Aprile e il sito), che il modello di go-to-market della società persegue strategie semi-indipendenti con soluzioni autoconsistenti per i suoi diversi brand mirate piuttosto a proposte di valore specifico che ad offerte legate a un “tutto integrato a piattaforma”.

Figura 1: Aree tecnologiche che Progress Software copre con le proprie soluzioni
(cliccare sull’immagine per ingrandirla)

Uno dei brand di Progress Software è dato dalla Soa (vedi figura 1); si tratta di un’area in cui sono in crescita le soluzioni open source presso le organizzazioni mainstream e Progress Software, grazie all’offerta dell’Open Soa di Iona, risulta ora particolarmente ben posizionata in questo spazio (fonte Gartner). La filosofia legata all’idea di avere un portafoglio prodotti “disperso” in varie nicchie di business la spiega Chris Martins, direttore Apama Product Management di Progress Software: “Abbiamo una politica di rispettare la libertà di scelta del cliente fra i prodotti nel nostro portafoglio. Riteniamo ovviamente la nostra tecnologia leader nelle aree che occupiamo, ma il cliente può in varie aree aver già scelto prodotti di altri vendor e cercare di indirizzare un requirement con noi in modo complementare all’investimento fatto. Forniamo tecnologia complementare rispettando scelte già fatte, senza approcci filosofici che inseguono uno stack e prerequisiti vari”.
Una delle “aree di business” su cui la società sta strategicamente puntando è il Complex Event Processing (Cep) con l’obiettivo di indirizzare soluzioni in ambito Business Activity Monitoring (Bam). Il Cep è in sostanza una tecnologia che consente di processare una molteplicità di eventi con l’obiettivo di identificare quelli rilevanti all’interno di questa molteplicità e un cui insieme (stringa di eventi) è significativo per il business (per rilevare problemi o opportunità). Impiegando tecniche come il rilevamento di schemi (pattern di eventi) complessi in uno sciame di eventi, la correlazione e l’astrazione tra eventi o relazioni gerarchiche tra loro, il Cep determina la notifica da inviare a una controparte appropriata: un destinatario umano o un sistema di business intelligence, che decideranno se attivare un’azione.
L’incontro con Martins è un’opportunità per approfondire, con la proposta della soluzione denominata Apama, il valore del Cep per l’efficacia operativa aziendale che potrebbe essere riassunta nel “riuscire a identificare, in congiunture volatili come l’attuale, potenzialità, debolezze e opportunità di business, con un’analisi dal flusso di informazioni circolanti, in tempo reale”.

ZeroUno: Riassunto così, il valore del Cep per l’efficacia operativa aziendale è innegabile; ma catturare “stringhe di eventi”, ossia individuare quell’insieme di eventi correlati tra loro tali da diventare significativi per il business, non rischia di diventare un’operazione complessa?
Martins: Dipende. Per eventi generati dall’infrastruttura It già integrata, alla nostra soluzione Apama basta connettersi (plug-in), monitorare le sequenze, e fare le sue correlazioni Cep per produrre informazione di valore per il business. Eventuali difficoltà possono sorgere nella “cattura” degli eventi “esterni” all’infrastruttura It, sfruttando varie sorgenti di segnali. Nel settore della logistica, per esempio, Royal Dirkzwager, fornitore olandese di informazioni e di servizi marittimi, sfrutta segnali Gps, o Rfid, o telematici da mezzi di trasporto mobili (che sono quindi le sorgenti dalle quali “catturare” le informazioni e gli eventi). Negli ambienti manufacturing fanno da sorgenti i cosiddetti Programmable Logic Controller (Plc) delle apparecchiature: ad esempio Premier Manufacturing monitora con Apama il suo processo produttivo, captando segnali forniti dagli stessi apparecchi prodotti. Nell’area delle Utilities si usano segnali da operazioni in cui si monitorano valvole per la pressione o per l’umidità o per il flusso di liquido. Nei servizi finanziari, che alla fine sono transazioni elettroniche, i segnali vengono dal testo sindacato nei messaggi. Tutto sommato, quindi, la difficoltà è racchiusa solo nella diversità delle cosidette “sorgenti di segnali”; Apama ha un ampio spettro di adattatori che lo connettono a diverse sorgenti di eventi; si connette a tutte, monitora le sequenze, le correla, e quando identifica schemi (pattern) prestabiliti manda, via Esb (Enterprise Service Bus), una notifica a un destinatario umano o a un sistema di business intelligence, che decide se attivare un’azione.

ZeroUno: A monte serve quindi una definizione prestabilita di schemi di eventi. La logica di definizione di un pattern è unica per cliente?
Martins: C’è qualche logica comune di settore, ma ciascun cliente richiede aspetti che lo differenzino. Per esempio, una banca può monitorare le attività delle casse Atm solo per rifornirle. Ma se c’è un evento calcistico in una data zona e vince la squadra di casa, può voler dare un messaggio pubblicitario sulla finestra degli Atm, magari per promuovere la vendita di gadget o indumenti sportivi da una catena distributiva convenzionata. La definizione di un pattern riflette un’opportunità che il business riconosce e persegue.

ZeroUno: Come vi confrontate con la concorrenza?
Martins: Apama (acquisita da Progress nel 2005) ha aperto il mercato Cep nel 1999. Il nostro punto di forza sta nella capacità di ingaggiare l’utente business, il diretto beneficiario dell’analisi e delle notifiche effettuate dal Cep. Noi forniamo all’analista di business l’ambiente di sviluppo grafico in cui definire in modo intuitivo le regole da mettere nel Cep. A nostro avviso, la concorrenza definisce queste regole in sede di sviluppo software ma questo, per il business che affronta una situazione di continuo cambiamento, risulta essere un processo troppo lungo, dato che tali cambiamenti devono essere riflessi il più presto possibile in sempre nuove regole. Nel monitoraggio delle transazioni elettroniche per individuare frodi, per esempio, gli hacker trovano continuamente nuovi schemi d’attacco ed è cruciale adattare subito le difese. I nostri strumenti consentono ai clienti un time to market minimo.

Figura 2: Cruscotto della soluzione Apama (può essere adattato a seconda del tipo di esigenza dell’utente di business)
(cliccare sull’immagine per ingrandirla)


ZeroUno: In che modo l’utente può agevolmente definire le regole che determinano l’analisi?
Martins: In base a un cruscotto la cui flessibilità è il nostro cavallo di battaglia (vedi figura 2). Creiamo cruscotti facendo definire all’analista di business come vuole che gli utenti interagiscano col sistema. Abbiamo un processo con cui prototipare il cruscotto: possiamo apportare cambiamenti dinamicamente mentre i clienti operano. E configurare il prototipo sul profilo dell’utente.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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