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Business agility e modernizzazione applicativa: la strategia di Sinthera

Business agility e modernizzazione applicativa: la strategia di Sinthera


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Le architetture legacy frenano la crescita delle imprese moderne. Paolo Marco Salvatore, CTO della società, spiega come microservizi e DevOps accelerino il rilascio di funzioni al servizio del business. L’intelligenza artificiale e la governance avanzata diventano pilastri fondamentali per l’efficienza operativa

Pubblicato il 30 mar 2026


Sinthera Point of View


Nel corso dell’evento Tech Excellence: Quando la tecnologia genera successo, organizzato da Nextwork360 con IBM e i suoi partner, Paolo Marco Salvatore, Chief Technology Officer di Sinthera – WeAreProject, ha analizzato le sfide strutturali che le aziende devono affrontare per mantenere la competitività.

Il fulcro del suo intervento si è concentrato sulla necessità di evolvere i sistemi tecnologici per supportare una reale business agility, definita come la capacità di un’organizzazione di rispondere in modo rapido e coordinato ai cambiamenti del mercato.

Secondo Salvatore, il passaggio a modelli più flessibili non è più una scelta opzionale, ma una condizione necessaria dettata da due fattori principali. Il primo riguarda «la necessità di dare delle risposte all’evoluzione sempre più rapida del business e quindi la necessità di avere architetture software agili». Il secondo fattore, altrettanto importante, risiede nella gestione dei costi operativi e nella manutenzione nel lungo periodo, aspetti che diventano critici quando si opera con infrastrutture datate.

I limiti strutturali delle architetture legacy

L’ostacolo maggiore al raggiungimento della business agility è rappresentato dai sistemi legacy. Salvatore osserva che queste architetture «hanno tendenza a richiedere investimenti sempre crescenti, sono difficili da fare scalare e sono difficili da innovare». Il problema non è esclusivamente tecnologico, ma riguarda anche la sostenibilità del modello operativo. I sistemi basati su linguaggi di programmazione storici o infrastrutture fisiche rigide presentano criticità che impattano direttamente sui tempi di reazione dell’azienda. 

Esiste infatti un problema di shortage, ovvero di carenza, che si manifesta su più livelli. Da un lato mancano le competenze tecniche necessarie per gestire, ad esempio, «applicazioni sviluppate in RPG su AS/400 o Cobol su mainframe». Le architetture tradizionali richiedono tipicamente un approccio di tipo scalare per aumentare la potenza di calcolo, il che comporta un «aumento dei costi e soprattutto in questo momento, anche aumento dei tempi di consegna dell’hardware». Questa combinazione di fattori rende quasi impossibile per un’azienda rispondere tempestivamente alle richieste del mercato se rimane vincolata a vecchi schemi di sviluppo. 

Microservizi e DevOps: i motori dell’agilità

Per superare queste barriere, la strategia proposta da Sinthera-WeAreProject punta su un cambio di paradigma architettonico e metodologico. Salvatore identifica nei microservizi e nel modello DevOps gli strumenti essenziali per garantire la business agility. Le architetture a microservizi sono sistemi modulari che permettono di scomporre le applicazioni in componenti indipendenti. Questo approccio consente di «rilasciare nuove funzionalità il più presto possibile, in aderenza a quelle che sono le esigenze di business». 

Tuttavia, l’architettura da sola non è sufficiente senza un cambio nel processo di creazione del software. È necessario adottare un modello di sviluppo e delivery «che va seguendo un approccio di tipo Agile e DevOps». L’integrazione di questi due elementi permette di ottenere «frequenti rilasci di funzionalità» e di garantire l’interoperabilità con sistemi applicativi esterni, un requisito fondamentale nel panorama digitale interconnesso. 

L’impatto dell’intelligenza artificiale nello sviluppo

L’adozione di nuovi strumenti tecnologici, oggi potenziati dall’intelligenza artificiale, sta cambiando radicalmente il processo di ammodernamento applicativo. Salvatore sottolinea come l’AI permetta di fornire tempi certi e un netto miglioramento nella qualità del lavoro, agendo su due fronti specifici:

  • La documentazione dell’applicazione, che diventa molto più accurata e accessibile.
  • La velocità di sviluppo, grazie alla «capacità di sviluppare codice rapidamente in modo automatico una volta che si forniscono le specifiche corrette». 

Il ruolo dello sviluppatore si sposta verso un livello superiore. Se in passato il prodotto finale era considerato il codice puro, oggi l’obiettivo è «imparare a fornire delle specifiche chiare anche in linguaggio naturale all’intelligenza artificiale» affinché questa possa generare l’artefatto tecnico.

Governance e osservabilità nelle architetture distribuite

Il passaggio verso la business agility comporta la gestione di sistemi complessi, spesso distribuiti in ambienti cloud o ibridi. Salvatore evidenzia che «architetture diverse hanno necessità di strumenti di governance diversi». Non è più sufficiente monitorare se un sistema è attivo o meno; occorre un controllo granulare sulle risorse e sui costi. 

La soluzione risiede nell’integrazione di strumenti che garantiscano una visibilità completa. Salvatore parla di un flusso informativo circolare dove gli «strumenti di osservabilità vanno ad alimentare strumenti di APM (Application Performance Management) che a loro volta alimentano strumenti di ARM (Application Resource Management)». Questo ecosistema tecnologico non serve solo a fini tecnici, ma deve dialogare costantemente con i dipartimenti finanziari, secondo la filosofia del FinOps, la disciplina che unisce IT e Finance. L’obiettivo finale è «garantire un controllo delle risorse e un allineamento quindi agli obiettivi di IT e obiettivi di business», assicurando che ogni investimento tecnologico sia giustificato dal valore che genera per l’azienda. 

Sostanzialmente, la modernizzazione descritta da Salvatore non riguarda solo la sostituzione di un vecchio software, ma la creazione di un’infrastruttura capace di evolversi alla stessa velocità delle idee imprenditoriali, riducendo i colli di bottiglia legati all’hardware e alle competenze obsolete.

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