Il 23 giugno 2026 segna una pietra miliare nella storia del supercalcolo industriale mondiale. Eni ha infatti avviato HPC7, il nuovo sistema di High Performance Computing installato presso il Green Data Center dell’azienda a San Donato Milanese (MI).
Il sistema, con una capacità di calcolo di oltre 861 PFlops/s di picco, si posiziona al 6° posto assoluto della classifica TOP500, la più autorevole graduatoria mondiale dei supercomputer.
HPC7 è il secondo supercomputer più potente d’Europa e – dato ancora più significativo sul piano industriale – si conferma il più potente High Performance Computer al mondo utilizzato per scopi industriali. HPC7 si aggiunge, così, a HPC6, presentato a novembre 2024 e già posizionato all’8° posto nella stessa TOP500.
La coesistenza dei due sistemi nell’infrastruttura Eni produce un effetto moltiplicatore che porta la capacità computazionale complessiva dell’azienda oltre la soglia dell’Exascale, un traguardo che fino a pochi anni fa apparteneva esclusivamente al dominio della ricerca scientifica pubblica e dei grandi centri nazionali di calcolo. Eni diventa la prima azienda al mondo a superare questa soglia nel contesto industriale.
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Le prestazioni di HPC7: 861 PFlops di picco e quasi 14.000 GPU
HPC7 si basa su tecnologia HPE Cray EX4000 con architettura AMD e conta 3.480 nodi di calcolo, per un totale di 13.920 GPU.
La rete HPE Slingshot garantisce un’interconnessione tra i nodi a 200 Gbps, assicurando la fluidità nei trasferimenti di dati ad alta velocità che le applicazioni scientifiche e industriali più esigenti richiedono.
In termini di potenza, il sistema supera 861 PFlops di picco (Rpeak) e oltre 571 PFlops sustained (Rmax), superando le prestazioni del suo predecessore HPC6 – che si ferma a 606 PFlops di picco e 477 PFlops sustained.
Architettura e infrastruttura: la tecnologia che alimenta il record
Il salto di prestazioni realizzato con HPC7 non è il risultato di un semplice aumento di potenza bruta, ma di scelte architetturali precise che ottimizzano simultaneamente capacità di calcolo, efficienza energetica e gestione termica.
La stessa filosofia progettuale che caratterizza i sistemi in cima alle classifiche mondiali è stata applicata all’infrastruttura Eni, con una configurazione ibrida CPU-GPU pensata per massimizzare le prestazioni per watt.
CPU e GPU in un’unica soluzione
La scelta tecnologica centrale di HPC7 è l’adozione delle APU AMD Instinct MI300A, dispositivi che integrano in un unico chip CPU e GPU ad alte prestazioni insieme a memoria HBM3 ad alta larghezza di banda. Questa architettura unificata riduce la latenza nei trasferimenti di dati tra unità di elaborazione, un collo di bottiglia critico nelle applicazioni di simulazione scientifica e modellazione geofisica.
Con 96 core CPU e 912 compute unit GPU per nodo, e una memoria HBM3 da 512 GB condivisa tra le due componenti, ogni nodo di HPC7 è progettato per gestire carichi di lavoro eterogenei, dal calcolo parallelo massivo delle simulazioni fluidodinamiche all’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale, senza compromessi architetturali.
Raffreddamento a liquido: l’efficienza prima di tutto
HPC7 adotta un sistema di raffreddamento a liquido diretto (Direct Liquid Cooling, DLC) capace di smaltire il 96% del calore prodotto dall’intero sistema, una percentuale che pone questa soluzione tra le più efficienti disponibili a livello commerciale.
L’efficienza non è solo una dichiarazione di intenti: i numeri della classifica Green500 – che misura le prestazioni per watt dei supercomputer mondiali – posizionano HPC7 all’undicesimo posto a livello globale con un valore di 65,426 GFlops/W.
Dalla geologia al sottosuolo: gli use case operativi dell’HPC
Le applicazioni più consolidate del supercalcolo in Eni riguardano la comprensione e la modellazione del sottosuolo, la caratterizzazione degli strati geologici, la simulazione del comportamento dei fluidi nei reservoir, l’ottimizzazione delle campagne di perforazione… Tutte attività che richiedono l’elaborazione di volumi di dati sismici enormi e la risoluzione di sistemi di equazioni differenziali di dimensioni tali da rendere il calcolo parallelo massivo l’unica strada praticabile.
Con HPC7, Eni amplia ulteriormente questa capacità, migliorando la risoluzione e l’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici anche per le applicazioni legate allo stoccaggio della CO₂, un elemento centrale nella strategia di decarbonizzazione del gruppo.
Fusione nucleare, biocarburanti e stoccaggio CO₂: i fronti di ricerca abilitati dall’HPC
Oltre agli impieghi operativi consolidati, il supercalcolo Eni abilita linee di ricerca che guardano all’orizzonte della transizione energetica. La simulazione del comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico – uno dei fronti scientifici più impegnativi dal punto di vista computazionale – è tra le applicazioni che beneficiano direttamente della potenza di HPC7.
Altrettanto rilevante è il supporto alle filiere emergenti, come quella dei biocarburanti, dove la modellazione dei processi chimici e biologici alla base della produzione richiede capacità di simulazione avanzata. A questi si aggiungono gli studi sulla cattura e lo stoccaggio della CO₂, per i quali l’accuratezza delle simulazioni geologiche è determinante nell’identificazione e nella validazione dei siti di stoccaggio.
Intelligenza artificiale e innovazione aperta: l’ecosistema digitale di Eni
Il supercalcolo non è, nell’architettura digitale di Eni, un sistema isolato. HPC6 e HPC7 funzionano come infrastruttura abilitante per lo sviluppo interno di use case di intelligenza artificiale dedicati ai business del gruppo, dalla manutenzione predittiva degli impianti all’analisi automatizzata dei dati sismici, fino all’ottimizzazione in tempo reale dei processi industriali.
La Call4Innovators lanciata in occasione di HPC6 ha aperto l’infrastruttura a partner e talenti esterni, trasformando il supercomputer da risorsa interna a piattaforma di innovazione aperta. Con HPC7, questa logica si rafforza, consolidando un modello in cui la potenza di calcolo è un elemento di posizionamento strategico sul mercato oltre che uno strumento operativo.
Come ha sottolineato l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi, «questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero e la neutralità carbonica, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato».













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