RICERCHE E STUDI

Da CIO a direttori d’orchestra: il nuovo mandato dei tech leader nell’era AI



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Uno studio Deloitte rivela che il 79% dei responsabili IT punta su risultati di business, ma il 75% ammette che il modello operativo va ripensato. Tra una C-suite tecnologica sempre più affollata e budget AI insufficienti, il CIO diventa un orchestratore con meno controllo diretto sui processi IT ma con maggior coordinamento e visione enterprise

Pubblicato il 22 giu 2026



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Il ruolo del tech leader sta attraversando la trasformazione più profonda dell’ultimo decennio. A certificarlo è il nuovo studio Deloitte ”The Tech C-suite Reset: Thriving in the AI Era”, che ha coinvolto 662 dirigenti tecnologici a livello globale tra dicembre 2025 e febbraio 2026.

Il messaggio che emerge dalla ricerca è che la stabilità operativa non è più la misura del successo. Oggi un CIO, un CTO, un CISO o un CDAO (Chief Data & Analyst Officer) vengono valutati sulla loro capacità di generare valore concreto per l’azienda e il suo business, in un contesto sempre più guidato dall’intelligenza artificiale.

Il dato più citato dello studio è eloquente: il 79% dei tech leader indica la capacità di guidare risultati di business misurabili attraverso la tecnologia come priorità strategica assoluta per il 2026. Non si tratta di una tendenza emergente, ma di un nuovo standard consolidato.

Allo stesso tempo, però, la ricerca fotografa un’organizzazione aziendale che fatica a tenere il passo con questo mandato allargato, aprendo un divario tra ambizione e capacità esecutiva che diventerà, secondo Deloitte, il terreno su cui si giocherà il vantaggio competitivo dei prossimi anni.

Il mandato del tech leader è cambiato: dall’uptime ai risultati di business

Per anni il successo della funzione IT è stato misurato attraverso parametri tecnici: continuità operativa, rispetto degli SLA, consegna puntuale dei progetti.

Lo studio Deloitte segna una rottura netta rispetto a questo paradigma. I tech leader non sono più chiamati solo a far funzionare la tecnologia, ma a plasmare la strategia aziendale, guidare il cambiamento organizzativo e costruire team pronti per l’AI.

Le nuove priorità strategiche della funzione tecnologica

Secondo i dati raccolti, oltre a guidare risultati di business misurabili (79%), i tech leader indicano come priorità strategiche per il 2026 anche garantire la conformità alle normative digitali in evoluzione (77%), integrare cybersecurity e resilienza digitale in tutta l’organizzazione (77%), espandere e trattenere i migliori talenti tecnologici (75%), dimostrare disciplina finanziaria e operativa (74%) e trasformare i dati per abilitare AI e agenti autonomi (74%).

Il quadro che ne emerge è quello di un mandato multidimensionale, in cui la componente tecnica convive ormai stabilmente con responsabilità di governance, talento e impatto economico.

L’AI come metrica di successo, non come unico obiettivo

Lo studio evidenzia come l’intelligenza artificiale si sia ormai radicata nei criteri con cui viene misurata la performance dei tech leader, pur senza sostituire la responsabilità più ampia su resilienza, conformità e valore sostenibile nel tempo.

Per il CIO, la metrica principale nei prossimi due anni sarà l’adozione dell’AI e la sua capacità di generare valore reale (46%), seguita da resilienza informatica e riduzione del rischio (30%) e affidabilità delle piattaforme (25%).

Per il CTO conta soprattutto la velocità di innovazione abilitata dall’automazione AI (34%), mentre per il CISO la priorità è l’integrazione della sicurezza nei processi di innovazione e nelle iniziative AI (44%).

Per il CDAO, infine, il parametro chiave diventa il valore di business generato da dati e intelligenza artificiale (32%).

Il divario tra ambizione e capacità operativa

Uno dei passaggi più significativi dello studio riguarda il contrasto tra fiducia dichiarata e reale prontezza organizzativa. I numeri raccontano una sorta di paradosso strutturale che Deloitte definisce un gap crescente tra ambizione e capacità nello scaling delle nuove tecnologie.

Perché la fiducia nell’AI supera la prontezza organizzativa

L’81% dei tech leader intervistati si dichiara fiducioso nella capacità della propria organizzazione di implementare e governare l’AI su larga scala. Tuttavia, il 75% riconosce che i propri modelli operativi e processi dovranno cambiare radicalmente nei prossimi 12-18 mesi per generare maggiore valore.

Questa distanza tra percezione e realtà operativa rappresenta, secondo lo studio, uno dei principali ostacoli alla trasformazione AI-driven delle imprese: non è la tecnologia a mancare, ma l’infrastruttura organizzativa, i dati e i processi necessari a sfruttarla pienamente.

I vincoli dei modelli di finanziamento legacy

Il quadro si completa con un’analisi della distribuzione della spesa tecnologica. Tra il 2018 e il 2028 si osserva uno spostamento progressivo dell’allocazione del budget dalle attività di gestione ordinaria (run) verso crescita (grow) e trasformazione (transform), ma il ritmo resta lento rispetto alle esigenze del business.

I budget tecnologici, segnala Deloitte, passeranno solo dal 6% all’8% del fatturato nei prossimi due anni, mentre l’89% dei tech leader dichiara di destinare non più del 25% del proprio budget tecnologico a iniziative di intelligenza artificiale. Il risultato è che il 41% dei leader ritiene che la funzione tecnologica non riesca a tenere il passo con le richieste del business, costringendo a scelte difficili tra priorità concorrenti.

Una C-suite tecnologica sempre più affollata richiede orchestrazione

La leadership tecnologica non è più un dominio centralizzato in capo a una singola figura. Lo studio Deloitte mostra come il 71% delle organizzazioni abbia oggi cinque o più ruoli executive dedicati alla tecnologia, tra CIO, CTO, CISO, CDAO, Chief Digital Officer e altre figure emergenti come il Chief AI Officer. Questa proliferazione di ruoli cambia radicalmente la natura della sfida.

Dal controllo al coordinamento tra CIO, CTO, CISO e CDAO

Se in passato la sfida per un tech leader era esercitare controllo diretto sui sistemi, oggi la sfida principale diventa coordinare priorità, rischio e investimenti tra una pluralità di figure con mandati distinti ma interdipendenti.

È qui che si colloca il cuore della trasformazione descritta da Deloitte: l’evoluzione del CIO verso un ruolo di orchestratore, capace di allineare visioni diverse all’interno di un sistema di leadership sempre più complesso, mettendo a fattor comune competenza tecnica e capacità di influenza trasversale.

Quali saranno gli indicatori che definiranno maggiormente il successo dei CIO, dei CTO, dei CISO e dei CDAO nei prossimi due anni (Deloitte 2026)

Le barriere fondamentali alla scalabilità degli AI agent

Più della metà dei tech leader intervistati si aspetta un impatto significativo o trasformativo degli AI agent entro il 2028, ma la strada verso l’adozione su larga scala resta in salita.

Le principali barriere identificate dallo studio sono la qualità dei dati (30%), le preoccupazioni legate a sicurezza e privacy (26%), la carenza di talenti qualificati (24%), l’integrazione con i sistemi legacy (23%) e le criticità di governance e supervisione (21%). Il fattore limitante, sottolinea Deloitte, non è la disponibilità della tecnologia in sé, ma la reale prontezza dell’impresa nel suo complesso.

Verso il 2028: la leadership tecnologica come opportunità strategica

Nonostante le difficoltà strutturali emerse dallo studio, il sentiment dei tech leader resta orientato alla fiducia: più di 7 intervistati su 10 si dichiarano ispirati o determinati rispetto al futuro del proprio ruolo. Per Deloitte, i leader capaci di tradurre questo momento in priorità chiare, esecuzione disciplinata e impatto enterprise avranno l’opportunità di ridefinire non solo il proprio ruolo, ma la traiettoria stessa della propria organizzazione.

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