Per molto tempo la gestione degli asset aziendali è stata considerata un tema operativo. Oggi, in uno scenario segnato da costi energetici molto elevati, pressione sui margini, requisiti normativi stringenti e obiettivi di sostenibilità, l’asset lifecycle management è diventata una leva strategica in grado di indirizzare competitività, resilienza e controllo dei costi.
Questa evoluzione si riflette chiaramente sul mercato. Secondo analisi internazionali, il comparto dei software per l’asset management continua a crescere a ritmi sostenuti (CAGR 9% fino al 2030), trainato dalla digitalizzazione dei processi, dall’adozione di modelli di manutenzione evoluti e dalla necessità di prendere decisioni sempre più data-driven lungo tutto il ciclo di vita.
Gestione degli asset aziendali: è necessario un salto di qualità
Esistono diversi fattori che, nel contesto attuale, rendono difficile rimandare un approccio efficiente e moderno alla gestione dei beni aziendali. Secondo Maurizio Decollanz, Technology Sales Leader Asset Lifecycle Management di IBM Italia, “Oggi, la maturità tecnologica e il contesto economico impongono alle aziende un salto di qualità nella gestione dei propri asset. Le interruzioni non pianificate sono in aumento: circa due terzi delle organizzazioni industriali subiscono almeno un fermo non programmato al mese, mentre il costo di questi eventi è raddoppiato rispetto a cinque anni fa, e a questo si sommano le tensioni sulle supply chain legate allo scenario geopolitico, l’aumento dei costi energetici e la crescente difficoltà nel reperire le competenze necessarie per gestire ambienti sempre più complessi”.
I motivi per mettere l’asset lifecycle management al centro delle strategie aziendali non mancano di sicuro. Eppure, in molte organizzazioni la gestione continua ad essere frammentata, distribuita tra strumenti, fogli di calcolo e processi cresciuti nel tempo senza una reale regia complessiva. Il problema non è mai la tecnologia, ma il fatto che chi gestisce beni strategici si trova a operare all’interno di ecosistemi composti da strumenti verticali efficaci nel proprio perimetro ma incapaci di dialogare tra loro.
Il risultato è una gestione costruita su continui compromessi: dati dispersi, informazioni non sempre affidabili e una visione lontana da quel livello di controllo e centralizzazione che oggi non rappresenta un obiettivo ideale, ma una necessità per garantire resilienza e sostenibilità economica.
Asset Lifecycle Management: l’approccio integrato di IBM
In uno scenario come quello descritto, sono diversi i vendor che propongono strumenti e approcci per portare l’asset management al centro della governance aziendale.
La visione portata avanti da IBM, forte non soltanto di una presenza storica ma anche di un osservatorio privilegiato sulle dinamiche globali che influenzano questo tema, parte da un presupposto diverso: non introdurre semplicemente un nuovo software o un livello tecnologico in ecosistemi frammentati, ma aiutare le organizzazioni a governare la complessità attraverso un approccio integrato, capace di tener conto di tutte le dimensioni (operativa, economica e normativa) che lo caratterizzano.
“Il nostro obiettivo – spiega Decollanz – è aiutare le aziende a mantenere il controllo sui propri asset critici e, così facendo, aumentare la resilienza dell’organizzazione. Parliamo di beni molto diversi tra loro, dagli immobili ai macchinari industriali, ma accomunati dalla necessità di essere governati in modo unitario lungo tutto il ciclo di vita. La nostra risposta, ormai da decenni, è una soluzione integrata che accompagna ogni asset dal momento in cui entra in esercizio fino alla dismissione, con l’obiettivo di sostenere l’operatività quotidiana e rendere più efficaci le decisioni strategiche”.
Perché scegliere IBM Maximo, tra funzionalità e innovazione
Quando il discorso passa dalla visione alle soluzioni, Decollanz fa riferimento a IBM Maximo, che l’azienda definisce Application Suite. La scelta terminologica richiama due caratteristiche centrali della piattaforma:
- l’architettura modulare e componibile, progettata per adattarsi a contesti operativi molto diversi tra loro;
- l’ampiezza funzionale, visto che Maximo non si limita a coprire un singolo processo o tipologia di bene, ma raccoglie in un unico ambiente strumenti dedicati a un ampio spettro di attività.
Shaul Ajò, Asset Lifecycle Management Sales Specialist di IBM, sottolinea alcune caratteristiche che hanno reso IBM Maximo una piattaforma leader di mercato, a partire dalla sua longevità (più di 40 anni) e dalla profonda capacità innovativa: “La piattaforma è stata progettata per gestire tutto il ciclo di vita di asset molto diversi tra di loro, seguendone il percorso dall’acquisto alla dismissione e supportando processi come manutenzione, ispezione e calibrazione. Nel tempo, inoltre, la piattaforma ha incorporato le principali innovazioni tecnologiche, dalle applicazioni mobile per il personale sul campo fino alle tecnologie IoT, al monitoraggio remoto e all’intelligenza artificiale, che oggi trova applicazione anche al di là del perimetro della manutenzione predittiva”.
L’asset lifecycle management
IBM Maximo, ci spiega Ajò, ruota attorno a tre grandi aree applicative, che riflettono altrettanti bisogni centrali per le organizzazioni. “La prima è il nucleo storico della soluzione: l’asset lifecycle management. Qui rientrano funzionalità che permettono di costruire e mantenere un inventario strutturato degli asset, mappare le relazioni tra beni, impianti e componenti e ottenere una visione aggiornata di dove si trovano, in che stato sono e come interagiscono tra loro. A questo si aggiungono strumenti per pianificare e gestire attività manutentive e coordinare squadre interne ed esterne. Negli ultimi anni, inoltre, l’area è evoluta progressivamente integrando tecnologie di monitoraggio remoto e raccolta dati da sensori IoT e sistemi industriali (OT, SCADA, PLC), con l’obiettivo di monitorare le performance e spostare progressivamente le strategie di manutenzione da modelli programmati a logiche basate sulle condizioni reali dell’asset, fino ad arrivare a scenari predittivi supportati dal machine learning”.
La gestione delle facility
Seconda grande area di IBM Maximo riguarda la gestione delle facility, un perimetro che comprende edifici, uffici, filiali, stabilimenti e altri spazi aziendali. La piattaforma include funzionalità dedicate alla gestione di progetti immobiliari e interventi di ristrutturazione, ma anche strumenti per amministrare contratti di locazione, aspetti contabili e requisiti normativi e fiscali. Accanto alla componente amministrativa, trovano spazio strumenti per la pianificazione e l’organizzazione degli ambienti, con l’obiettivo di migliorare utilizzo degli spazi ed esperienza delle persone che li vivono.
Gestione energetica e sostenibilità
La terza area è dedicata alla gestione energetica e alla sostenibilità. Attraverso il monitoraggio continuo di consumi come elettricità, gas e acqua, la piattaforma permette di individuare inefficienze, definire azioni correttive e ridurre i costi. Le informazioni raccolte possono inoltre contribuire alle attività di reporting e rendicontazione legate agli obiettivi ESG.
Trasversalmente a queste tre direttrici, IBM sottolinea il ruolo delle applicazioni mobile e delle funzionalità di AI generativa, progettate per semplificare l’accesso alle informazioni attraverso il linguaggio naturale.
All’interno delle varie aree, la piattaforma si concretizza poi in un catalogo molto ampio di funzionalità verticali, dall’ispezione degli asset al field service, fino alla gestione di salute, sicurezza e manutenzione, che possono essere adottate in modo progressivo, tenendo fede alla visione di IBM di non digitalizzare tutto subito, ma accompagnare le organizzazioni in un percorso graduale di modernizzazione dell’asset management.












