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Il futuro dell’IoT nel 2026 tra reti satellitari, gestione dello spettro e sovranità europea



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L’integrazione tra intelligenza artificiale e reti satellitari sta trasformando radicalmente il mercato. Le nuove frequenze radio e la strategia industriale europea rappresentano i pilastri fondamentali per lo sviluppo dell’IoT nel 2026. L’analisi degli Osservatori del Polimi

Pubblicato il 27 apr 2026



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Antonio Capone Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet of Things, Politecnico di Milano
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Lo scenario dell’IoT nel 2026 si preannuncia come il culmine di un percorso di maturazione tecnologica che ha visto il 2025 come un anno di crescita decisiva, sia in Italia che a livello internazionale.

Durante il convegno «IoT meets AI: nuove opportunità, nuove responsabilità», organizzato dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, esperti e leader industriali hanno tracciato le linee guida di questa evoluzione. Le riflessioni emerse non riguardano solo la connettività, ma toccano la sovranità digitale europea, la gestione fisica delle infrastrutture e l’integrazione profonda dell’intelligenza artificiale nei processi industriali e civili.

L’integrazione delle reti non terrestri e il ruolo del satellite

Uno dei driver principali per lo sviluppo dell’IoT nel 2026 è l’integrazione definitiva delle Non-Terrestrial Networks (NTN). Antonio Capone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio IoT, ha evidenziato come il mondo 3GPP abbia ormai assimilato la componente satellitare non solo come un’estensione, ma come parte integrante degli standard 4G e 5G. Questa evoluzione permette di gestire servizi e applicazioni su una scala molto più ampia rispetto al passato, utilizzando i satelliti sia come base station integrate, sia come riflettori per le stazioni di terra.

Il mercato sta assistendo a un aumento significativo degli operatori che gestiscono costellazioni satellitari. Accanto a nomi storici che stanno riconvertendo i propri asset, emergono nuove realtà e acquisizioni strategiche, come quella di Swarm da parte di Starlink (SpaceX), focalizzata proprio sui servizi IoT.

In questo panorama, figure come gli operatori virtuali satellitari (ad esempio Skylo) diventano cruciali per integrare servizi Narrowband IoT (NB-IoT) ed eMTC per i grandi operatori telco globali.

La gestione dello spettro radio: il pilastro invisibile

Perché l’IoT nel 2026 possa esprimere tutto il suo potenziale, la gestione dello spettro radio in Europa deve affrontare cambiamenti rapidi e strategici. La disponibilità di frequenze è infatti il fattore limitante o abilitante per l’evoluzione delle reti radiomobili. La recente decisione europea di allocare metà della banda a 6 GHz al mondo mobile, a differenza degli Stati Uniti che l’hanno dedicata interamente al Wi-Fi, rappresenta un punto di svolta.

Antonio Capone ha chiarito l’importanza di questa scelta: «Senza questa banda difficilmente noi avremo la possibilità di far evolvere il mondo delle reti radiomobili, e questo è un aspetto interessante perché chiaramente consente di avere in prospettiva uno spettro di espansione che prima non esisteva».

Oltre ai 6 GHz, un’altra milestone fondamentale per l’IoT nel 2026 è l’attuazione delle regole per l’uso locale dello spettro da 38 a 42 GHz. Questa direttiva sblocca la possibilità di creare reti private con spettro dedicato, facilitando lo sviluppo industriale e riducendo potenzialmente i costi infrastrutturali. Infine, la scadenza nel 2027 delle licenze per i servizi satellitari a 2 GHz e la nuova gestione centralizzata prevista dal Digital Networks Act europeo definiranno ulteriormente i confini della connettività futura.

La competizione globale e la strategia industriale europea

Il posizionamento dell’Europa tra i modelli tecnologici di Stati Uniti e Cina è un tema centrale per la competitività dell’IoT nel 2026. Mentre la Cina ha puntato con decisione sul mondo mobile e sul Narrowband IoT per la connettività a lunga distanza, il mercato nordamericano ha mostrato una propensione verso soluzioni “Wi-Fi only” e, più recentemente, verso l’integrazione tra intelligenza artificiale e tecnologia radio per recuperare terreno.

L’Europa possiede le competenze e gli asset necessari, ma soffre per la frammentazione e la dimensione ridotta delle sue aziende telco. Capone ha sottolineato la necessità di una direzione strategica chiara: «Serve anche una controparte di strategia industriale. Non bastano le istituzioni europee». La sfida non è solo tecnologica, ma riguarda la capacità di imporre una direzione in un mercato dove nuovi attori, come Nvidia, iniziano a entrare nel settore della tecnologia radio.

Infrastrutture intelligenti e gemelli digitali

Le Tower Company stanno evolvendo il proprio ruolo da semplici gestori di “ferro e cemento” a veri abilitatori tecnologici. Alessandro Prosdocimo, Commercial and Operations Management Director di Cellnex Italia, ha spiegato come la capillarità delle torri — 24.000 solo in Italia — sia fondamentale per ospitare antenne e gateway in modo agnostico rispetto alla tecnologia utilizzata.

Per ottimizzare la manutenzione e lo sviluppo, l’IoT nel 2026 vedrà un uso massiccio di droni per la creazione di gemelli digitali delle infrastrutture. Prosdocimo ha dichiarato: «stiamo creando il gemello digitale di tutte le 24.000 torri e le stiamo scansionando centimetro per centimetro». Oltre alla gestione interna, l’IoT abilita servizi pubblici essenziali, come il monitoraggio delle reti idriche tramite tecnologia LoRaWAN o la gestione della sicurezza e dei flussi di persone in luoghi ad alta densità come la Basilica di San Pietro.

Il “Primo Miglio” e la sfida della valorizzazione dei dati

Nonostante i progressi, la vera sfida per l’IoT nel 2026 rimane la capacità delle aziende di trarre valore reale dai dati raccolti. Giancarlo Barbieri, General Manager di IoTicontrollo, ha parlato del concetto di “primo miglio”, ovvero la capacità di connettere oggetti semplici e verticalizzare le soluzioni per rispondere a problemi concreti. Dalla gestione delle valvole standalone nelle cantine al controllo remoto delle gettoniere meccaniche, l’obiettivo è l’ottimizzazione operativa.

Barbieri ha evidenziato come la collaborazione sia l’unico modo per costruire sistemi complessi: «Per fare un sistema IoT devi avere dei partner, nessuna azienda al mondo può far da sola». La difficoltà attuale, che si spera di superare entro l’IoT nel 2026, risiede nella complessità di spiegare al cliente il vantaggio competitivo dell’AI applicata a dati che spesso sono ancora percepiti come basici. Molte aziende faticano a comprendere che la valorizzazione del dato può tradursi in risparmi immediati, come l’ottimizzazione dei giri di raccolta o la manutenzione preventiva.

Cybersecurity e responsabilità normativa

Infine, la crescita dell’IoT nel 2026 non può prescindere da una solida architettura di cybersecurity, specialmente per le infrastrutture critiche. Prosdocimo ha ribadito che, sebbene il core business delle TowerCo sia l’infrastruttura fisica, lo sviluppo di soluzioni dirette impone un adeguamento costante a normative come il Cyber Resilience Act.

Tuttavia, rimangono delle “zone grigie” normative che le aziende devono navigare. Barbieri ha sollevato il tema della proporzionalità del rischio: se per sensori destinati a ponti e viadotti la massima sicurezza è un obbligo morale e civile per non “inchiodare una Nazione”, per applicazioni più semplici la definizione dei livelli di rischio è ancora incerta. In questo scenario, essere proattivi e seguire l’evoluzione legale è l’unica strategia per far fronte ai possibili impatti futuri della cybersecurity su un ecosistema sempre più interconnesso.

FAQ: aiot

L’AIoT (Artificial Intelligence of Things) è la combinazione di tecnologie di intelligenza artificiale con l’infrastruttura dell’Internet of Things per ottenere operazioni IoT più efficienti, migliorare le interazioni uomo-macchina e potenziare la gestione e l’analisi dei dati. Questa integrazione permette di sfruttare gli algoritmi di machine learning dell’AI per migliorare i processi decisionali, mentre l’Internet of Things contribuisce con connettività, sensoristica e capacità di scambiare dati.

I benefici dell’AIoT sono molteplici: l’unione tra AI e IoT non rappresenta un semplice aggiornamento incrementale, ma detiene la chiave per sbloccare maggiori efficienze operative, migliorare l’esperienza del cliente e ottenere maggiori guadagni di produttività in diversi settori. L’AIoT consente di sviluppare nuovi prodotti più rapidamente e di ottimizzarli durante il loro ciclo di vita, ad esempio tramite aggiornamenti over-the-air o aggiungendo funzioni supplementari. Inoltre, permette una raccolta e analisi dati più efficiente, trasformando le informazioni in valore strategico per il business.

L’AIoT funziona attraverso un’integrazione sinergica tra IoT e AI. L’Internet of Things funge da sistema nervoso centrale, responsabile della raccolta dei dati e della trasmissione di queste informazioni attraverso la sua rete, mentre l’Intelligenza Artificiale agisce come il cervello che prende queste informazioni, le analizza e decide come rispondere. Il processo inizia con i dispositivi IoT che raccolgono dati, questi vengono poi archiviati in modo strutturato per essere elaborati ed analizzati mediante algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning, ampliando così le potenziali applicazioni dell’AIoT.

Uno degli esempi più ricorrenti in cui l’impiego dell’AIoT appare assai promettente è quello che si riferisce alla predictive maintenance, cioè alla manutenzione predittiva. Soprattutto nei contesti di Industry 4.0, l’IoT consente di accedere al monitoraggio in tempo reale di vari asset e impianti. L’AI associata all’IoT non solo innesca automaticamente le azioni appropriate da intraprendere per prevenire malfunzionamenti, ma garantisce che le ispezioni manuali vengano effettuate solo quando necessario. Questo approccio consente di identificare precocemente anomalie e anticipare i guasti alle attrezzature prima che causino fermi macchina, con un’indubbia riduzione in termini di spese per attrezzature e personale.

Nel ciclo di vita di un dispositivo AIoT si possono identificare 4 fasi principali. Nella prima fase, i dati forniti dai dispositivi connessi vengono utilizzati durante la ricerca e lo sviluppo per migliorare le applicazioni e rivedere o integrare le funzioni. Nella seconda fase, i prodotti connessi generano dati quando sono utilizzati dai clienti, contribuendo ad arricchirne le potenzialità. Nella terza fase, i dati raccolti durante l’utilizzo vengono archiviati in modo strutturato per essere elaborati ed analizzati in qualsiasi momento. Infine, mediante gli algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning si ampliano le potenziali applicazioni dell’AIoT.

Il mercato dell’AIoT sta crescendo rapidamente. Per quanto riguarda il mercato IoT, Statista prevede che nel 2024 toccherà a livello globale la cifra di 1.387 miliardi di dollari. Sul versante dell’Intelligenza Artificiale, l’AI Outlook 2024 realizzato dagli analisti di Moody’s sostiene che la spesa totale per i sistemi AI crescerà dai 76 miliardi di dollari del 2023 a 521 miliardi nel 2027. In Italia, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il mercato dell’AI nel 2023 ha segnato un +52%, raggiungendo un valore pari a 760 milioni di euro, con una quota significativa (29%) legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati.

La protezione dei dati in un sistema AIoT è fondamentale. Per evitare che gli utenti perdano il controllo su ciò che li riguarda, vanno adottate tecniche di protezione e di digital identity che garantiscano titolarità e sovranità sui propri dati. Questo è particolarmente importante considerando che i dispositivi connessi raccolgono continuamente informazioni che vengono poi archiviate ed elaborate. La sicurezza dei dati deve essere garantita attraverso l’implementazione di protocolli di crittografia, autenticazione robusta e controlli di accesso, assicurando che solo le persone autorizzate possano accedere alle informazioni sensibili raccolte dai dispositivi AIoT.

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