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Top Selection – Software defined storage

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Top Selection – Software defined storage

10 febbraio 2016

La continua ricerca di consolidamento e ottimizzazione dell’infrastruttura tecnologica; la crescente focalizzazione sulla Business Technology (BT), soprattutto in termini di affidabilità e disponibilità della tecnologia rispetto alle esigenze (e alle aspettative) di business; l’integrazione di modelli cloud nel portfolio tecnologico esistente (con la crescita di ambienti ibridi ed eterogenei); le strategie di semplificazione e automazione, che trovano nel software-defined data center (Sddc) la risposta principale. Sono questi i trend Ict che stanno oggi impattando a livello infrastrutturale i data center e, a livello organizzativo, i dipartimenti It. In questo White Paper che raggruppa alcuni degli articoli più significativi pubblicati su ZeroUno nel 2015 su queste tematiche, dopo un primo articolo che inquadra il concetto di Software Defined Data Center illustrandone i pilastri fondamentali, ci si focalizza sullo storage.
/nGli articoli, di scenario e che riportano la voce degli utenti, evidenziano come la modernizzazione dell’infrastruttura storage non risponda più alla semplice necessità di sostituire hardware e software obsoleto o potenziare il supporto di memorizzazione e archiviazione a soluzioni già esistenti, ma miri a rispondere alle necessità di applicazioni, architetture di delivery e business model innovativi. Si parla quindi ormai di Software Defined Storage, caratterizzato da tre elementi: un ambiente di storage virtualization che consente di far collaborare silos storage eterogenei; uno strato di Application Programming Interface (Api) provisioning in grado di facilitare l’automazione e il resources discovery; un livello di Storage Quality of Service (QoS), con strumenti per assicurare i livelli di performance richiesti, regolare i consumi di risorse di caching e di alte velocità, effettuare il chargeback.
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