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Virtualizzazione open source? Ancora un affare per pochi

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Analisi

Virtualizzazione open source? Ancora un affare per pochi

22 Lug 2013

di redazione TechTarget

Nonostante l’aumento della domanda e il rilascio di tecnologie “open” con nuove funzionalità avanzate, il mercato non sembra voler abbandonare gli hypervisor proprietari in favore di quelli aperti

La virtualizzazione open source è ancora una tecnologia di nicchia, nonostante l’aumento delle infrastrutture multi-hypervisor. Le ultime release di tecnologie di astrazione “aperte” sono state impacchettate all’interno di offerte dalle specifiche di livello decisamente alto, pur tuttavia non c’è ancora una chiara propensione, all’interno degli ambienti CED aziendali, ad abbandonare la tecnologia VmWare.

Si potrebbe pensare che due fattori combinati, ovvero nuove funzionalità avanzate e maggior domanda di tecnologie di astrazione, dovrebbero fornire una spinta importante all’aumento della quota di mercato delle soluzioni di virtualizzazione aperte, ma ciò non è ancora accaduto.

Tra i concorrenti di VMware, a beneficiare dell’aumento della domanda sembra essere, a oggi, solo la concorrente diretta (con una tecnologia anch’essa proprietaria) Microsoft. “La tendenza in atto premia Hyper-V – sostiene Josh Townsend, Virtualization Practice Manager di ClearPath Solutions Group -. Solo saltuariamente ci imbattiamo nella scelta della tecnologia Citrix per i desktop virtuali”.

Quest’anno, il 59,6% degli intervistati da TechTarget nell’ambito della sua Readers Choice Survey hanno identificato una qualche versione degli hypervisor di VMware come piattaforma di virtualizzazione principale per la propria azienda. Microsoft mantiene un solido secondo posto con il 20,3% delle preferenze, seguito da XenServer di Citrix, che ha da poco aderito alle fila dell’open source, con il 3,3%. Gli hypervisor KVM-based (Kernel Based Virtual Machine) non sono ancora riusciti a superare la soglia del 2% del mercato.

 

Migliorare le funzionalità di astrazione

I recenti sviluppi sembrano rovesciare la tendenza in atto. XenServer 6.2, rilasciato il mese scorso, include diverse funzionalità che eguagliano o superano quelle di VMware ESXi 5.1. Ancora più importante, per la prima volta, tutte queste caratteristiche sono disponibili gratuitamente (anche se le licenze di classe enterprise sono abbinate a un contributo).

All’inizio di questo mese, lo Xen Project, il consorzio della Linux Foundation che sovrintende i lavori sul miglioramento delle caratteristiche dell’hypervisor Xen, ha rilasciato la versione 4.3 della tecnologia open source. Quest’ultima versione aumenta il supporto della memoria fisica su host, che risulta più che triplicato, passando da 5 a 16 TB di RAM, e strizza l’occhio ai settori d’avanguardia, con l’anteprima del supporto ai server ARM e l’integrazione più agevole con gli switch virtuali (Open vSwitch).

La tendenza verso ambienti di virtualizzazione sempre più eterogenei è il risultato della progressiva diffusione degli hypervisor. In risposta, VMware e, in misura minore, di Microsoft, hanno cercato di spostare il focus della questione dalla virtualizzazione dei server verso tematiche di livello superiore come il cloud computing e il software-defined data center. “VMware è abbastanza consapevole che ci sono altri hypervisor – sostiene Alex Mittell, consulente di VMware -, ma il software-defined data center è in grado di comprenderli tutti”.

Ci sono anche indicazioni del fatto che il ritmo dell’innovazione nel segmento degli hypervisor stia rallentando. In passato, VMware ha rilasciato una nuova versione di vSphere ogni due anni, con un picco tra vSphere 4 (nel 2009), 4.1 (nel 2010), 5 (nel 2011) e 5.1 (nel 2012). Ma un rappresentante ufficiale, a proposito della release di quest’anno, ha parlato genericamente di “vSphere5.next” e alcuni dicono che si tratterà di vSphere 5.5.

redazione TechTarget