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Mainframe, lo stato dell’arte e il ‘sentiment’ degli utenti

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Mainframe, lo stato dell’arte e il ‘sentiment’ degli utenti

18 Mag 2010

di Paolo Lombardi

Malgrado le grandi difficoltà dell’economia che hanno colpito aziende e mondo finanziario, il 2009 è stato un anno che ha visto una buona crescita di risorse e potenza installata sui mainframe. Questa, in estrema sintesi, è la conclusione a cui giunge il ‘Mainframe Yearbook 2010’, un appuntamento annuale che la società Arcati (azienda britannica di consulenza nel campo dei grandi sistemi) dedica agli utenti della storica piattaforma, oggi commercialmente nota con il marchio Ibm ‘System z’. Una piattaforma sempre vitale, anche se comincia a segnare il passo nelle installazioni minori

Malgrado le grandi difficoltà dell’economia che hanno colpito aziende e mondo finanziario, il 2009 è stato un anno che ha visto una buona crescita di risorse e potenza installata sui mainframe. Questa, in estrema sintesi, è la conclusione a cui giunge il ‘Mainframe Yearbook 2010’, un appuntamento annuale che la società Arcati (azienda britannica di consulenza nel campo dei grandi sistemi) dedica agli utenti della storica piattaforma, oggi commercialmente nota con il marchio Ibm ‘System z’.
Questa crescita di potenza installata, certificata dai risultati dello studio, condotto sulla base di una survey tra 75 grandi utenti di mainframe in tutto il mondo, si biforca in due direzioni, differenti per intensità: la crescita è più marcata nei data center di maggiori dimensioni che non in quelli con installazioni di dimensioni più ridotte, particolarmente esposti all’appeal competitivo di altre piattaforme server.
È insomma nei mainframe di fascia più alta che molte tra le maggiori organizzazioni al mondo continuano a trovare una piattaforma efficiente nei costi, sicura e potente; d’altra parte sono proprio queste le organizzazioni che dispongono delle competenze e delle ‘good practice’ necessarie per supportare al meglio tanta potenza. Nei siti in cui sono presenti mainframe di fascia più bassa – soprattutto al di sotto dei 500 Mips installati – resta invece sempre aperta la possibilità di migrare le applicazioni ad altre piattaforme dove sono anche disponibili, su larga scala, professionalità e competenze.
In ogni caso, commenta Arcati, “il futuro degli utenti di mainframe sembra presentarsi sotto un segno positivo” visto che, stando ai risultati della survey, una discreta parte di questi utenti è impegnata su fronti avanzati, come l’integrazione delle applicazioni mainframe nei web service e nelle architetture ‘a servizi’ (Soa) delle aziende. Arcati sottolinea come dall’indagine emergano precise indicazioni sul fatto che, perché il mainframe possa continuare a crescere nel più ampio contesto It aziendale, occorre che i vertici aziendali e i Cio si rendano conto di quali sono i reali punti di forza di questa piattaforma e di come sia possibile integrarla al meglio con le altre risorse del sistema informativo aziendale.
 
Lo ‘Yearbook e il survey tra gli utenti
Ma veniamo ora a qualche informazione sul ‘Mainframe Yearbook’ e sui risultati della survey.
Da diversi anni Arcati monitora la comunità degli utenti mainframe di tutto il mondo e pubblica i risultati in uno ‘Yearbook’ che è ormai diventato una sorta di prodotto di culto per chi opera su questa piattaforma.
Lo Yearbook contiene alcuni materiali di approfondimento sui temi critici riguardanti la piattaforma System z (il system management, le reti aziendali ecc.) oltre ai risultati di una survey condotta su un campione di aziende utenti. Questa survey consente ad Arcati di tener traccia in modo continuativo della presenza di questa piattaforma nelle strategie e nei nuovi sviluppi delle aziende utenti, di monitorare i cambiamenti di fisionomia del mainframe sull’onda delle più recenti novità tecnologiche, l’andamento dei costi relativi a gestione e manutenzione; insomma una radiografia delle configurazioni hardware e software dell’installato, dei progetti e delle preoccupazioni degli utenti del ‘System z’.
Quest’anno la survey è stata condotta, tra novembre e dicembre 2009, tra 75 grandi utenti di System z in  tutto il mondo, scelti secondo criteri di rappresentatività geografica, industry di appartenenza e fascia dimensionale delle organizzazioni, oltre ad altri parametri riguardanti le caratteristiche dei sistemi (Mips installati, quantità di personale dedicato…) e delle applicazioni in esercizio. Di queste caratteristiche diamo conto nel riquadro a fianco relativo al campione di indagine, anche se già da alcuni dati, se confrontati con quelli degli anni precedenti, è possibile ricavare qualche tendenza significativa. Un esempio su tutti è quello che riguarda l’andamento altalenante nello split tra data center in house e data center di outsourcer tra le aziende campione interpellate nel corso degli anni. “La quantità di risposte che vengono da data center in house – scrivono i curatori dell’indagine – è stata nel 2009 del 76%. Nel 2006 era dell’85% l’anno successivo del 77%, nel 2008 dell’83%. Insomma una percentuale in continuo cambiamento che – secondo Arcati – se conferma il trend verso l’outsourcing, ne mostra anche un consolidamento su ritmi talmente lenti da indicare che le aziende non sembrano avere una particolare urgenza di scegliere l’opzione dell’outsourcing”.

Figura 1: Tendenza al cambiamento o mantenimento della piattaforma mainframe per le applicazioni legacy (fonte: Mainframe Ywarbook 2010, Arcati)

 

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Un parco utenti differenziato
Ed ecco di seguito qualche risultato di particolare interesse. Anticipando le conclusioni dell’indagine, abbiamo già accennato alla crescita di potenza installata e alle sue differenti dimensioni in funzione delle dimensioni dei siti (la crescita è maggiore dove ci sono più Mips installati). Sono dati che accentuano le caratteristiche variegate del parco utenti mainframe, su cui incidono alcuni fattori come le tensioni e le preoccupazioni riguardo a costi di manutenzione e sviluppo, alla disponibilità di skill e applicazioni, fattori che alimentano le pressioni competitive delle piattaforme alternative come Windows, Unix, Linux e As/400. A proposito di queste piattaforme, Arcati ha voluto confrontare la crescita di capacità (e quindi di utilizzo e di investimenti) del mainframe con quella delle altre piattaforme It presenti nelle organizzazioni del campione.
System z si è particolarmente concentrato (85% dei casi) su un tasso di crescita di capacità intorno al 25%, dove si attesta anche il 51% delle installazioni Windows, il 34% di quelle Unix e il 7% degli As/400.
Come negli anni precedenti, la survey ha anche monitorato il trend di integrazione del mainframe con i web services e le altre aree di nuovo sviluppo, per esempio quella delle Soa su cui, come noto, Ibm spinge in modo particolare. Praticamente in 6 siti su 10 il mainframe è parte delle strategie basate su web services, in crescita lieve ma continua rispetto ai dati degli ultimi due anni. Nel 31% dei casi su mainframe girano applicazioni Java (con un ulteriore 9% che ne ha già pianificato la prossima implementazione) mentre continua a crescere la presenza di Linux, come conferma il 39% del campione (era il 28% lo scorso anno).

Figura 2: Crescita della spesa destinata alla gestione delle tecnologie mainframe (fonte: Mainframe Ywarbook 2010, Arcati)

 

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Le applicazioni software e i costi
“Consolidare su mainframe il carico di lavoro di sistemi Linux distribuiti porta a considerevoli benefici in termini di costi e di gestione, e proprio per questo Linux su mainframe sta diventando una tecnologia mainstream” commenta Arcati, che passa poi ad analizzare il livello di integrazione nelle strategie web di alcuni dei più noti e diffusi software per mainframe come il Cics, i database Db2 e Ims (un database di vecchia generazione) e le grandi applicazioni come Sap e Siebel. Qui è il Cics, anche per la sua ‘unicità’ e la particolare diffusione nel mondo mainframe Ibm a essere al centro di una gran quantità di progetti di ‘webizzazione’ (68% del campione), seguito a breve distanza da Db2 e a maggior distanza da Ims. Molto ridotta è la percentuale di utenti che hanno abilitato al web le applicazioni Sap e Siebel, ma questo si spiega, secondo Arcati, con la relativa presenza su mainframe di queste applicazioni molto più diffuse su piattaforme server come Unix, Windows e System i (As/400)  
Resta da parlare dei costi. Consapevole delle difficoltà di affrontare un tema del genere senza cadere nel generico, Arcati si è limitata a misurare – e confrontare con le altre piattaforme server presenti nelle aziende del campione – la percentuale di costi assorbita dal mainframe in rapporto alla percentuale di dati enterprise custoditi sulla piattaforma. Senza addentrarci in un’analisi dettagliata dei risultati (vedi figure 2 e 3) ecco le conclusioni dei curatori dell’indagine: “In oltre la metà delle risposte si dichiara di usare il mainframe per gestire la gran parte dei dati corporate, mentre solo una risposta su quattro dichiara di spendere per il mainframe più di quanto non spenda per le altre piattaforme server distribuite. Questo – conclude Arcati – mostra quanto sia mal riposta la convinzione che il mainframe assorba una gran quantità di risorse finanziarie senza fornire un buon ritorno sugli investimenti”.

Figura 3: Spesa destinata alla piattaforma mainframe rapportata al suo utilizzo e alla spesa It in generale (fonte: Mainframe Ywarbook 2010, Arcati)

 

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Risposte aperte e commenti
Il questionario contiene una sezione finale aperta in cui gli utenti possono lasciare propri commenti o considerazioni. Tra quelli riportati da Arcati, al di là di “una maggioranza di realtà che dichiarano la propria soddisfazione piena riguardo a questa piattaforma” diversi commenti esprimono preoccupazioni sui costi, con una particolare accentuazione su quelli delle applicazioni più datate e allo scarso supporto fornito dalle terze parti. C’è anche qualche commento che si spinge a prefigurare la fine della piattaforma mainframe da qui a qualche anno. Secondo Arcati commenti di questo tipo (che a quanto pare non c’erano mai stati in precedenza) sembrano essere dovuti all’impatto della crisi economica. Altri utenti dichiarano il proprio scetticismo sul fatto che il mainframe possa essere la piattaforma ideale per i prossimi anni, vista “la generale mancanza di competenze di alto livello, i costi eccessivi e la difficoltà di supporto che si registra in molti casi”.

Il campione della ricerca
Sono 75 le organizzazioni in possesso di mainframe che hanno risposto all’ultima survey di Arcati; il 46% nel Nord America, 30% Europa, 14% Asia, 9% Medio Oriente  e Africa, 1% Sud America.
Il grosso delle organizzazioni della survey viene da banche (22%) e settore IT (21%) seguiti da compagnie di assicurazione (11%), del retail (11%), trasporti (7%) e PA (8%) mentre il rimanente 20% di risposte viene da un insieme di organizzazioni operanti nei settori di Sanità, utility, education, industria manifatturiera e telecomunicazioni. Un ulteriore item è quello delle dimensioni delle organizzazioni coinvolte. Il 42% ha oltre 10mila dipendenti nel mondo, mentre il 12% è dato da aziende con un numero di dipendenti che va dai 5 ai 10mila, il 19% dai 1001 ai 5mila, il 7% dai 201 ai 500 e il 16% ha un massimo di 200 dipendenti. Il 4% del campione non ha fornito informazioni sulle dimensioni  delle aziende di appartenenza. Per quanto riguarda le caratteristiche dei data center delle aziende presenti nell’indagine, meno della metà ha un installato inferiore ai 1000Mips (milioni di istruzioni per secondo), un 26% sta tra i 1000 e i 10mila e il 29% supera i 10mila Mips installati.

 

Paolo Lombardi

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