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Così sta cambiando il volto del networking

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Così sta cambiando il volto del networking

11 Giu 2013

di Riccardo Cervelli

Convergenza fra reti wireless e fisse, trasformazione delle infrastrutture in sistemi a elevata automazione grazie al software, virtualizzazione sempre più spinta a tutti i livelli. Sono questi alcuni dei trend che impongono un cambiamento nelle organizzazioni che si occupano di gestire i flussi di dati nei sistemi It enterprise.

Il networking ritorna protagonista dei giochi dell’It aziendale, allargando le proprie competenze e facendo ancora di più squadra con le altre specializzazioni dell’organizzazione Infrastructure and Operations (I&O) e con i responsabili del business. E questo avviene contestualmente a una trasformazione del modo di creare e gestire le infrastrutture It aziendali caratterizzato anche da cambiamenti nei rapporti con i fornitori esterni.
Sono alcune delle principali considerazioni che derivano dallo studio “Networking Predictions for 2013” di Forrester, che affronta l’evoluzione in corso nel mondo del networking aziendale, anche sulla scorta di numerose interviste effettuate a responsabili di I&O team e di sondaggi sottoposti a decisori di acquisto di hardware per le infrastrutture. Un insieme di cambiamenti innescati soprattutto dalla diffusione della virtualizzazione, del cloud, della mobility e sulle cui basi Forrester individua otto trend – o predizioni – che rimodelleranno nei prossimi anni le infrastrutture di rete enterprise.
Per un lungo periodo, durato fino a poco tempo fa, il networking non è stato oggettivamente la prima preoccupazione dei responsabili dell’It delle aziende. A determinare questo atteggiamento è stato il ritenere che le reti tutto sommato funzionassero e che, trattandosi dopotutto di apparati e cavi, bastassero solo dei semplici upgrade per adattarle alle nuove esigenze. In realtà, già da quando, circa una decina di anni fa, nelle imprese ha fatto capolino la virtualizzazione, le reti tradizionali hanno iniziato a mostrare delle lacune. Progettate per far dialogare architetture It a silos, le infrastrutture di rete si sono subito mostrate inadeguate a supportare in modo agile e automatizzato le migrazioni delle virtual machine (Vm) in un ambiente virtualizzato. Questo ha causato, fin dal primo momento, la nascita di due domini di networking separati: uno fisico, gestito dal personale che tradizionalmente si occupa di reti, e uno virtuale implementato e gestito dagli sviluppatori di applicazioni e dagli amministratori degli hypervisor.


Da infrastruttura a sistema
Oggi, sia la tendenza da parte dei dipartimenti It a creare private cloud (in cui la virtualizzazione è fondamentale), sia la necessità di convergenza delle infrastrutture cablate e wireless, resa ancora più impellente dal Byod, impongono al networking un’evoluzione dal punto di vista tecnologico e di gestione. Per Forrester si deve passare da una visione di “infrastruttura” a una di “sistema”, che richiede, per essere efficiente, standardizzazione e automazione. In questo contesto, cresce in modo esponenziale il ruolo svolto dal software, sia per permettere l’integrazione dei singoli componenti dell’infrastruttura (che, come avviene già oggi con le memorie Usb o le tastiere, essendo basati su standard, possono essere riconosciuti, testati e integrati senza intervento), sia per gestirli in maniera automatizzata e orchestrata al fine di fornire agli utenti le applicazioni giuste nel momento giusto.
Partendo da queste considerazioni, la prima predizione di Forrester riguarda il ricorso a soluzioni convergenti. Di questo tema si parla già da anni, ma fino a poco tempo fa le proposte immesse sul mercato si rivelavano, nella maggior parte dei casi, poco efficienti e difficili da gestire. Di conseguenza, i responsabili I&O hanno finito spesso per preferire, o tornare a utilizzare, componenti separati, ritenuti più maneggevoli e ricchi di funzionalità. Le soluzioni convergenti di nuova generazione, invece, sono in grado di mantenere le loro promesse di semplificazione e prestazioni, e, inoltre, vengono incontro a bisogni divenuti prioritari per le aziende. Un esempio su tutti è quello di poter gestire, con policy coerenti, gli accessi degli utenti alle applicazioni, sia che essi avvengano attraverso il network wired o tramite quello wireless. Le porte wireless, insomma, stanno diventando sempre più uno dei punti di accesso primari, e le policy per utente devono poter essere definite una sola volta per tutte le modalità di connessione possibili.


Benvenuto Network software engineer
Se il networking si trasforma da infrastruttura quasi “stupida” a sistema automatizzato, grazie a un uso sempre più massiccio di software, ecco che nei team I&O deve svilupparsi una figura di Network software engineer, come annuncia la seconda predizione di Forrester. Application programming interface (Api) e Software development kit (Sdk) aumentano nel bagaglio di strumenti dei professionisti di networking per integrare componenti quali router, switch e Wan optimizer e far sì che possano condividere le informazioni necessarie per l’orchestrazione. Per Forrester è ormai finita l’epoca delle configurazioni manuali dei singoli apparati attraverso le Cli (Command line interface). I network manager devono essere in grado di utilizzare linguaggi di programmazione di alto livello come C e C++, oltre che conoscere il Tcp/Ip e il modello Osi.
Gli esperti delle reti, continua Forrester con la terza prediction, devono ora affrontare uno scenario in cui le Wireless Lan (Wlan) non solo diventano una modalità di accesso primaria (e non un “nice-to-have”), ma devono supportare, oltre al Byod,  anche l’erogazione di applicazioni e servizi innovativi nell’ambito della vita quotidiana o di workflow in tempo reale di collaboratori, partner e clienti. Per questa ragione, il consiglio ai responsabili dei team di networking è di individuare fra i propri addetti persone che padroneggino e sfruttino tecnologie innovative e abbiano una mentalità “sociale”.
E i vendor? Secondo la quarta prediction di Forrester, le evoluzioni in corso sono tali da rimettere in discussione il panorama competitivo. Cisco, per esempio, continuerà sicuramente ad avere un ruolo importante, ma in questo momento emergono in modo significativo Huawey e Juniper. Quest’ultima infatti, vissuta finora come leader nel mercato campus [per campus network si intende una rete che interconnette differenti Lan all’interno di una determinatra area geografica ndr], sta acquisendo credibilità anche nei data center enterprise.
Il quinto trend vede sbiadire la controversia fra acquisti multivendor o da un unico fornitore, alla ricerca dell’offerta migliore o più economica, mentre cresce la tendenza a individuare “partner strategici”, che possano essere sia grandi hardware vendor sia system integrator. Entrambi hanno al proprio interno le specializzazioni necessarie per far parlare i diversi componenti infrastrutturali come in un sistema.


Virtualizzazione, IPv6 e Sdn
La sesta prediction tocca, ancora una volta, il tema della virtualizzazione. In futuro i professionisti del networking dovranno padroneggiare questo modello al punto da assumersi la responsabilità degli aspetti di virtual networking, che ora sono gestiti dagli amministratori degli hypervisor. E c’è un’altra tecnologia che, seppur non dall’oggi al domani, avanza e merita di essere oggetto della creazione di gruppi di lavoro all’interno degli staff I&O. Si tratta dell’IPv6, oggetto della settima predizione. Se in Europa o in Nord America gli Internet service provider dispongono ancora di sufficienti indirizzi IPv4 per rispondere alle necessità dei prossimi anni, in aree come Asia e America Latina molti Isp si trovano a dover utilizzare necessariamente l’IPv6. Chi vuole operare in quelle regioni dovrebbe iniziare a impadronirsi di questa nuova versione dell’Internet protocol e cominciare a utilizzarla, magari, nelle applicazioni che si affacciano sul web. Infine, Forrester analizza il tema dei Software defined network (Sdn), un approccio nella costruzione delle reti It che disaccoppia il controllo dei flussi dall’infrastruttura fisica, e siamo all’ottava prediction. A oggi si sono confrontati diversi modelli, alcuni sviluppati in ambito accademico, altri presso vendor. Alcuni sono di tipo proprietario, mentre altri – come OpenFlow – è uno standard aperto. Per gli Sdn, Forrester prevede un cammino di maturità simile a quello che si è verificato con il Network access control. Dopo un periodo di gestazione e di collaborazione, alla fine anche il Software defined network diventerà un approccio “mainstream”. Secondo Forrester, una volta che i professionisti del networking saranno diventati maestri nelle virtualizzazione, sarà per loro più facile affrontare anche l’Sdn.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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