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Non isolate i Big Data!

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Tendenze

Non isolate i Big Data!

04 Feb 2013

di redazione TechTarget

Il monito arriva da Gartner, che mette in guardia le aziende contro i rischi legati al trascurare altre tipologie rilevanti di informazioni, come quelle connesse ai dispositivi mobile, che potrebbero facilmente essere monetizzabili

Gartner mette in guardia contro il pericolo che corrono le organizzazioni che trattano i Big Data come una specie unica di dati. La società di analisi intravede anche un grosso rischio nel trascurare ciò che c’è di speciale nel mobile computing, in contrapposizione alla concezione tradizionale dei dati provenienti dai desktop, e intravede alcune concrete opportunità di monetizzare, ovvero convertire in “moneta sonante”, il valore dei propri dati.

L’analista di Gartner, Ted Friedman, consiglia alle organizzazioni: “Non persistete nell’implementare grandi silos di dati, ma rendete i dati parte integrante di una strategia globale di Business Intelligence“. 

In un comunicato stampa, gli analisti di Gartner puntualizzano: “Mentre le organizzazioni IT saranno intente, nel corso dei prossimi anni, a condurre esperimenti in particolare sui sistemi gestione dei database (DBMS – ndr) Hadoop-enabled, i fornitori di applicazioni faranno passi avanti su questo fronte, in particolare cercando di integrare funzionalità analitiche Hadoop-based all’interno delle applicazioni pacchettizzate. La tendenza è più evidente, già ora, con l’offerta di applicazioni pacchettizzate cloud-based“.

“In qualità di specialista di governance e Master Data Management – prosegue Friedman -, mi preoccupo per le organizzazioni che pensano che i Big Data siano una questione da gestire in separata sede rispetto al resto dei dati, perché non stanno andando a sfruttare le competenze accumulate nel corso degli anni in materia di governance della BI e della qualità dei dati. Questo è un rischio concreto, soprattutto a fronte del fatto che i budget IT stanno sempre più spesso uscendo dalla direzione del CIO, entrando nelle competenze dirette del direttore marketing”.

I Big Data impongono anche un mandato alle organizzazioni, che dovrebbero cercare di ottenere un miglior governo dei dati: “I dati relativi ai social media, per esempio, sono una buona palestra per esercitarsi sulle best practice afferenti ai diritti legali ed etici di utilizzo e trattamento delle informazioni personali – sostiene l’esperto -. Informazioni non strutturate, come ad esempio quelle relative ai social media, saranno le più difficili, ma anche le più gratificanti categorie di dati da gestire nell’ambito del grande universo dei Big Data”.

“La varietà dei dati è la variabile sicuramente più importante, seguita dal volume e dalla velocità di accesso. I casi d’uso delle informazioni di maggior impatto saranno quelli che combinano diverse tipologie di record, per le difficoltà legate alla capacità di dare un senso a questa massa di informazioni scollegate e capire come relazionarli con i a dati strutturati di tipo transazionale. Ma le organizzazioni, su questo fronte, sono ancora deboli, perché analisi del testo e dei contenuti sono aree ancora tutte da esplorare”.

 

Il mondo mobile

“Nella fretta di trasferire le loro applicazioni sui dispositivi mobili, i fornitori di BI si sono concentrati solo sulle modalità per adeguare le loro tradizionali piattaforme BI di tipo point-and-click e drag-and-drop alle interfacce touch-based tipiche di smartphone e tablet. Il re-engineering di quanto in funzione sul desktop è un approccio che non funziona, perché tutte le funzionalità analitiche di tipo voice-enabled vengono perse”, ammonisce l’analista.

 

Più valore alle informazioni

Gartner prevede che il 30% delle imprese sarà in grado di monetizzare direttamente il proprio patrimonio informativo già entro il 2016. I suoi analisti sostengono che le grandi organizzazioni copriranno i costi della gestione dei Big Data cercando di monetizzare, quindi di trasformare in valore economico concreto, le informazioni.

A fronte di questa tendenza, emergerà anche una nuova generazione di fornitori di informazioni, si dicono convinti gli esperti. “Siamo giunti alla seconda metà dell’era dell’informazione – conclude Friedman -. La prima è stata quella che ha consentito di sfruttare i dati per rendere le operazioni interne più efficaci ed efficienti. La seconda si caratterizza, invece, per la gestione dell’informazione alla stregua di una vera e propria strategia di business, al pari delle altre”.

redazione TechTarget

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