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Le nuove frontiere dell’APM… fuori dall’ambito It

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Le nuove frontiere dell’APM… fuori dall’ambito It

10 Mag 2010

di Nicoletta Boldrini

L’Application Performance Mangement sta diventando sempre più uno strumento di business; benché rimanga compito dell’It, l’analisi parte dalle performance dell’utente finale la cui “experience” diventa l’elemento attraverso il quale si delinea il governo applicativo. Massimo Zompetta (nella foto), Regional Director South EMEA per l’Italia e la Spagna di Compuware, spiega le nuove frontiere dell’Apm che esce dai confini del dipartimento It

Nonostante la congiuntura economica e le restrizioni sui budget e gli investimenti It, l’Application Performance Management (Apm) è una tematica che sta mantenendo le aspettative di crescita con tassi, a detta di tutti i principali analisti, tra i più elevati. Tuttavia, ci si attende un aumento più che altro nell’adozione di quelle soluzioni che offrono un approccio diverso alla gestione delle performance, non più per silos (legata al monitoraggio delle singole infrastrutture o a comparti aziendali), ma basati su una visione più globale che ha il fulcro sull’esperienza utente (End-User Experience – Eue).
“La tematica delle performance può essere affrontata da vari punti di vista e con approcci e scelte tecnologiche differenti”, esordisce Massimo Zompetta, che dallo scorso aprile ricopre il ruolo di Regional Director South Emea per l’Italia e la Spagna di Compuware (fino ad aprile è stato Country Manager per l’Italia dal 2005). “Noi abbiamo deciso di concentrare i nostri maggiori sforzi nell’ambito delle applicazioni (che rappresenta il core business aziendale con oltre la metà del fatturato generato proprio dalle soluzioni di Apm; le altre business unit si occupano di It Portfolio Management e soluzioni per mainframe – ndr), focalizzandoci sugli aspetti di governo e gestione delle performance e facendo dell’end-user experience il tassello fondamentale attraverso cui poter sfruttare l’Application Performance Management con una vista di business (tassello grazie al quale oggi Compuware detiene il 30% di market share nel mondo dell’end-user experience)”.
“L’acquisizione della end-user experience, cioè di tutto ciò che riguarda il comportamento dell’applicazione e le modalità con cui viene percepito tale andamento dall’utente finale – precisa Zompetta – è l’elemento cardine della nostra strategia d’offerta perché è quello che consente di passare da una visione verticale dei sistemi a una prospettiva orizzontale, più completa. Una vista che è quindi funzionale al business che non va a sostituire le altre misurazioni o le componenti di monitoraggio già presenti nei sistemi informativi ma le integra e le completa”.

Dall’ambito It alla vista di business
Ragionare a livello di utente finale, in sostanza, migliora la capacità di seguire una transazione dal primo step fino all’ultimo, cioè dall’utente finale che dà il via alla transazione sino al back-end che potrebbe essere un mainframe (passando magari da un web server, un application server, una rete, ecc.) e di capire quindi come si comporta l’applicazione lungo tutto il “percorso operativo” della transazione.
“Cambia in sostanza il modo con cui si approccia l’Application Performance Management guardando prima di tutto al servizio che l’It fornisce al business per poter essere operativo – spiega Zompetta -. Ed è un approccio concreto che non si basa su simulazioni o su analisi di scenari ipotetici e tanto meno sulla valutazione di dati o eventi “storici”. Parliamo di un sistema che offre un monitoraggio reale e full time dal punto di vista operativo, ossia intercetta il traffico che effettivamente transita nell’infrastruttura It e lo si analizza immediatamente sulla base di dati reali attraverso i quali è possibile capire qual è il comportamento applicativo. Da questi elementi è poi possibile andare a visionare, a livello di singole componenti, quali sono e dove sono i punti di criticità e valutare dunque le opportune aree di intervento”.
Qual è dunque il cambio di rotta? Semplice, si passa da una visione meramente It di controllo delle performance tecnologiche a una vista di business.
“Ciò che il nuovo approccio all’Application Performance Management garantisce – evidenzia Zompetta –  è una visione più diretta sul livello di servizio grazie al quale è dunque possibile fornire informazioni utili al business”.
Se consideriamo la performance di un’applicazione come un servizio It, ne comprendiamo subito la rilevanza diretta sulla catena produttiva dell’azienda. “Naturalmente ogni organizzazione valuta tale servizio a seconda di ciò che offre e dell’importanza che ha per il proprio business (l’apertura di un conto corrente per una Banca, per esempio, potrebbe essere facilitata e velocizzata da applicazioni web o servizi It specifici) – osserva il Regional Director di Compuware -. Ciò che diventa rilevante è la possibilità di abbinare l’andamento di tale servizio con l’infrastruttura sottostante, godendo perciò di una visibilità maggiore sugli impatti globali che un’applicazione può generare lungo tutta l’organizzazione e avendo così  la possibilità di intervenire con maggiore efficacia in caso di malfunzionamenti a livello di applicazioni”.

E dalla vista business, si agisce a livello It
Dal punto di vista dell’offerta, Compuware propone una soluzione chiamata Vantage il cui elemento differenziante è la fusione in un’unica vista di tutti gli aspetti che riguardano un servizio applicativo, una sorta di cruscotto che riunisce le rappresentazioni di alcune variabili critiche. La soluzione, cioè, garantisce all’It di comprendere in che modo ciascun livello tecnologico contribuisce nell’erogazione di un servizio aziendale, adottando velocemente azioni correttive da applicare alla comparsa dei problemi.
“La nostra forza – puntualizza Zompetta – risiede nella possibilità di garantire, attraverso un’unica soluzione, un monitoraggio continuo dell’end-user experience, un Application Performance Management e una gestione dei servizi aziendali. L’approccio “top-down” inizia con il monitoraggio e l’analisi dell’esperienza utente in modo da fornire informazioni ad impatto critico per la gestione dei servizi aziendali e per la soluzione dei problemi di prestazione delle applicazioni”.
Partendo dunque da un aspetto di business (vedere la vera qualità del servizio fornita all’utente finale) si passa poi all’intervento It vero e proprio: prioritizzazione (dare priorità agli eventi di risoluzione incidenti/problemi con informazioni quantificate sull’impatto aziendale); isolamento del gruppo di tecnologie responsabile di incidenti o problemi; risoluzione del problema tramite analisi approfondite.
“Con effetti di valore, poi, anche sulla comunicazione (migliore comunicazione tra It e business usando le informazioni relative all’azienda) e sulla qualità dei servizi anche usando best practice quali Itil e tecniche Six Sigma automatizzate che trovano dell’Apm un supporto importante”, precisa Zompetta.

Un occhio al mondo Sap
Uno sguardo particolare Compuware lo rivolge agli utenti delle applicazioni Sap. “Sono moltissime le società che hanno investito ingenti risorse in ambito Sap per l’automazione e l’ottimizzazione dei propri processi aziendali – spiega Zompetta -. Per riuscire ad avere dei ritorni sull’investimento in questi progetti, non solo è necessario prevedere attività di implementazione efficienti, ma bisogna fare uno sforzo altrettanto intenso per garantire prestazioni, disponibilità e utilizzo ottimali di tali sistemi”.
I team It devono monitorare proattivamente gli ambienti Sap in modalità end-to-end, per garantire che la disponibilità e le prestazioni siano ottimali, così da rispondere alle necessità dell’azienda. “Gli strumenti di monitoraggio tradizionali non forniscono di fatto informazioni sulle prestazioni e sulla disponibilità dal punto di vista dell’utente finale che, nel caso degli ambienti Sap, introdotti con l’obiettivo di automatizzare e ottimizzare i processi di business, diventa fondamentale”, puntualizza Zompetta.
“A nostro avviso, – conclude il top manager – l’investimento nelle soluzioni Sap produce realmente valore quando gli utenti finali riescono correttamente a svolgere il proprio lavoro. E ciò è possibile solo con una conoscenza approfondita delle prestazioni reali e della disponibilità effettiva di tutti i componenti dei vari livelli dell’applicazione Sap, così come del modo in cui essi influenzano la capacità degli utenti finali di svolgere le proprie attività”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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