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È boom per lo storage flash

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Ricerche

È boom per lo storage flash

11 Gen 2013

di Redazione Digital4

Un sondaggio di TechTarget segnala la presenza di dischi flash allo stato solido (SSD) in oltre la metà delle organizzazioni.

Lo storage flash è, oggi, utilizzato dalla maggior parte delle organizzazioni secondo un sondaggio pubblicato ieri da TechTarget. L’indagine rileva che il 53% degli intervistati ha implementato una qualche forma di storage a più livelli presso le proprie facility e, di questi, il 60% utilizzata soluzioni flash come sistemi SSD (Solid State Drive) di livello 0. Questa cifra è più che triplicata nel corso degli ultimi tre anni, passando dal 17% registrato nel 2009 alla quota attuale.

L’indagine ha anche chiesto, per la prima volta, alle organizzazioni dove hanno implementato lo storage SSD, una domanda piuttosto comune per i responsabili IT. Le scelte disponibili erano di integrare la memoria flash nel server in formato scheda PCIe, installarlo in un array all-flash discreto oppure incorporarlo in un array esistente o in un disco rotante appositamente costruito per array del tipo HDD/SSD (Hard Disk Drive/Solid State Drive).
La scelta più popolare tra gli intervistati è stata la seconda, con il 67% del campione che sostiene di aver introdotto un tier SSD insieme a un disco rotante.

Dato che il mercato degli array flash ibridi appositamente costruiti per queste funzionalità è ancora piuttosto immaturo, questo significa che probabilmente chi ha implementato queste tecnologie l’ha fatto installando il flash all’interno di array storage esistenti.

Questo, a sua volta, significa che probabilmente si tratta di una sorta di “misura tampone”. Esistono, in questi casi, alcuni indiscutibili vantaggi prestazionali, ma i benefici principali sono probabilmente limitati dal fatto che le attuali architetture backplane e controller storage non sono progettate per le velocità che caratterizzano lo storage flash.

Flash server based
La seconda opzione più seguita per l’implementazione delle tecnologie flash era quella vicino al server, citata dal 33% degli intervistati.
Il vantaggio di questo sistema è che il flash si trova vicino al server che richiede i dati piuttosto che all’altra estremità della rete di archiviazione. In alcuni casi, il flash può ridurre la latenza ulteriormente operando come memoria del server. Gli svantaggi sono che il flash server può diventare un vero e proprio silos all’interno di un server, il che solleva potenziali problemi di protezione dei dati, anche se questa situazione sta cambiando con lo sviluppo di nuovi modi per condividere i server flash.

Array all-flash
La terza opzione più seguita per un tier SSD è stata all’interno di un array all-flash dedicato, citato nel 20% dei casi. Questa è diventata una scelta significativa per gli utenti che vogliono prestazioni garantite dal loro storage flash, visto che i prodotti attualmente disponibili sono di tipo entry level, anche se è probabile che a breve abbia luogo un “scossone” tecnologico.

La maggior parte degli utenti attualmente utilizza le funzionalità di automazione dello storage su più livelli per spostare i dati tra i vari livelli. Più della metà (il 54%) degli intervistati, lo fa, ovvero più del doppio del numero di quelli che hanno ammesso di farlo nel corso di in un sondaggio simile realizzato nel 2011 sempre da TechTarget.

Il più comune tipo di unità disco rotante, secondo gli intervistati, è il 15.000 RPM (rotazioni al minuto) SAS (Serial Attached SCSI), citato dal 40% del campione, con i dischi da 15.000 RPM Fibre Channel che si piazzano al secondo posto, citati dal 20% degli intervistati.

Redazione Digital4

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