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Direttive UE: anche i data center devono adeguarsi

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Direttive UE: anche i data center devono adeguarsi

25 Lug 2013

di Nicoletta Boldrini

Le direttive europee e le normative internazionali stanno contribuendo a promuovere azioni e strategie aziendali verso l’efficienza energetica. L’ormai nota direttiva 20-20-20, che impone la riduzione dei gas serra, l’adozione delle fonti rinnovabili e la diminuzione dell’utilizzo dell’energia primaria, rappresenta un ‘cambio di rotta’ anche per l’Ict, in particolare per i consumi dei data center.

Con la crescente consapevolezza che le emissioni di gas serra da parte dell’uomo sono un fattore importante per il riscaldamento globale, le imprese, i governi e la società in generale si stanno da tempo muovendo per capire come affrontare le questioni ambientali e per adottare pratiche e strategie ecocompatibili. L’industria It non è da meno: era il 1992 quando la Environmental Protection Agency, l'agenzia americana per la protezione ambientale, creò il progetto Energy Star, un programma di etichettatura volontaria che fu progettato per promuovere e riconoscere l’efficienza energetica nei monitor, apparecchiature di controllo del clima e altre tecnologie. E fu proprio da quel progetto che si iniziò a parlare di ‘green computing’ e di come l’It avrebbe potuto (e dovuto) intervenire per ridurre i consumi energetici, a partire dai data center, e le emissioni nocive di gas serra.

Inoltre, diverse agenzie governative continuano a creare standard e regolamenti per incoraggiare la green It. Il programma Energy Star è stato rivisitato nell'ottobre 2006 per includere requisiti di efficienza più severi per le attrezzature informatiche, oltre a un sistema di graduatorie per i prodotti precedentemente approvati. La direttiva 2002/95/EC emanata dall'Unione Europea (RoHS), sulla riduzione delle sostanze pericolose, e la direttiva 2002/96/EC (Weee) sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche non solo imposero la sostituzione di metalli pesanti e ‘ritardanti di fiamma’ in tutte le apparecchiature elettroniche immesse sul mercato a partire dal 2006, ma assegnarono ai produttori la responsabilità per la raccolta e il riciclo dei vecchi apparecchi.

Oggi il percorso normativo e l’impegno dei Governi continua: la direttiva UE 20-20-20 sull’energia rinnovabile, per esempio, impone nuove regole per il controllo dei consumi energetici e fissa entro l’anno 2020 una serie di obiettivi energetici per i data center.

In particolare, la direttiva europea impone di:

1) ridurre le emissioni di gas serra almeno del 20% rispetto ai livelli medi globali registrati nel 1990;

2) rigenerare tramite fonti rinnovabili almeno un quinto dell’energia consumata;

3) ridurre del 20% l’uso di energia primaria.

E poiché i data center sono ‘parte in causa’ di questo percorso, la Commissione Europea, la quale prevede che in un prossimo futuro l’elettricità impiegata nei data center contribuirà in modo sostanziale al consumo energetico del più ampio comparto commerciale di tutta l’Unione Europea, ha redatto e diffuso un vero e proprio “Codice di Condotta volontario sull’efficienza energetica dei data center”.

Il codice è stato realizzato dal centro di ricerca JRC – Join Research Centre, Institute for Energy ed è un programma volontario che si avvale del contributo di esperti del settore e ricercatori, ma anche di vendor It, gestori di data center e Ict service provider mondiali. Non si tratta di una direttiva, quindi non introduce norme e policy obbligatorie, ma il documento può rappresentare una sorta di guida per intraprendere iniziative e apportare cambiamenti per migliorare l'efficienza delle infrastrutture data center e delle apparecchiature It (all’interno del codice vi è una parte dedicata all'implementazione delle best practice al fine di offrire agli operatori del settore l'opportunità di minimizzare gli sprechi di energia a tutti i livelli del data center).

La tecnologia consuma, ma è anche una risposta

Secondo vari studi europei e statunitensi, il trend della domanda di energia dei data center sarà in continua crescita fino a che non verranno adottate su larga scala soluzioni tecnologiche e di gestione più efficienti. Oggi il loro consumo a livello globale è pari all’1%, ma nei prossimi cinque anni i consumi dei data center e i relativi costi energetici raddoppieranno. Motivo per cui l’Unione Europea sta spingendo in modo particolare anche verso l’adozione di tecnologie con maggiore livello di efficienza e con gestione ottimizzata dell’hardware. Il progetto europeo incentrato sull'efficienza energetica dei data center, PrimeEnergyIT conclusosi nel 2012, ha dimostrato come diversi fattori analizzati all’interno della ricerca, tra i quali le scelte tecnologiche, consentano di arrivare a una risparmio energetico fino al 60-70%.

Il progetto, oltre a valutare tutte le tecnologie innovative sia in termini di informazione sia di struttura (il monitoraggio, i server, lo storage dei dati, le apparecchiature di rete, il raffreddamento e l’alimentazione elettrica nei data center e nelle sale server) riporta una serie di best practice utili anche per raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati dalla direttiva UE 20-20-20. In particolare, sul piano It, le via indicate sembrano essere quelle delle tecnologie per la riconfigurazione dell’impianto di raffreddamento (includendo anche il miglioramento dell’efficienza delle macchine), l’utilizzo del free cooling (sistema grazie al quale il data center si raffredda a costi bassissimi), la virtualizzazione, il consolidamento dei server e delle apparecchiature di rete e storage, oltre che ovviamente l’adozione di hardware più efficiente e performante.

Utile in questa direzione sarebbe anche l’avvio delle cosiddette ‘etichette di efficienza energetica’ anche per Pc, server e data center, come già avviene per gli apparecchi elettrodomestici che consentono agli utenti di comprendere il rapporto tra le prestazioni dell’apparecchio e il suo consumo energetico. Purtroppo i ‘tempi tecnici’ delle normative sono generalmente molto lunghi e le direttive europee non sempre vengono recepite al meglio dai Governi dei singoli stati membri (basti pensare che ancora oggi non tutti i produttori di elettrodomestici hanno completato l’iter che porta alla standardizzazione delle modalità produttive e dei livelli di consumo massimo permessi, quindi alla commercializzazione degli apparecchi con le nuove etichette energetiche, nonostante la direttiva europea risalga al 2005 e sia stata aggiornata nel 2009).

Tuttavia, dato che gli obiettivi 20-20-20 sono di portata internazionale e non coinvolgono solo l’Unione Europea, riteniamo che le pressioni mediatiche e le delicate relazioni internazionali ‘costringeranno’ il Parlamento Europeo a lavorare per stabilire nuovi standard di efficienza energetica anche per server, Pc e altri sistemi e dispositivi Ict.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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