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Data center in Italia tra intelligenza artificiale e supercalcolo



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L’Italia accelera per diventare un hub digitale europeo grazie a investimenti strategici, supercalcolo e infrastrutture sostenibili. Il Paese attira capitali esteri puntando su intelligenza artificiale, edge computing e una normativa semplificata per la crescita della filiera. L’analisi del mondo politico e delle imprese

Pubblicato il 23 gen 2026



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Il sistema produttivo globale sta attraversando una fase di trasformazione senza precedenti, dove la capacità di elaborazione dei dati è diventata il nuovo parametro della competitività economica. E l’Italia si propone non più come un mercato secondario, ma come un nodo centrale nella rete digitale del continente.

Durante il recente convegno “Dal rumore al valore: l’Italia come nuovo Data Center Hub europeo”, organizzato dall’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, i principali esponenti del Governo e i leader dell’industria hanno tracciato la rotta per il consolidamento dei data center in Italia.

L’infrastruttura digitale non è più vista come un semplice contenitore di server, ma come un asset strategico in grado di abilitare servizi avanzati, dalla medicina predittiva alla gestione delle smart city, garantendo al contempo la sovranità operativa e dei dati nazionale.

La strategia politica per attrarre investimenti in Italia

Il Governo italiano ha identificato nel settore dei data center un pilastro fondamentale per la crescita del PIL digitale. Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha sottolineato come l’esecutivo abbia elaborato una specifica «Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali esteri in data center».

Questa visione mira a creare un sistema autorizzativo più snello e “pieno di fiducia”, capace di bilanciare le performance tecnologiche con la tutela delle risorse naturali. L’Italia gode infatti di fondamentali solidi, come una rete di distribuzione energetica tra le più efficienti al mondo e una posizione geografica privilegiata per l’approdo dei cavi sottomarini per telecomunicazioni.

Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha confermato la portata di questo interesse economico: nell’ultimo anno e mezzo, il Ministero ha ricevuto richieste per oltre 20 miliardi di euro legate all’attivazione dell’articolo 13 del Decreto Legge Asset. Tale norma prevede un processo semplificato con la nomina di un Commissario Straordinario per gli investimenti di preminente interesse strategico nazionale, garantendo poteri sostitutivi in caso di ritardi amministrativi. Secondo Urso, l’obiettivo è trasformare i centri dati in «miniere di informazioni» che rigenerino i territori attraverso la creazione di posti di lavoro e la riqualificazione di siti industriali.

L’eccellenza del supercalcolo e la specializzazione tecnologica

Un elemento distintivo per lo sviluppo dei data center in Italia è rappresentato dalla leadership nel settore dell’High Performance Computing (HPC). Arnaud Ceol, Technical Project Manager di ICSC – Centro Nazionale HPC, Big Data e Quantum Computing – ha illustrato come le risorse nazionali stiano già generando un valore tangibile. Il sistema italiano vanta eccellenze come il supercomputer Leonardo al Cineca, stabilmente tra i dieci più potenti al mondo, e infrastrutture distribuite come quelle dell’INFN.

I numeri forniti da ICSC descrivono una potenza di calcolo imponente messa a disposizione degli utenti:

  • Oltre 250 milioni di core hour erogate.
  • 1.800 GPU core dedicati alle elaborazioni più complesse.
  • Uno storage complessivo superiore a 27 petabyte tra dischi e nastri.

Tuttavia, Ceol osserva che il futuro non richiede solo “più data center”, ma una profonda specializzazione dell’architettura. Si sta passando da strutture generaliste a centri dedicati, spesso con una forte componente di Intelligenza Artificiale per il monitoraggio della sicurezza, come il progetto GARR-T a Napoli.

L’evoluzione prevede un «continuum tra Edge, Cloud e HPC», dove i dati vengono processati in tempo reale alla periferia della rete (Edge), analizzati nel Cloud e utilizzati per il training di grandi modelli linguistici tramite il supercalcolo. In questo quadro si inserisce anche il computer quantistico Pasqal, che sarà integrato nelle infrastrutture nazionali nel corso di quest’anno.

La sfida operativa: flessibilità e costi delle materie prime

Nonostante le prospettive di crescita, il mercato dei data center in Italia deve affrontare sfide operative dettate dalla velocità dell’innovazione hardware. Giancarlo Giacomello, Head of Data Center Offering di Aruba, ha evidenziato il paradosso dei tempi di costruzione: «la velocità delle evoluzioni tecnologiche in ambito AI non è compatibile con i tempi di sviluppo di un data center». Una struttura progettata oggi rischia di diventare operativa quando le piattaforme tecnologiche di riferimento sono già cambiate.

La velocità delle evoluzioni tecnologiche in ambito AI non è compatibile con i tempi di sviluppo di un data center

Giancarlo Giacomello, Head of Data Center Offering di Aruba

Aruba risponde a questa incertezza puntando sulla massima flessibilità progettuale, pur notando che soluzioni avanzate come il raffreddamento liquido o armadi da 200 kW sono spesso ancora a uno stadio di annuncio più che di installazione diffusa. A preoccupare gli attori del mercato è anche l’instabilità dei prezzi dei componenti: Giacomello ha segnalato un aumento vertiginoso del costo delle RAM nelle ultime settimane, fattore che potrebbe limitare significativamente lo sviluppo del settore Cloud e AI. A questo si aggiunge un clima di incertezza sulle tempistiche di approvazione e sulla disponibilità energetica, che restano i principali fattori di rischio per gli investitori.

Sostenibilità ambientale e integrazione nel tessuto sociale

Il tema della sostenibilità è centrale nel dibattito sui data center in Italia, poiché si stima che entro il 2030 la richiesta di energia per queste infrastrutture aumenterà del 160% in Europa. Ruggero Slongo, COO di Retelit, ha citato proiezioni di Morgan Stanley che indicano una produzione potenziale di 2,5 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno a livello globale. Per mitigare questo impatto, Retelit ha adottato un Sustainability Management System basato sull’uso esclusivo di energia rinnovabile e sulla stipula di PPA (Power Purchase Agreement).

L’integrazione armoniosa dei centri dati nel territorio passa anche per il recupero del calore di scarto. Claudio Ricci, Head of Cloud & AI di TIM Enterprise, ha sottolineato come i data center debbano essere considerati impianti industriali funzionali alla generazione di valore. TIM ha attivato a Rozzano un sistema che immette il calore prodotto dai server nella rete di teleriscaldamento comunale, alimentando le case ALER con un risparmio stimato di 3.500 tonnellate di CO2 l’anno. Anche Retelit sta seguendo questa strada con nuovi siti in aree Brownfield (edifici industriali dismessi) a Corsico e accordi con A2A a Milano per lo scambio termico.

Verso l’edge computing e la sovranità digitale

L’espansione dei data center in Italia non riguarda solo i grandi campus tecnologici di Milano o Roma, ma si sposta verso la “periferia” della rete. Marco Zingales, Services Initiatives Business di Open Fiber, ha spiegato come l’Edge Data Center rappresenti l’evoluzione dell’infrastruttura in fibra ottica, portando le piattaforme di calcolo vicino a dove il dato nasce. Questo approccio permette di abbattere la latenza, abilitando servizi di Industria 4.0 e Smart City anche in aree geograficamente distanti dai nodi principali.

Open Fiber ha progettato un’architettura scalabile su tre livelli (nazionale, regionale e provinciale) per interconnettere la propria rete, che oggi raggiunge 15,5 milioni di unità immobiliari. Oltre ai benefici tecnici, il decentramento delle risorse di calcolo favorisce la sovranità del dato. Tuttavia, Claudio Ricci ha ammonito che la localizzazione fisica in Italia non è automaticamente sinonimo di sovranità operativa: è necessario analizzare con «senso critico e profondità» sotto quale ordinamento giuridico operano queste infrastrutture e quali servizi producono realmente.

In sintesi, l’Italia sta cercando di capitalizzare il vantaggio di arrivare “seconda” rispetto ai mercati saturi di Francoforte, Londra, Amsterdam e Parigi (FLAP), imparando dai loro errori e puntando su una crescita che sia tecnologicamente avanzata e ambientalmente responsabile.

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