Aboca, azienda italiana specializzata nella produzione di prodotti terapeutici per la salute, aveva anticipato molti processi oggi richiesti alle imprese dalla rendicontazione di sostenibilità. Nel 2019 aveva già sviluppato internamente una piattaforma ESG, quando per molte aziende il tema era ancora gestito con fogli di calcolo, raccolte destrutturate e responsabilità distribuite tra funzioni diverse. Quel vantaggio, però, con la crescita del perimetro aziendale è diventato anche un limite operativo: oltre 60 persone coinvolte nella raccolta dei dati, indicatori in aumento, cinque realtà del gruppo da coordinare e un modello custom che richiedeva l’intervento della funzione informatica per ogni evoluzione rilevante.
L’azienda ha quindi deciso di utilizzare la piattaforma proposta da MESA – società con 20 anni di storia che ha acquisto Overnet nel 2020 – abbracciando l’idea che la sostenibilità smette di essere solo rendicontazione e diventa governance del dato. Non basta raccogliere informazioni ambientali, sociali e di governance. Serve renderle confrontabili, aggiornabili, tracciabili e utilizzabili nelle decisioni, anche quando l’obbligo normativo cambia o si riduce.
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Il software ESG di Aboca dalla rendicontazione alla governance del dato
La Commissione europea definisce la rendicontazione di sostenibilità come l’obbligo, per le imprese sopra determinate soglie, di comunicare rischi, opportunità e impatti legati a fattori sociali e ambientali. Le prime società soggette alla Corporate Sustainability Reporting Directive applicano le nuove regole dall’esercizio 2024, con pubblicazione nel 2025, secondo gli European Sustainability Reporting Standards, sviluppati da EFRAG.
Il quadro si è però mosso rapidamente. Il pacchetto Omnibus del 2025 ha proposto di concentrare gli obblighi CSRD sulle imprese più grandi, con più di 1.000 dipendenti, e la direttiva “stop-the-clock” ha rinviato l’applicazione per le società che avrebbero dovuto rendicontare per la prima volta sugli esercizi 2025 o 2026. In Italia, il recepimento della CSRD è avvenuto con il D.lgs. 125/2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 settembre 2024 ed entrato in vigore il 25 settembre 2024.
Per le aziende, questo scenario non elimina la pressione sul dato ESG. Clienti, banche, investitori, filiere e stakeholder continuano a chiedere informazioni verificabili, anche quando la rendicontazione diventa volontaria o assume forme semplificate. EFRAG, ad esempio, ha sviluppato il Voluntary Standard for SMEs come framework volontario per imprese non quotate fuori dal perimetro CSRD, con l’obiettivo di rispondere alle richieste informative delle grandi aziende e del sistema finanziario.
Aboca e MESA: standardizzare il processo senza perdere specificità
Aboca non aveva bisogno di introdurre da zero la rendicontazione ESG, ma di industrializzare un processo già esistente. La piattaforma interna aveva accompagnato una prima fase pionieristica; con l’aumento di società, indicatori e utenti, il modello custom rischiava di rallentare l’evoluzione del sistema.
I criteri scelti da Aboca per il software ESG
La scelta di MESA si concentra su tre criteri che per Aboca non erano negoziabili:
- flessibilità di configurazione,
- integrazione degli standard GRI ed ESRS,
- scalabilità su più realtà aziendali.
«Venivamo da una piattaforma completamente personalizzata che avevamo costruito da zero – commenta Roberto Remedia, Impact and Sustainability Specialist, Aboca -.La sfida non era trovare un software: era trovare uno strumento che non ci facesse tornare indietro. MESA era l’unica soluzione che ci permetteva di mantenere il nostro approccio, evolvendo la nostra capacità.»
Nel caso Aboca, la complessità deriva dalla varietà del perimetro: retail, farmacie, ricerca e sviluppo, attività museali, editoria e allevamento generano informazioni con logiche operative differenti. Il problema diventa quindi rendere i dati omogenei senza cancellare le specificità dei processi.
Autonomia funzionale nel software ESG e nuovo ruolo dell’IT
Aboca ha scelto di non esternalizzare la gestione quotidiana della piattaforma e ha investito nella formazione interna, con l’affiancamento del team MESA. Dal progetto emerge un passaggio in 12 mesi dalla firma alla piena autonomia operativa, con gestione interna della piattaforma e aggiornamenti standard non più dipendenti dalla funzione informatica.
«Oggi gestiamo la piattaforma in completa autonomia – continua Remedia – .. Non dipendere più dall’IT per ogni piccola modifica ha cambiato il modo in cui lavoriamo: siamo più veloci, più reattivi, più padroni del processo.»
L’IT è stata quindi “liberata” da richieste configurative ricorrenti e si è concentrata su compiti di architettura, sicurezza, integrazione, qualità applicativa e governance complessiva. La funzione sostenibilità, invece, assume ownership sui dati che conosce meglio: indicatori, responsabilità, flussi di validazione, materialità e relazione con gli stakeholder.
Standard GRI, ESRS e doppia materialità nel progetto Aboca
In merito agli standard GRI ed ESRS, Aboca ha adottato strumenti come stakeholder engagement e doppia materialità. La doppia materialità, introdotta nel quadro ESRS, porta ad esempio l’impresa a valutare sia gli impatti dell’attività aziendale su ambiente e società, sia gli effetti finanziari dei temi di sostenibilità sull’organizzazione.
MESA dichiara per la propria piattaforma librerie normative GRI, ESRS e VSME, gestione della doppia materialità, carbon footprint, value chain, controlli sulla coerenza dei dati e tracciamento delle attività in ottica assurance.
Il prima e il dopo del reporting ESG
Il cambio di piattaforma ha prodotto un salto organizzativo misurabile soprattutto nella gestione quotidiana del dato.
| Area | Prima | Dopo |
| Raccolta dati | Piattaforma custom, con aggiornamenti legati alla funzione informatica | Raccolta strutturata e gestibile dal team ESG |
| Scalabilità | Estensione complessa a più realtà del gruppo | Applicazione su un perimetro multi-società |
| Governance | Dipendenza da interventi tecnici per modifiche e configurazioni | Autonomia operativa sulle configurazioni standard |
| Evoluzione | Roadmap rallentata dalle priorità tecniche | Adattamento più rapido di indicatori e processi |
| Qualità dell’analisi | Dati più difficili da aggregare e confrontare | Dati più leggibili in chiave trasversale |
| Compliance | Processo potenzialmente allineabile agli standard | Gestione sistematica, anche in logica volontaria |
| Comunicazione esterna | Claim più legati alla narrazione | Claim ancorati a dati tracciabili e verificabili |
Reporting volontario vs normative
Il passaggio più significativo del caso Aboca riguarda la continuità del percorso anche fuori da un obbligo diretto di rendicontazione CSRD.
Nel 2025 è cambiato il quadro normativo e Aboca non rientra più tra le aziende soggette agli obblighi della Corporate Sustainability Reporting Directive.
Eppure, decide di proseguire. «Quando ci hanno detto che non eravamo più obbligati, non ci siamo nemmeno fermati a discuterne. La CSRD ci ha dato metodo e rigore — e quello non ha scadenza. Non facciamo questo perché dobbiamo. Lo facciamo perché è il modo in cui Aboca guarda al futuro».
Del resto, il contesto italiano conferma che la convergenza tra digitale e sostenibilità è ancora incompleta. L’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, rileva che il 64% delle imprese italiane usa il digitale per raggiungere obiettivi ESG, ma solo il 42% si lascia guidare dalla sostenibilità nelle scelte tecnologiche; appena il 6% dispone di un profilo dedicato alla sinergia tra digitale e sostenibilità.
Il caso Aboca si colloca proprio in questa distanza: non usa la tecnologia come supporto occasionale alla sostenibilità, ma come infrastruttura di metodo. La differenza sta nella possibilità di trasformare un’informazione raccolta da una funzione aziendale in dato validabile, confrontabile e riutilizzabile.
Supply chain, AI e decisioni ESG
Le prossime evoluzioni indicate nel progetto riguardano l’ampliamento dello scoping ad altre società del gruppo, un uso più maturo della doppia materialità come strumento decisionale, il presidio della supply chain e l’apertura a sviluppi tecnologici basati anche sull’AI. Sono direttrici coerenti con l’evoluzione del reporting ESG: la domanda di dati si sposta progressivamente dalla fotografia interna alla catena del valore, dove fonti, responsabilità e qualità informativa diventano più difficili da governare.
L’AI può entrare in questo percorso come supporto all’analisi, al benchmarking e all’automazione di alcune attività, ma il prerequisito resta la qualità del dato. Senza tassonomie coerenti, workflow di validazione e fonti tracciabili, l’automazione amplifica l’incertezza invece di ridurla.












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