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Search experience: Microsoft Bing. A 6 mesi dal lancio i primi risultati della sfida a Google

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Search experience: Microsoft Bing. A 6 mesi dal lancio i primi risultati della sfida a Google

23 Dic 2009

di Rinaldo Marcandalli

Lanciato il 3 giugno, il motore di ricerca targato Microsoft ha raggiunto, dopo soli 3 mesi, il 10% di share nei motori di ricerca in Usa. Ma il 65% di market share di Google è duro da erodere.

Perché Microsoft ha scelto il nome Bing  per il “rimpiazzo” di Live search? Perché facile da ricordare e da pronunciare? Perché corto? Perché è un acronimo che deriva dalla frase “But is not Google”? Domande oziose. È  invece interessante capire come Bing, lanciato il 3 giugno 2009, compie l’impresa di raggiungere in tre mesi il 10% di share nei motori di ricerca in Usa (dati comScore, Settembre 2009) e quale ruolo ha giocato o può giocare Bing nell’accordo anti Google tra Microsoft e Yahoo!  Ecco le questioni interessanti che aleggiano, la prima più oggettiva e funzionale, già a nostro avviso indirizzata da ricerche Forrester e Gartner, la seconda più soggetta a scuole di pensiero e sfuggente, presso stampa specializzata Usa come Pc-week o Wired o lo stesso Wall Street Journal. Proviamo a tirare le somme a sei mesi dal lancio.
Shar VanBoskirk, VP, Principal Analyst di Forrester scrive che Bing in effetti innova il “search game” introducendovi un nuovo modo, centrato sull’utente, di cercare e restituire risultati rilevanti: il cosiddetto Concierge Approach of selling (e nel caso di un motore di ricerca “of searching”). L’approccio riconosce che sommergere di informazione il cliente non serve, serve invece il modello “portiere d’albergo” che lo aiuta nelle scelte, con utili “dritte” (suggerimenti e strumenti basati su sue conoscenze dei desideri di clienti precedenti). Così Bing trova, filtra e organizza contenuti che si sono dimostrati rilevanti per i precedenti ricercatori e rinfresca le opzioni a ogni click.
Forrester ritiene che questa miglior “search experience” risveglierà nuove esigenze di ottimizzazioni del motore di ricerca (conia l’acronimo Seo, search experience optimization). Gli altri motori si accoderanno coi prossimi rilasci 2010, con effetti a cascata di: maggior sofisticazione nelle ricerca, maggiori costi, aumenti dei prezzi della pubblicità.  Fra Google e Yahoo!, il più vulnerabile all’avanzata di Bing sarebbe proprio Yahoo!, perché ha funzionalità più vicine a Bing (sottocategorie sotto le parole chiave, opinioni degli utenti), ma già non riesce a “trattenere” il 42% dei consumatori (il 42% ce che l’ha in home page, ma poi fa ricerca  con Google). E Yahoo! non si può permettere di investire 80 milioni di dollari sul marketing di Bing, come Microsoft.
C’è un particolare però: il giudizio di Forrester sulla vulnerabilità di Yahoo! è al momento dell’annuncio di Bing. Siamo al 1° giugno.

Effetto Bing sull’accordo con Yahoo!
È del 29 luglio invece l’accordo anti Google fra Microsoft e Yahoo!, a due mesi dall’annuncio di Bing. È un accordo di collaborazione (decennale) che non prevede di fondere i relativi business pubblicitari: Bing diventa l’esclusivo motore di ricerca, pagando per la ricerca nei siti Yahoo!; mentre Yahoo! vende la pubblicità sul search di Bing per entrambe le compagnie e vede così aumentare le entrate di 500 milioni di dollari e le spese ridursi di 200 milioni di dollari l’anno. In particolare Wired, facendo leva sulle dichiarazioni di Steve Ballmer che  “l’accordo dà a Bing la scala necessaria per attrarre più utenti e investimenti pubblicitari”, ne deduce che l’espansione di Bing avverrà sostanzialmente occupando il posto lasciatogli dal motore di ricerca Yahoo!: pur portatore dell’indubbio nuovo valore di “motore decisionale”, è senza sforzo che Bing si “assicura” il market share di entrambi.
Ma la sfida è bilanciare Google, ricorda il Wall Street Journal, che cita Carol Bartz, Ceo di Yahoo, il cui punto di vista è che l’accordo serve “soprattutto per aumentare la capacità di scala degli annunci pubblicitari”. Mettendo insieme le due facce della stessa medaglia, possiamo concludere che è la capacità di scala della macchina (Bing + “ad” pubblicitari Yahoo!) che conta: 10% di Microsoft + (quasi) 20% di search di Yahoo non fa la metà del 65% in mano a Google (sempre dati comScore 9/2009).

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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