La modernizzazione SAP è ormai un tema ineludibile per i CIO di tutto il mondo, ma tra l’intenzione di aggiornare l’ERP e la capacità di trasformarlo davvero c’è ancora un divario significativo. È quanto emerge dal Seidor Report: la modernizzazione dell’ERP SAP 2026, presentato al Forum Ausape dalla società di consulenza tecnologica Seidor.
Il dato immediato è che il 94% delle aziende utenti SAP prevede di modernizzare il proprio ERP nei prossimi anni. Ma solo il 15% aspira a una trasformazione strategica capace di ridisegnare i processi sulla base di dati e intelligenza artificiale.
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Il report Seidor sulla modernizzazione SAP: metodologia e principali evidenze
Lo studio nasce per capire come le aziende utenti SAP stiano affrontando la fase di aggiornamento tecnologico e quale livello di ambizione accompagni questi progetti.
Il campione è composto da 360 CIO di grandi aziende, con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro, distribuite in nove Paesi tra Europa e Americhe.
Dal report emerge che molte aziende modernizzano SAP puntando ufficialmente su innovazione, analytics, dati e IA, ma la maggior parte dei progetti si concentra ancora sulla migrazione tecnologica, sulla continuità operativa e sul cambio di piattaforma.
Tre livelli di modernizzazione SAP: migrazione, semplificazione, reinvenzione
Per interpretare questo divario, Seidor propone un modello a tre livelli, utile a distinguere la semplice continuità tecnologica da una trasformazione più profonda del modello operativo.
Migrazione ed evoluzione tecnica
Il primo livello è la migrazione o evoluzione tecnica, orientata ad aggiornare la piattaforma, assicurare la continuità operativa, avanzare verso modelli cloud e rispondere al calendario di manutenzione dell’ecosistema SAP.
È il livello più diffuso, tanto da rendere la modernizzazione SAP praticamente universale: secondo il report vi si colloca il 94% delle aziende.
Semplificazione e clean core
Il secondo livello è la semplificazione, che consiste nel ridurre gli sviluppi su misura accumulati nel tempo, riportare i processi allo standard e avanzare verso un modello di clean core, in cui le estensioni vengono gestite fuori dal nucleo dell’ERP.
Solo il 23% delle aziende, secondo il report, incorpora oggi una semplificazione effettiva.
Reinvenzione dei processi con l’AI
Il terzo livello è la reinvenzione, che implica ridisegnare i processi sulla base di dati puliti e intelligenza artificiale, affinché l’ERP smetta di agire soltanto come sistema di registrazione e diventi una piattaforma capace di supportare le decisioni, anticipare scenari e attivare nuove capacità di business.
A questo livello arriva appena il 15% delle aziende intervistate.
Intelligenza artificiale e modernizzazione SAP: ambizione più alta della realtà
L’intelligenza artificiale emerge come uno dei principali motori dichiarati della modernizzazione SAP, ma la sua adozione reale racconta una storia diversa.
Il rischio di un’AI solo “di superficie”
Il 46% delle aziende cita analytics, dati e IA tra le motivazioni per evolvere l’ERP. Tuttavia, lo studio mostra che il 72% concepisce ancora l’intelligenza artificiale come uno strato di automazione o produttività sopra i processi esistenti, anziché come leva di ridisegno.
Per Seidor, questo approccio può generare efficienza, ma difficilmente trasformerà il modello operativo se non sarà accompagnato da semplificazione, qualità del dato e ridisegno dei processi.
Molte organizzazioni, avverte lo studio, rischiano di investire in capacità di IA senza aver prima risolto i fattori che ne limitano l’impatto reale: debito tecnico, eccesso di personalizzazioni, processi poco standardizzati e dati non sufficientemente preparati.
Come ha dichiarato Javier Navarro, Global SAP Leader di Seidor, «il comitato di direzione può approvare una modernizzazione pensando a innovazione, dati e intelligenza artificiale e ricevere, due anni dopo, un sistema tecnicamente aggiornato, ma con gli stessi processi di prima. Per evitare questo divario, la decisione chiave non è solo quale piattaforma scegliere, ma quale livello di trasformazione si vuole raggiungere».
Debito tecnico: il vero ostacolo alla modernizzazione SAP
Il report individua nella complessità accumulata nel tempo uno dei principali freni a una modernizzazione SAP di maggior valore.
Il 71% delle aziende riconosce che gli sviluppi su misura e il debito tecnico ostacolano l’evoluzione di SAP in modo moderato o intenso.
Un dato ancora più significativo riguarda la disponibilità al cambiamento: nove aziende su dieci accetterebbero processi più standard in cambio di un sistema più evolutivo.
Per Seidor, questo dato conferma che la semplificazione sarà uno dei temi principali per i CIO nei prossimi anni.
Non si tratta solo di migrare a una nuova versione o a un nuovo modello di deployment, ma di decidere quali processi devono essere mantenuti, quali devono tornare allo standard e quali capacità devono essere costruite attorno al core per acquisire flessibilità.
Una decisione che non è puramente tecnica, ma coinvolge processi, aree di business, governance del dato, architettura e modello operativo, e che per questo dovrà vedere sempre più coinvolti profili di business, finanza, operation, tecnologia e direzione generale.
Dalla continuità tecnologica alla trasformazione strategica
Lo studio identifica due grandi finestre temporali che scandiranno il percorso di modernizzazione SAP nei prossimi anni.
La prima finestra, tra il 2026 e il 2028, sarà dominata da progetti di migrazione ed evoluzione tecnica, in gran parte condizionati dal calendario di manutenzione di SAP ECC e dalla necessità di assicurare continuità tecnologica.
La seconda, tra il 2028 e il 2032, sarà più legata alla semplificazione avanzata, alla reinvenzione dei processi e a un’incorporazione più profonda dell’intelligenza artificiale nella gestione aziendale.
Per Seidor, le aziende che sfrutteranno la prima finestra per semplificare il proprio core e ordinare i dati arriveranno alla seconda con una capacità di trasformazione molto più concreta. Come ha sottolineato Navarro: «Ci sono aziende che utilizzeranno questa prima fase per risolvere la continuità tecnologica. Altre, inoltre, la sfrutteranno per preparare il proprio ERP al prossimo decennio. Questa è la differenza tra una migrazione necessaria e una modernizzazione strategica».
Da ERP a ecosistema, il nuovo ruolo dei partner tecnologici
Il report riflette anche un cambiamento più ampio nel modo in cui le aziende prendono decisioni sull’ERP.
Nelle trasformazioni più profonde, le aziende non valutano più SAP come un blocco unico, ma come un’architettura a strati che comprende core, cloud, dati, intelligenza artificiale, integrazione e processi specifici.
SAP mantiene una posizione centrale come sistema di registrazione e piattaforma transazionale, ma la domanda chiave, secondo Seidor, non è più «Con quale ERP proseguo?», bensì «Come trasformo il mio core SAP in una piattaforma più semplice, connessa e intelligente?».
In questo scenario cambia anche il ruolo del partner tecnologico, chiamato ad accompagnare le aziende non solo nell’esecuzione delle migrazioni, ma nella definizione del livello di ambizione, nella prioritizzazione dei processi, nella riduzione del debito tecnico e nella costruzione di roadmap realistiche verso modelli di gestione più automatizzati e intelligenti.
Come ha concluso Navarro: «Non si tratta più solo di eseguire una migrazione, ma di aiutare ogni azienda a decidere fin dove vuole arrivare e con quale roadmap. La modernizzazione di SAP non inizia migrando. Inizia decidendo se il progetto si limiterà alla continuità tecnologica, incorporerà la semplificazione o aspirerà a una reale reinvenzione del modello operativo».











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