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L’Open Source in casa Microsoft

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L’Open Source in casa Microsoft

13 Ott 2009

di Rinaldo Marcandalli

Due modelli di sviluppo (e prima ancora di business e di cultura) quanto mai antitetici per nascita, sono ora in marcia di avvicinamento, spinti dal mercato. Parliamo del software proprietario e di quello che nasce nelle community “devote” all’open source. E Microsoft non si fa sfuggire l’occasione di parlare alle community e alle cosiddette open source company. Vediamo come e perché

MILANO – Abbiamo l’occasione di fare il punto sull’Open Source con  Microsoft (www.microsoft.com) incontrando Hank Janssen, Microsoft Os Technology Centre Director, e PierPaolo Boccadamo, Platform Strategy Director, Business Marketing Organization, che lo affianca nell’evangelizzare il “pragmatico”  punto d’equilibrio fra software proprietario Microsoft e l’Open Source delle Community. L’approccio cooperativo di Microsoft con le Open Community fa leva su significativi investimenti per attrarre verso le sue fortezze proprietarie (Windows, Office e Hyper-V in testa) “chiunque si consideri una Open Source company”, facendo in modo che proprio nell’ambiente Microsoft (cioè da Partner) la “Open Source company” trovi la scelta migliore per il proprio successo.  
“Per vent’anni, ho passato la maggioranza del tempo a lavorare su Unix, Linux e altro software open (ad esempio disegnando database distribuiti)”, dice Janssen. “Sono culturalmente uomo di Community e tre anni fa Microsoft mi ha proposto di guidare un Open Source Technology Centre”.  “Il mio compito – prosegue Janssen – è riuscire a trasformare punti deboli in punti di forza con l’idea di portare la piattaforma Windows ad essere “la migliore per gli sviluppatori Open Source”.  E per entrare in dettaglio e fare alcuni esempi di sviluppi Open Source in Microsoft, Janssen ricorda che: “Alla O’Reilly Open Source Convention di luglio abbiamo rilasciato alla Comunità Linux 20.000 linee di codice kernel, che consentono la virtualizzazione di “qualsiasi” versione del sistema operativo Linux su Hyper-V Server 2008”. Anche se il “qualsiasi” va qualificato: una stima che per difetto conta oltre 360 distribuzioni di Linux comprendendo il National Language Support, e nei regression test ci siamo concentrati sulle distribuzioni Enterprise, versioni correnti di Suse (per Novell) e di RedHat”.  
“C’è poi l’appoggio dei team Sql Server e Hypertext preProcessor (Php) su Windows, che hanno rilasciato codice Open Source (sempre prima alla Comunità Php per abilitarla a contribuire), consentendo l’integrazione rapida e sicura di Php con Windows e Sql Server”, precisa il manager di Microsoft. 
Dunque Microsoft compete con l’Os integrando il software commerciale con suo software Os e punta all’interoperabilità che fa leva sull’Open Standard. Un passo avanti pragmatico e fondamentale, ma pur sempre solo tecnico. Come modello di business, competerà mai Microsoft con Oracle/Sun e Ibm per servizi su soluzioni Open Source? Produrrà mai General Public License?  A rispondere è Boccadamo (nella foto): “Posso dire che evolve anche il nostro modello di business, con un peso sempre maggiore dei servizi rispetto alla vendita di licenze: ma attenzione, non parliamo di Saas (tra i cui servizi offerti rientra la manutenzione di software Os) bensì di Software ‘plus’ service dove l’accento sta nella sinergia fra software e servizio piuttosto che nella delivery di software come servizio”. Tradotto, Microsoft prevede di aumentare le proprie entrate facendo leva anche su altre possibilità offerte dal Web business: Boccadamo ricorda l’obiettivo che  25% del fatturato nel giro di tre anni derivi da servizi pubblicitari. Tornando al discorso Os, il manager italiano sottolinea comunque che “interoperabilità e sviluppo Open Source non sono strategie così lontane tra loro: da ben prima che si diffondesse l’Os collaboriamo con varie Comunità di sviluppatori. Più che l’Open Source è l’interoperabilità a essere cruciale, la compliance agli Open Standard (che, per esempio, consente alle aziende di non dover investire in skill paralleli in ambienti diversi) e non c’è team Microsoft che oggi non lavori sulla loro base. Tutta l’interoperabilità di Ms Office, per esempio, si fonda su OpenXml, ormai standard Iso, e Odf (Open document format per applicazioni Office di Oasis)” conclude Boccadamo.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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