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Il consumo del software

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Il consumo del software

22 Mar 2010

di Giampiero Carli Ballola

Nell’elencare i fattori sui quali agire per ridurre il consumo energetico di un centro dati, il software non è una voce che venga subito alla mente. E si capisce perché: gestire i dati e far girare le applicazioni è lo scopo stesso dell’Edp e non si può pensare di ridurre il ricorso ai servizi It per risparmiare energia.

Nell’elencare i fattori sui quali agire per ridurre il consumo energetico di un centro dati, il software non è una voce che venga subito alla mente. E si capisce perché: gestire i dati e far girare le applicazioni è lo scopo stesso dell’Edp. Non si può pensare di ridurre il ricorso ai servizi It per risparmiare energia. Ma come, con una metafora automobilistica, a parità di ogni altro fattore il carburante necessario per un certo viaggio cambia a seconda della strada scelta, così, a parità di infrastruttura e di servizi richiesti, il carico di lavoro, e quindi il consumo, cambia, e di parecchio, a seconda dei Dbms e degli applicativi coinvolti. Il Politecnico di Milano ha svolto delle analisi in proposito misurando il consumo energetico di una stessa piattaforma (hardware+sistema operativo) a fronte di una stessa operazione sugli stessi dati (per dire: ordinare per Cap un’anagrafica di 5 mila voci), ma svolta tramite diversi Dbms, rilevando forti differenze. Analisi analoghe sono state fatte per pacchetti Erp e Crm, rilevando anche in questi casi differenze sensibili. “Database che fanno la stessa cosa ma sono scritti in modo diverso impattano sul consumo complessivo del server fino a circa il 40%”, afferma Eugenio Capra, professore di Sistemi Informativi presso il Politecnico di Milano. Che fare, allora?
Due sono le raccomandazioni che si possono dare in proposito: una è quella di valutare se la scelta di un Dbms molto potente (più prestazioni = più consumo) sia davvero necessaria alle applicazioni aziendali. Avere risposte istantanee a query complesse è un’ottima cosa, ma costa. Se è il caso, si può valutare, come già fanno alcune realtà, di dedicare un Dbms performante solo ai servizi che ne hanno bisogno. Un’applicazione di business analytics che risponde in tempo reale o quasi dà vantaggio al business, una di contabilità, no. La seconda raccomandazione è quella di adottare, se possibile, applicativi di generazione recente. Purtroppo molte realtà (banche soprattutto) sono legate ad applicazioni vecchie e soggette a continua manutenzione, con aggiunta di istruzioni che impattano sul carico di lavoro dei server. Bisogna che il Cio consideri che tali interventi non pesano (e sappiamo quanto) solo sul budget It, ma anche sul consumo energetico, con costi che come si è visto non sono affatto trascurabili, e faccia le valutazioni del caso.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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