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Cyberattacchi in Italia, quasi uno su cinque colpisce il manifatturiero


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Nel primo semestre 2026 Clusit ha rilevato 45 episodi andati a segno nel comparto. Il ransomware compare nell’89% dei casi e gli eventi ad alto impatto restano al 91%. Bechelli, membro del comitato direttivo: «Il settore è un obiettivo sistematico per il cybercrime»

Pubblicato il 29 set 2026



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Punti chiave

  • Italia H1 2026: 45 incidenti nel manifatturiero, 18,4% del totale nazionale (era 12,4% nel 2025); dati da Clusit.
  • Nel mondo 267 incidenti nel semestre (5,4% del totale), crescita rispetto al 2018; oltre il 98% attribuito a cybercrime; Europa 37%.
  • In Italia aumenta il ransomware (76%→89%), collegato a NIS2; gli incidenti Critical scendono dal 13% al 7%, ma il 91% resta ad alta gravità.
Riassunto generato con AI


Nei primi sei mesi del 2026, 45 incidenti informatici andati a segno in Italia hanno colpito il settore manifatturiero. Rappresentano il 18,4% del totale nazionale rilevato nel periodo, mentre nell’intero 2025 la quota del comparto era stata del 12,4%. È il quadro presentato da Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, durante il Security Summit OT di Milano e raccolto nel Rapporto Clusit Manufacturing H1 2026.

I dati italiani si inseriscono in una serie che mostra la crescita degli attacchi al comparto anche su scala mondiale. Nel 2025, tuttavia, l’aumento del numero di incidenti registrato in Italia era stato più contenuto di quello globale: +8,6% contro +69,5%. Per leggere l’evoluzione del fenomeno occorre quindi tenere distinti il numero degli episodi e il peso che il settore assume sul totale degli incidenti censiti.

Il quadro mondiale e la distribuzione geografica

Nel primo semestre 2026 Clusit ha rilevato 267 incidenti noti ai danni del manufacturing nel mondo, pari al 5,4% di tutti quelli registrati nel periodo. Nel 2025 la quota del settore sul totale mondiale aveva raggiunto il 7,6%, dopo la crescita del 69,5% nel numero degli episodi rispetto all’anno precedente. Il confronto con il 2018, quando il comparto rappresentava il 2,2% degli incidenti, restituisce la dimensione del cambiamento osservato negli anni: da allora Clusit ne ha censiti complessivamente 1.134.

Dietro la quasi totalità degli episodi c’è il cybercrime, responsabile di oltre il 98% dei casi. Hacktivism, spionaggio e information warfare occupano invece quote marginali. La distribuzione geografica vede l’Europa al primo posto nel semestre, con il 37% degli incidenti. L’Asia è in forte crescita, mentre Americhe e Oceania registrano una flessione. Sul fronte della gravità, gli incidenti con impatti critici diminuiscono rispetto agli anni precedenti.

«I numeri raccontano una tendenza chiara: il settore Manufacturing non è più un bersaglio occasionale, ma un obiettivo sistematico per il cybercrime, con una crescita che a livello globale ha quasi triplicato la propria incidenza sul totale degli attacchi in meno di un decennio, dal 2,2% del 2018 all’attuale 5,4%», spiega Luca Bechelli, del comitato direttivo Clusit, durante la presentazione.

Fabbriche connesse, quando il rischio cyber arriva alla produzione

Il peso degli incidenti per un’impresa manifatturiera si comprende guardando anche a come funzionano gli impianti connessi. Sensori, sistemi aziendali e collegamenti per la manutenzione remota mettono in relazione le reti informatiche con i macchinari e i processi produttivi. Una compromissione può quindi avere conseguenze sulla disponibilità degli impianti e sulla continuità delle attività. Il rapporto ENISA sulle minacce informatiche in Europa colloca il ransomware tra gli incidenti con il maggiore impatto immediato sulle organizzazioni.

In Italia cresce la quota del ransomware

Nel comparto manifatturiero italiano, come nel quadro mondiale, il cybercrime è la causa prevalente degli incidenti e supera il 98% dei casi. Cambia anche la composizione degli attacchi rilevati: aumenta l’incidenza del malware e, in particolare, la quota di ransomware passa dal 76% del 2025 all’89% nel primo semestre 2026.

Clusit collega plausibilmente questo aumento ai nuovi obblighi di notifica introdotti dalla normativa NIS2. Secondo l’associazione, una maggiore trasparenza nelle segnalazioni può far emergere episodi che in passato non venivano classificati. È in questo contesto che Bechelli richiama l’attenzione sul peso assunto dal manufacturing nel totale degli incidenti italiani:

«Il dato italiano merita una attenta lettura: la crescita in valore assoluto è più contenuta rispetto al trend mondiale – sottolinea – ma l’incidenza del settore sul totale degli attacchi nazionali è quasi raddoppiata in un solo semestre, passando dal 12,4% al 18,4%».

NIS2, come le notifiche incidono sulla lettura dei dati

Il meccanismo delle notifiche aiuta a capire questa ipotesi. Secondo le indicazioni dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sulla NIS, i soggetti che rientrano nel perimetro della normativa devono comunicare al CSIRT Italia gli incidenti significativi individuati dalle specifiche di base. L’obbligo riguarda quindi le organizzazioni soggette alla disciplina e gli eventi che soddisfano i criteri previsti. Clusit considera plausibile che questo flusso di segnalazioni abbia reso visibili più casi di ransomware, senza quantificare quanto abbia contribuito all’aumento rilevato.

Impatti critici in calo, ma resta alta la gravità degli attacchi

La lettura dei dati sulla gravità richiede un’ulteriore distinzione. In Italia la quota degli incidenti classificati Critical scende dal 13% al 7%. Rimane però al 91% quella degli attacchi ad alta gravità, un livello definito «decisamente inaccettabile» dagli esperti di Clusit.

Per l’associazione, i numeri non mostrano ancora pienamente gli effetti della NIS2 sulla resilienza operativa delle imprese. Bechelli conclude mettendo in relazione l’aumento delle notifiche con la persistente gravità degli incidenti:

«È inoltre significativo l’aumento della quota di ransomware, che riteniamo correlato ai nuovi obblighi di notifica introdotti dalla NIS2 – evidenzia – le aziende segnalano oggi con più trasparenza incidenti che in passato potevano restare non classificati. Ma il dato che dovrebbe preoccupare di più le imprese manifatturiere italiane resta la severity: un 91% di attacchi ad alto impatto è un livello di rischio operativo che la normativa, da sola, non sta ancora riuscendo a ridurre».

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