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Zurich con DXC sfrutta il modello cloud anche con i mainframe

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Zurich con DXC sfrutta il modello cloud anche con i mainframe

Un caso di successo di IT transformation che dimostra come sia possibile integrare ed orchestrare tecnologie cloud con risorse tradizionali. La compagnia svizzera ci sta riuscendo con DXC Agility Platform e in generale la partnership con l’azienda nata dal merger fra CSC e HPE Enterprise Services Business

11 Gen 2019

di V.V.

La modernizzazione dell’infrastruttura IT dovrebbe essere una priorità per le aziende che operano in contesti competitivi in continuo cambiamento e in costante aumento di complessità e pressione su scala globale. Uno di questi ambiti è quello del business assicurativo, soprattutto se inteso come quello delle aziende, fra le quali spicca Zurich Insurance Group, che si rivolgono a tutti i tipi di target con una molteplicità di linee di prodotti e servizi. Un’offerta che deve avere, fra le varie caratteristiche, l’affidabilità che ci si aspetta da un marchio storico, la capacità di personalizzare i servizi in base al cliente, l’arricchimento costante delle coperture, la rapidità dei servizi, il migliore rapporto costi/benefici, e infine una capacità di interazione personalizzata e innovativa con i clienti.

Considerato questa storia e questo posizionamento di offering e copertura geografica, nel caso di brand come Zurich non ci si può non aspettare che l’ambiente IT sia un insieme di tecnologie tradizionali, che supportano in modo collaudato da anni processi core, e di tecnologie innovative e in costante arricchimento di applicazioni attraverso sviluppi, sperimentazioni, test, modifiche e messe in produzione (kick-off) anche quotidiani. Non meraviglia che Zurich abbia già adottati modelli Agile e DevOps nei propri team di sviluppo e di delivery.

Un partner sempre più per l’innovation

Per supportare un ambiente IT mission-critical complesso e di importanti dimensioni, nel 1999 Zurich è divenuta cliente di CSC (acronimo che stava per Computer Sciences Corporation), uno dei maggiori fornitori di tecnologie e servizi professionali IT del mondo, fondato nel 1959 a Los Angeles, California. Dall’aprile 2017, a seguito del merger con l’Enterprise Services Business di HPE (Hewlett Packard Enterprise), CSC ha cambiato il proprio nome in DXC Technology. Inizialmente, la partnership fra Zurich e CSC prevedeva soprattutto il supporto ai data center e altre infrastrutture IT in alcuni paesi. Nel 2004 il rapporto ha compiuto un salto di qualità con il passaggio dal data center outsourcing tradizionale all’applications outsourcing, ovvero anche allo sviluppo e al supporto di soluzioni applicative. Nel 2008, quindi, si è assistito a un ulteriore upgrade con la richiesta della fornitura di servizi desktop. Ecco, successivamente, nel 2012, la sostituzione dell’accordo del 2004 con un nuovo master service agreement nell’applications outsourcing, che ha previsto anche un’ulteriore espansione della copertura geografica.

La collaborazione fra Zurich e CSC è stata ribadita con la nascita di DXC Technology nel 2017. Non solo: nel luglio 2017 Zurich e DXC hanno rinnovato il master service agreement, con un prolungamento al 2022 e la nomina di DXC quale Preferred Systems Integrator a supporto dell’obiettivo strategico di Zurich di modernizzare il proprio data center con un approccio “digital-first”.

Una piattaforma abilitante agile e inclusiva

Il percorso di IT transformation adottato da Zurich, e supervisionato da uno steering committee di cui fanno parte persone della compagnia e di DXC, è contrassegnato da due aspetti peculiari: il primo è lo sforzo di adottare le tecnologie e il modello cloud (in senso private cloud) come ambiente in grado di integrare non solo le nuove tecnologie, ma anche quelle preesistenti (legacy, fra cui mainframe) che ancora hanno molto da dare al business di Zurich; il secondo è quello di considerare il cloud non solo come un’infrastruttura da cui attingere risorse infrastructure as-a-service (computing, storage, networking) ma come abilitatore per sviluppare e distribuire in modo agile, sicuro ed economico nuove applicazioni: un cambiamento di ruolo, quindi, da IaaS a PaaS (platform-as-a-service).

Un approccio che potrebbe risultare valido, e sicuramente lo è, anche per molte altre grandi aziende global, nei cui IT abbondano miriadi di workload che girano su mainframe e in ambienti x86. Fra gli obiettivi del nuovo master service agreement Zurich-DXC del 2017, ad esempio, vi è il refresh tecnologico di circa 3.000 server, disseminati nei data center del colosso assicurativo nella regione EMEA (Europe Middle-East Africa) e in altri paesi del molto. Uno sforzo per cui i due partner si sono dati due anni di tempo. Nel frattempo, però, la maggiore novità introdotta, è stata l’adozione, da parte di Zurich, della DXC Agility Platform, una soluzione capace di astrarre tutto l’hardware presente in un’azienda e che include strumenti point-and-click per fornire nuovi carichi di lavoro e configurare orchestrazione, governance e sicurezza dall’ambiente cloud.

Provisioning più veloce da cloud e server x86

“Il nostro obiettivo con DXC – sottolinea Chris Rogers, head of service delivery integration di Zurich – è riuscire ad ottenere il massimo sia da cloud sia da alcuni elementi molto tradizionali del nostro IT, fra i quali il mainframe. DXC ci sta permettendo di ottenere questo risultato senza dover ricorrere a molti vendor diversi”. Oltre ad adottare DXC Agility Platform, Zurich ha iniziato a implementare il cloud privato iperconvergente di DXC, una soluzione SDDC (Software-Defined Data Center) che soddisfa i requisiti di scalabilità e sicurezza a costi inferiori a quelli che normalmente devono essere previsti. Secondo DXC, con Agility Platform si è riusciti a spostare sulla tecnologia private cloud del vendor e a iniziare a gestire carichi di lavoro in un solo pomeriggio, calcolando subito dopo un risparmio del 30% dei costi IT necessari per questi workload. Un altro vantaggio di Agility Platform che è stato molto apprezzato da Rogers e dal suo team in Zurich, è la possibilità di mettere a disposizione degli utenti servizi in modalità self service tramite un unico store front (vetrina). “Un provisioning che è stato molto velocizzato – conclude l’head of service delivery integration di Zurich – e che sfrutta indipendentemente risorse presenti nel private cloud e nei server x86 tradizionali”.

*Fonte dell’articolo è il blog di DXC.

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