SPID e CIE: stato di avanzamento e prospettive di evoluzione

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Prospettive

SPID e CIE: stato di avanzamento e prospettive di evoluzione

In Italia, l’emissione e gli utilizzi delle identità digitali aumentano a ritmi sostenuti. SPID e CIE, però, non sono ancora vissuti come vere opportunità d’innovazione, soprattutto dal settore privato. Benché il processo di digitalizzazione abbia appena superato la fase iniziale, soprattutto a livello di cultura, s’intravedono prospettive di evoluzione interessanti nel solco del regolamento europeo eIDAS. Ne abbiamo parlato con Luca Gastaldi, Professore del Politecnico di Milano impegnato nell’Osservatorio della Digital Identity

23 Set 2022

di Paola Orecchia

Unire circa 60 milioni di piccoli “isolotti di consapevolezza e di pratica digitale” per formare un arcipelago vasto e compatto: è questo uno degli obiettivi del Governo in tema di innovazione del Paese.
Progressivamente, SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), e CIE (Carta di identità elettronica), recenti strumenti di identificazione personale, stanno portando a casa delle famiglie italiane la cultura della digitalizzazione.

L’Identità Digitale di ogni singolo cittadino, difatti, è prima di tutto una rivoluzione concettuale, l’elemento che abilita il cambio di mindset, che ha aperto il dialogo digitale con enti e imprese. In prospettiva, SPID e CIE permetteranno agli italiani di percepirsi cittadini europei. Infatti, entrambe le identità digitali consentono anche l’accesso ai servizi pubblici degli altri stati membri dell’Unione Europea e delle imprese che le hanno scelte come strumento di identificazione.

Per molti utenti, ancora oggi, SPID e CIE non sono altro che strumenti di accesso a servizi basilari online, imposti nel periodo del lockdown, In realtà, si tratta degli elementi concreti di una metodologia di coinvolgimento sia della cittadinanza, sia dei produttori di servizi online, che sta permettendo di superare le resistenze alla tecnologia.

L’identità digitale è una componente fondamentale per la digitalizzazione del nostro paese all’interno del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). La strategia, definita da Vittorio Colao nel corso della sua attività come Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione al digitale, mira a diffonderne ulteriormente l’utilizzo per l’accesso ai servizi online, raggiungendo almeno il 70% della popolazione italiana entro il 2026.

Attualmente, l’Italia detiene il primato europeo nella diffusione delle Identità digitali e ha raggiunto in anticipo l’obiettivo dei 30 milioni di utenti provvisti di SPID, target che era stato fissato per il 2023 dal PNRR. Di contro, il numero dei servizi on line accessibili non cresce di pari passo.

Per comprendere il caso italiano e spiegare le ragioni della distonia tra la forte accelerazione nel rilascio delle identità digitali e il mancato innesco di una curva di crescita dei servizi a valore, abbiamo interpellato Luca Gastaldi, Professore del Politecnico di Milano impegnato nell’Osservatorio della Digital Identity.

Consistente avanzamento nell’attivazione di SPID e CIE: i dati

“Negli ultimi mesi si è registrato un ottimo progresso nel rilascio delle identità digitali e delle carte di identità elettroniche. Rispetto a giugno 2021, infatti, sono stati rilevati tassi di crescita superiori al 30% sia riguardo alle emissioni di CIE sia di SPID”, spiega Luca Gastaldi.
In particolare, l’Osservatorio del Politecnico di Milano rivela che ben 28,7 milioni di cittadini italiani è oggi in possesso di CIE, con un incremento del 32% rispetto a giugno 2021, mentre l’emissione di SPID ha registrato una crescita del 37% nello stesso periodo, che ha permesso di superare i 30 milioni di identità digitali circolanti (a giugno 2022, il dato esatto è di 31.010.786, fonte AgID).

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“Chiaramente i tassi di crescita sono inferiori al passato, ma l’Italia si distingue in Europa sia per quanto riguarda gli incrementi anno su anno, sia per numero di identità digitali emesse e già operative”.

Anche l’utilizzo dei nuovi strumenti elettronici è molto confortante: da gennaio a giugno 2022 si contano quasi 511 milioni di accessi ai servizi online tramite SPID. In soli sei mesi, dunque, gli italiani hanno usato l’identità digitale quasi quanto nell’intero anno precedente (nel 2021, infatti gli accessi sono stati 571.238.162 – fonte: AgID), lasciando prevedere un incremento del 50% 2022/2021

Gli attuali ambiti di utilizzo delle digital identity e la nascita del “cittadino digitale”

Di quali servizi on line fruiscono gli italiani? Non basta sapere che i cittadini usano frequentemente la loro identità digitale per poter affermare che si tratta di una consuetudine metabolizzata. In altri termini: il cittadino italiano si sente digitale?

L’Osservatorio rivela una realtà in contrasto con i dati di diffusione di SPID e CIE. Spiega Gastaldi: “I principali usi dell’identità digitale riguardano l’INPS (19 milioni di accessi nel 2021), l’app IO (13 milioni), PagoPA (7 mln) e la consultazione del Fascicolo sanitario elettronico (4 mln), tutti servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione, ai quali si può accedere esclusivamente con la digital identity”, come dettato dal Decreto Legge “semplificazione e innovazione digitale” del 28 febbraio 2021.

Va detto, inoltre, che a fronte di più del 90% di enti pubblici abilitati al digital onboarding (a giugno scorso circa 14.000), le aziende private lo sono per meno dell’1%. “Ad aprile 2022, si contavano solo 100 imprese in grado di rendere accessibili i propri servizi tramite SPID”, precisa Gastaldi. Il mondo del privato, quindi, è il vero tallone di Achille del processo di diffusione dell’identità digitale. Oltre alla sfera pubblica, quindi, è cruciale coinvolgere i soggetti privati, importante passo per consolidare l’utilizzo strutturale dell’identità digitale. Fino ad allora non si potrà parlare di una vera cittadinanza digitale.

Digital customer identity: le opportunità per le imprese all’insegna della customer experience

La digitalizzazione delle imprese non è un processo esclusivamente tecnologico: occorrono grande sensibilità al tema della privacy e capacità di creare servizi centrati sul cittadino/consumatore, sulle sue aspettative e sulla sua esperienza d’uso.

“Come Osservatorio, abbiamo rilevato che nelle PMI non c’è ancora sufficiente consapevolezza riguardo a questi aspetti legati all’identità digitale”, specifica Luca Gastaldi, mettendo in luce alcune ombre nel processo di diffusione di SPID e CIE.

Eppure, ogni SPID corrisponde a una “persona fisica”, un utente digitale che può essere riconosciuto in maniera sicura, certificata, adeguatamente normata e universale per tutti gli enti aderenti alla piattaforma.

Abilitare il riconoscimento dell’utente attraverso l’identità digitale darebbe alle imprese una serie di vantaggi, tra i quali:

  • lo svincolo dei processi da dinamiche in presenza;
  • la possibilità di destinare ad altre mansioni le risorse deputate alle pratiche di rilascio e manutenzione delle credenziali;
  • la riduzione del numero dei passaggi necessari all’identificazione.

“Bisognerebbe rendere le soluzioni di onboarding tramite SPID e CIE estremamente semplici e si dovrebbe far percepire alle imprese la loro utilità”.

I punti d’ombra e i 6 ambiti di evoluzione verso la completa interoperabilità dei dati personali

Oltre al mancato contributo dei soggetti privati al progetto di diffusione della digital identity, Gastaldi mette in evidenza altri aspetti critici rivelati dai dati: “Esistono disomogeneità nell’utilizzo di SPID e CIE sia per area geografica sia per età degli utenti: nel Lazio, per esempio, il 61% dei cittadini usa la propria identità digitale; in Molise, solo il 40%.

Inoltre, sono soprattutto i giovani a usare SPID (l’87% dei cittadini tra i 18 e i 24 anni) a fronte del 34% degli over-64. Occorrono azioni mirate per riequilibrare i dati, come la possibilità di DelegaSPID per le persone anziane”.

Il piano della Commissione europea è la creazione di un sistema interoperabile per fruire di un ampio set di servizi digitali.

In accordo con l’Europa, l’Italia punta particolare, su 6 novità importanti:

  1. OpenID Connect:
    dal primo maggio 2022, i gestori dell’identità digitale hanno adottato lo standard che rende sicuro il servizio SPID. Il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) ha messo a punto le linee guida, mutuate dal mondo delle applicazioni Web private, che successivamente sono state adottate da AgID.
  2. Attribute Authority
    nei prossimi 2 o 3 mesi saranno pubblicate le Linee guida AgID che permetteranno di gestire gli attributi qualificati di ciascun cittadino (attestati di studio, iscrizione ad albi, registri pubblici). Ai cittadini, dunque, non verrà più richiesto alcun documento cartaceo.
  3. SPID minori
    pubblicata a marzo 2022, la Determinazione n.51/2022 consente agli Identity provider di rilasciare SPID ai minori , mentre i service provider hanno l’obbligo di facilitarne l’onboarding.
  4. Adesione semplificata dei service provider all’SDG (Sistema di gestione deleghe) per la PA e le aziende.
    Da giugno 2022 è attiva una piattaforma che snellisce i passaggi tecnologici e burocratici. Ciò per favorire la diffusione massiccia delle credenziali SPID anche tra le imprese.
  5. Convenzione AgID per l’accreditamento dei soggetti aggregatori di servizi privati
    Da marzo 2022, le imprese interessate possono offrire servizi per l’adesione e l’utilizzo di SPID ad altre aziende private, svolgendo quindi il ruolo di Aggregatori di fornitori di servizi. Qui la Convenzione che disciplina il rapporto fra AgID e la società richiedente.
  6. Digital Wallet europeo
    si tratta di un’app in grado di conservare al sicuro le identità digitali e la versione dematerializzata di tutti i documenti.
    Una raccomandazione dell’UE invita gli Stati membri a istituire, entro settembre 2022, uno strumento comune per garantirne l’attuazione.
17 novembre, milano
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Paola Orecchia

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