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Software, innovazione e competitività

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Software, innovazione e competitività

16 Feb 2006

di Rinaldo Marcandalli

Peter Sondergaard, capo della Ricerca Gartner in Europa, analizza, per i lettori di ZeroUno, il valore dell’innovazione software per una nuova competitività delle aziende europee e, in particolare, indica come promuovere la trasformazione e la ripresa delle aziende inserite nel nostro Sistema Paese.

In occasione di un recente incontro Gartner, Peter Sondergaard, capo della Ricerca Gartner in Europa, ha accolto l’invito di ZeroUno ad analizzare il valore dell’innovazione software per promuovere trasformazione e ripresa delle aziende, in particolare di quelle inserite nel nostro Sistema Paese.

ZeroUno: Innovazione, competitività, tecnologie software. Quale rapporto esiste tra queste componenti?
Sondergaard: C’è oggi estrema attenzione su come le imprese possano tornare a crescere, riscoprendo come trasformare i processi verticali e orizzontali e comprimerne costi e tempi. L’innovazione tecnologica gioca un ruolo chiave, perché un insieme multiplo di tecnologie col software al centro, dalla virtualizzazione dell’infrastruttura alla Real time enterprise, ha oggi raggiunto una maturità, abilitando una trasformazione che vediamo articolata in almeno due punti: la tecnologia può ora promuovere una tendenza integrativa nei processi, riducendone tempi e costi; e il suo costo comincia ad essere avvicinabile anche da aziende medio piccole, magari familiari, che possono attrezzarsi per competere nella propria nicchia nel mercato sia nazionale che globale.

 

ZeroUno: Cosa pensa Gartner del fenomeno offshore? 
Sondergaard: Pensiamo che l’offshore sia un trend irreversibile e che il focalizzarsi su India e Cina come uniche possibilità significa mancare l’ovvia opportunità che esiste anche solo nella città accanto. In Usa si è dimostrato che ci sono aree geografiche in cui il nearshore è un’opzione migliore dell’offshore, perché in esse ci si è focalizzati sullo sviluppo degli skill corretti e nello sviluppo di appropriati processi e skill manageriali funzionali alla delocalizzazione. Pensiamo che nelle aziende europee, quantomeno continentali, manchi la focalizzazione su questi punti: occorre rivisitare i framework decisionali aziendali, non solo; ma anche puntualmente e continuamente raffinarli. La scelta offshore in Italia e in molte country europee è in primo luogo una questione di  principi decisionali – se vogliamo di governance – di focalizzazione sullo sviluppo di particolari skill professionali.

ZeroUno: Come vedrebbe funzionare un circuito virtuoso Invenzione nelle Università -Innovazione nelle Imprese?
Sondergaard: Partendo dalla qualità delle Università, ma scontando un solido legame con prospettive business. La catena comincia dalle Università. La logica non può essere che coltivare Centri di Eccellenza, in grado di competere in un ambito di globalizzazione dell’offerta di know-how, sul modello di un Mit lab, capace di produrre offerte di innovazione che le aziende si accaparrano. La catena invenzione – innovazione e sistema Paese riduce la dipendenza strategica di know-how dall’estero, mossa cruciale per concorrere in mercati globalizzati.
C’è un’opportunità in Europa, e non soltanto in Italia, di cavalcare la globalizzazione seguendo il modello di una Irish Development Agency. Penso che il livello di formazione in Italia sia in media molto elevato e potete sia puntare sui Centri di Eccellenza per innescare un circuito virtuoso Invenzione-Innovazione, sia sviluppare davvero una capacità d’offerta nearshore per la Regione Sud Europa – o lasciarne l’opportunità, per esempio, a Spagna o Grecia. Il punto è che una domanda siffatta nell’Europa del Sud esiste, così come si sta già sviluppando nell’Europa del Nord negli Stati Baltici e in Polonia, per Paesi Nordici e Germania.

ZeroUno: Open source: hype o opportunità? Quale valore e quali limiti dell’innovazione in rete per l’Ict?
Sondergaard: Lo scenario di fondo è l’innovazione che diventa fenomeno collaborativo. Ci sono aree Ict emergenti sulla base di reti di innovazione che hanno il potenziale di  ridefinire l’insieme dell’industria Ict; due esempi su tutti sono proprio l’Open Source Software (Oss) e la tecnologia consumer (vedi riquadro). Tutto il movimento Oss è un “business greenfielding” [business ex-novo, oltre i vecchi paradigmi, ndr], in cui emergono modi alternativi di sviluppare tecnologie: per creare valore si privilegia collaborazione su proprietà, il che conduce a costi di sviluppo più bassi. Il suo limite resterà la manutenzione: mantenere un intero “stack” [pila di software, ndr],  indipendentemente da come lo si definisca, è virtualmente impossibile per un ecosistema virtuale come l’insieme dei software open source; servono aziende robuste e stabili definite attorno a costi e a profitti di manutenzione (adattandosi a coesistere con lo sviluppo collaborativo, con la classica formula prodotto gratis, servizio a pagamento). Per questo Gartner, mentre descrive ecosistemi come possono essere quelli di Ibm, Microsoft, Sun, Oracle, non articola l’Oss come ecosistema indipendente oggi. Oss è piuttosto un valore che abilita una rapida ridefinizione dell’ecosistema software e determinerà probabilmente il successo di ogni software affermato o futuro.

 


LINEE DI BUSINESS ICT RIMODELLATE DALLA TECNOLOGIA CONSUMER È in arrivo un passaggio implicito nella tecnologia consumer che indurrà un nuovo modello tecnologico. Gartner ha cominciato a focalizzarsi pesantemente sull’impatto delle tecnologie consumer. Sondergaard prevede che presto vedremo venir fuori dal nulla intere nuove linee prodotto o divisioni in aziende esistenti, se non intere nuove aziende; e considera iPod e iTunes di Apple già esempi di ridefinizione di industria, che si rivolgono al mercato degli “skill auditivi” dei consumatori, complementando quello degli “skill visivi” indirizzato, per esempio, da una Hp con i suoi prodotti per gestire l’immagine digitalizzata. Ridefinizione che conduce dritto a ridisegni di tecnologia in imprese che devono essere adattative. “La tecnologia consumer, il modo in cui tutti noi consumiamo su base digitale e interagiamo con la gente, si interseca o confluisce  col mondo in cui i business interagiscono tra loro, costringendo la Real Time Enterprise a reagire e ad aggiornare le proprie linee prodotti”, dice Sondergaard. A questo proposito si veda la storia di copertina del numero di novembre di ZeroUno. (R.M.)

 

 

Sempre sul tema dell'innovazione in Italia, i pareri di analisti, economisti e top manager delle principali aziende Ict (vedi elenco interviste)

 

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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