ReeVo accelera il proprio percorso di crescita in Europa puntando su un modello che integra cloud e cybersecurity e su una strategia che combina sviluppo organico e acquisizioni.
Le operazioni annunciate a inizio 2026, in Spagna e in Svizzera, si inseriscono in una strategia avviata negli ultimi anni e che ha come orizzonte il 2030, con l’obiettivo dichiarato di triplicare i ricavi e rafforzare la presenza internazionale.
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Dal delisting a una nuova fase di sviluppo
Il punto di svolta risale al 2023, quando ReeVo decide di uscire dalla Borsa e avviare un nuovo ciclo come società privata, sostenuta da un fondo di private equity. «Nel 2023 eravamo quotati in Borsa, ma abbiamo deciso di effettuare il delisting e intraprendere un percorso di crescita internazionale», ha spiegato Antonio Giannetto, co-CEO della società.
Il passaggio segna l’inizio di una strategia più orientata alla velocità di esecuzione e alla crescita per linee esterne. Già nel 2024 arrivano le prime acquisizioni di questa nuova fase, tra cui ITnet e Sighup, che contribuiscono a definire sia il perimetro geografico sia quello tecnologico del gruppo. Sighup rafforza le competenze nel cloud native, mentre ITnet consolida il core business legato al private cloud.
Nel corso del 2025, il lavoro si concentra sull’integrazione: le società entrate nel gruppo vengono armonizzate sotto un’unica organizzazione, con un portafoglio di servizi unificato e l’apertura di nuove region operative in Francia e Spagna. «Abbiamo integrato tutte le società per fare in modo che lavorassero come un unico grande team all’interno del gruppo», ha aggiunto Giannetto.
Oggi ReeVo si colloca intorno ai 70 milioni di euro di fatturato consolidato. Il piano al 2030 prevede di triplicare questo valore, con una crescita organica stimata tra il 24% e il 25% annuo e un contributo selettivo da nuove acquisizioni. Un altro obiettivo riguarda la distribuzione geografica dei ricavi: la quota estera, oggi attorno al 20%, è destinata a salire fino al 40%.
Espansione europea: Spagna e Svizzera
Le acquisizioni di Hispasec (in Spagna) e Security Lab (in Svizzera) rappresentano le tappe più recenti di questo percorso. In entrambi i casi, l’operazione risponde a una logica ben definita: rafforzare la presenza in mercati strategici e ampliare il portafoglio di competenze.
Con Hispasec, ReeVo consolida la propria posizione in Spagna e apre un accesso più strutturato al mercato dell’America Latina. L’azienda spagnola porta in dote oltre 300 clienti e una lunga esperienza nella cybersecurity, con servizi che spaziano dal SOC alla threat intelligence . L’integrazione consente di combinare queste competenze con l’infrastruttura cloud e le capacità di investimento del gruppo.
L’operazione ha anche un valore strategico più ampio. Si tratta infatti della prima acquisizione di ReeVo in Spagna e si inserisce in un piano che punta a costruire una presenza stabile nei principali mercati europei, mantenendo una forte prossimità locale con i clienti.
A febbraio 2026 arriva l’annuncio relativo alla Svizzera, con l’acquisizione di Security Lab Group. In questo caso, oltre all’ingresso in un nuovo Paese, l’operazione rafforza specifiche aree di competenza, come il Red Teaming e la Governance, Risk and Compliance (GRC). Security Lab, con sede a Lugano, è attiva dal 2004 e si distingue per un approccio che combina aspetti tecnologici e organizzativi della sicurezza.
Per ReeVo, l’integrazione di queste competenze amplia l’offerta e consente di rispondere in modo più articolato alla domanda di servizi avanzati. Allo stesso tempo, la presenza locale viene preservata, in linea con un modello che punta a mantenere radicamento territoriale e autonomia operativa nei singoli Paesi.
Il percorso delineato da ReeVo punta a consolidare la presenza nei mercati già presidiati prima di aprire nuovi fronti geografici. Francia, Spagna e Svizzera rappresentano le priorità nel breve termine, con l’obiettivo di raggiungere una dimensione significativa in ciascun Paese.
Cloud e cybersecurity: un modello integrato
Uno degli elementi distintivi di ReeVo è l’integrazione tra cloud e cybersecurity. L’azienda nasce come cloud provider, ma nel tempo ha sviluppato competenze che le permettono di offrire servizi di sicurezza anche su infrastrutture non proprie.
«Il nostro obiettivo è proteggere il business delle aziende. Che lo si faccia con servizi cloud o cyber, sono due facce della stessa medaglia», ha sottolineato Salvatore Giannetto, co-CEO di Reevo.
Questo approccio si traduce in un’offerta in cui la sicurezza è incorporata nei servizi fin dall’inizio. Backup, protezione dei dati e monitoraggio continuo fanno parte della proposta standard, senza essere trattati come componenti aggiuntivi.
«La differenza rispetto ad altri operatori emerge soprattutto nel confronto con gli hyperscaler e con i provider focalizzati sull’infrastruttura. ReeVo non si limita a fornire capacità di calcolo o storage, ma costruisce un ecosistema che include servizi gestiti, automazione e supporto operativo». Spiega Antonio Giannetto. «Non vendiamo solo la macchina virtuale, ma un ecosistema che include backup, immutabilità dei dati e cyber security embedded».
Questo posizionamento riflette anche un cambiamento nella domanda. Le aziende non cercano più solo tecnologia, ma servizi che garantiscano continuità operativa e livelli di servizio misurabili. Gli SLA diventano un elemento centrale, insieme alla capacità del provider di gestire la complessità tecnologica.
Sovranità digitale e ritorno in Europa
Altro tema è quello della sovranità digitale. Negli ultimi tempi, il dibattito si è spostato dalla semplice localizzazione dei dati alla governance e al controllo delle infrastrutture.
«Il tema ora è: anche se i dati sono in Europa, un soggetto americano deve rispettare la legislazione statunitense», ha osservato Salvatore Giannetto. Questo aspetto ha riportato l’attenzione su soluzioni gestite da operatori europei, in grado di garantire un quadro normativo coerente con quello locale.
E qui si inserisce il fenomeno della cloud repatriation. Alcune aziende stanno valutando il ritorno da piattaforme hyperscaler verso soluzioni europee, spinte da considerazioni legate a governance, sicurezza e costi.
Il processo, però, non è immediato. «Spostare un’infrastruttura è come un trasloco: è impegnativo», ha commentato Giannetto . Le grandi organizzazioni devono affrontare progetti complessi e spesso distribuiti su più anni, mentre le PMI tendono a orientarsi direttamente verso provider europei nelle nuove implementazioni.
Un elemento che emerge è la crescente richiesta di cloud privato gestito. Dopo una fase in cui molte aziende avevano considerato il ritorno on-premise, si è diffusa la ricerca di soluzioni ibride, in cui una parte delle risorse è dedicata e gestita da un provider, mantenendo al tempo stesso flessibilità e controllo.
La velocità di evoluzione tecnologica rende difficile per le aziende mantenere internamente tutte le competenze necessarie, soprattutto in ambito cybersecurity.
A questo si aggiunge la pressione normativa. Regolamenti come la NIS2 introducono nuovi obblighi e aumentano il livello di responsabilità per le organizzazioni, che cercano partner in grado di supportarle anche sul piano della compliance.
«Le aziende vogliono scegliere un service provider a cui affidare l’outsourcing e i servizi gestiti, focalizzandosi sugli SLA per garantire la continuità del business», ha evidenziato Salvatore Giannetto.
Il rischio cyber è ormai stabilmente tra le principali preoccupazioni del management. Questo spinge anche le realtà di dimensioni più piccole a esternalizzare la sicurezza, spesso attraverso modelli SOC gestiti, in cui il provider assume un ruolo operativo diretto.













