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L’Italia e la spesa in servizi It: meno dell’Europa, ma cresce

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L’Italia e la spesa in servizi It: meno dell’Europa, ma cresce

04 Gen 2007

di Redazione

Forrester parte dal dato positivo della crescita per analizzare il trend di spesa, e la relativa suddivisione, in servizi IT in Italia; dai 7,6 miliardi di euro del 2006 le aziende italiane spenderanno infatti quasi 10 miliardi entro il 2011. Ma non nasconde alcune criticità che possono condizionare il futuro: la bassa crescita del prodotto interno lordo, il predominio delle Pmi nel tessuto produttivo italiano e il ruolo della pubblica amministrazione

Non è una notizia da tempo, ce ne rendiamo perfettamente conto, ma è bene non assuefarsi mai alle situazioni negative bensì prenderne atto e promuovere azioni per modificarle. Stiamo parlando delle previsioni di spesa in servizi IT nel periodo 2006-2011 recentemente pubblicate da Forrester Research che confermano la minore spesa dell’Italia, rispetto agli altri paesi europei, in informatica.Infatti anche per i servizi si rileva un tasso costante di crescita sui cinque anni inferiore alla media europea (i 25 paesi dell’Unione Europea, ai quali Forrester aggiunge Norvegia e Svizzera), del 5,4% il primo contro il 6% del secondo. La buona notizia è che, comunque, stiamo parlando di una crescita, con una spesa che dovrebbe passare dai 7,6 miliardi di euro del 2006 ai 9,9 miliardi entro il 2011. La spesa complessiva europea arriverà a 146 miliardi di euro.
I servizi IT analizzati comprendono l’outsourcing applicativo, il Bpo (Business process outsourcing), l’outsourcing dell’infrastruttura IT e i servizi di consulenza relativi allo sviluppo e implementazione di progetti IT; l’indagine si focalizza sui principali settori (terziario, servizi finanziari, manifatturiero, media, tempo libero e intrattenimento, retail, telecomunicazioni e utility) escludendo la spesa It della Pubblica Amministrazione e della Sanità per le quali si limita ad alcune considerazioni generali.


Spesa in servizi IT in Italia per tipologia di servizio(in milioni di euro) – Fonte: Italia IT Services Spending Forecast 2006-2011, Forrester, luglio 2006

Alcuni problemi strutturali
Forrester evidenzia due principali problematiche che caratterizzano lo stato della spesa in servizi IT nel nostro paese: la bassa crescita del prodotto interno lordo e il predominio delle Pmi nel tessuto produttivo italiano. Sulla terza caratteristica, relativa alla pubblica amministrazione, riteniamo che la visione di Forrester, “il settore pubblico guida il rinnovamento IT”, sia parziale, vedremo poi il perché.
Come è noto, la Commissione Europea, nella sua dichiarazione autunnale, prevede una crescita del Pil in Italia per il 2006 dell’1,7% contro una crescita europea (solo zona euro) del 2,6%; se poi andiamo a vedere i paesi europei esterni alla zona euro arriviamo alle punte dell’11% in Lettonia o del 6% in Bulgaria, anche se si tratta di dati che possono avere una valenza “giornalistica” ma che rappresentano economie con caratteristiche totalmente diverse da quelle dei paesi dell’”eurozona” con le quali è invece corretto (e doveroso) confrontarsi. Forrester evidenzia come il basso tasso di crescita spinge le aziende italiane a non considerare una priorità la spesa in servizi IT; il solo dato economico non basta però a spiegare questo andamento che Forrester imputa principalmente al fatto che le aziende italiane non hanno sviluppato una forte strategia di outsourcing nel corso degli anni perché nei paesi dove questo approccio è più maturo, come il Regno Unito per esempio, è proprio nei periodi di difficoltà economica che si fa maggiore ricorso a questa tipologia di servizi. La società di ricerca evidenzia comunque che ci sono buone prospettive per il futuro e prevede che, grazie al miglioramento della situazione economica, le aziende avranno maggiori possibilità di investimento anche in quest’area.
Il secondo ambito di criticità è quello che da più parti viene sollevato e riguarda le dimensioni delle nostre aziende. Come sappiamo la questione in realtà è piuttosto complessa. Le Pmi hanno rappresentato nel passato (e di fatto rappresentano anche oggi) la forza motrice della nostra economia; non si tratta quindi di un modello da abbandonare bensì da rivedere; quello che è certo (e questo è ciò che Forrester sostiene) è che la tendenza delle aziende di piccole e medie dimensioni a investire in questa tipologia di servizi di esternalizzazione delle attività IT e di consulenza è minore di quella delle grandi aziende. La ridotta dimensione delle nostre aziende spiegherebbe quindi in parte perché l’Italia spende meno in servizi IT di quanto non ci si aspetterebbe confrontando il suo Pil con quello delle altre economie europee (dove non solo, come abbiamo visto, il Pil è più alto ma è maggiore anche la quota di spesa riservata ai servizi It).
La terza caratteristica evidenziata da Forrester riguarda, come dicevamo, la spesa in servizi It da parte della Pubblica Amministrazione. La società di ricerca evidenzia che il settore pubblico è quello che ha maggiormente investito in servizi It; il dato va però guardato con maggiore attenzione analizzando i trend di investimento. La Relazione annuale 2005 del Cnipa sullo stato dell’informatizzazione nella Pubblica Amministrazione evidenzia infatti che l’impegno di spesa per l’acquisto di beni e servizi informatici nel 2005 è stato di 1.676 milioni di euro, con una riduzione in valore assoluto di circa 53 milioni di euro, pari al 3,1% rispetto all’anno precedente (per le amministrazioni centrali –6,7%, per gli enti +6,6%, e per capire bene questo dato bisogna ricordare che nel 2005 è stata portata a termine, e quindi pagata, la maggior parte dei progetti della prima fase dell’e-governement che riguardavano, appunto, le pubbliche amministrazioni locali). È vero che andando ad analizzare le singole voci di spesa, a fronte di una riduzione della spesa complessiva in hardware/software di base e in software applicativi (passata rispettivamente da 438 e 483 milioni di euro del 2004 a 420 e 474 milioni di euro nel 2005) si rileva un aumento della spesa in servizi (da 303 milioni a 311), ma quest’ultimo dato non rappresenta una chiara tendenza essendo più dipendente da scelte tattiche in fase di definizione delle varie leggi finanziarie che non da un disegno strategico. Non stiamo dicendo che il disegno strategico manchi; al contrario l’Italia ha fatto molti passi avanti in questa direzione e su alcuni aspetti risulta addirittura all’avanguardia rispetto ai paesi europei; il problema è che il piano strategico non viene, in fase di stanziamenti della spesa, adeguatamente supportato finanziariamente.

L’outsourcing cresce lentamente
Vediamo ora come Forrester vede la suddivisione della spesa in servizi It in base alle diverse tipologie di servizio considerate.
In primo luogo risulta un focus abbastanza modesto nell’outsourcing delle applicazioni dove la crescita media europea nei cinque anni sarà del 10% mentre quella italiana non supererà l’8,7%. La spesa in questa categoria di servizi continuerà quindi ad essere relativamente bassa nei prossimi cinque anni, nonostante aziende come Eds o Csc firmino grandi contratti nei servizi finanziari e nella PA. A titolo di esempio, Forrester segnala che la spesa totale nel 2006 per application management, application hosting e application maintenance sarà di 23 milioni di euro ossia neanche un terzo di quanto spende la Germania.
Il Business process outsourcing risulta invece crescere più rapidamente, ma non rappresenta comunque la tipologia dominante. Il 7% della spesa in servizi IT nel 2006 è destinata al Bpo (circa la stessa quota investita da Germania e Francia); la spesa nel Bpo del back office dei servizi finanziari e il Bpo del customer care risultano addirittura al di sopra della media europea. La crescita media nei cinque anni del Bpo è dunque maggiore della media dei servizi essendo tra l’11 e il 13%, ma resta comunque indietro rispetto alla media europea. Quella che invece cresce più rapidamente della media europea è la spesa in outsourcing dell’infrastruttura IT con una crescita media dal 2006 al 2011 del 2,4%. Forrester attribuisce queste previsioni positive alla necessità, anche da parte delle Pmi, di dotarsi di un’infrastruttura IT adeguata a competere sul mercato globale e, quindi, per non caricarsi degli elevati costi derivati dalla realizzazione al proprio interno di questa infrastruttura, la necessità di utilizzare la modalità dell’outsourcing.
A fronte di una limitata crescita dei servizi di outsourcing, la parte del leone nella spesa per servizi IT continueranno a farla attività di supporto alla trasformazione dei modelli di business (che nel 2006 ammonta a 4,6 miliardi di euro e crescerà a una media del 5,3%): l’implementazione di applicazioni (la cui crescita è stimata a una media del 5,3%) e lo sviluppo di applicazioni personalizzate (con una crescita del 3%). Nel complesso queste attività coprono circa il 60% della spesa in servizi IT.

Redazione

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