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La funzione It alla prova del cambiamento

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La funzione It alla prova del cambiamento

31 Mar 2008

di Giampiero Carli Ballola

Una recente indagine condotta da Gartner su 1.500 Cio rappresentativi della categoria a livello mondiale ha cercato di dare un quadro del cambiamento in corso nel ruolo del Cio andando a indagare quali siano le interrelazioni tra le priorità del business e le strategie It in oltre 1.450 imprese di 33 paesi

Il fatto che non solo le funzioni ma le finalità stesse dell’informatica nelle imprese siano soggetti a grandi cambiamenti, e di conseguenza anche il ruolo e i compiti dei Cio siano in ridefinizione, è un argomento che da parecchio tempo è all’ordine del giorno. Ora, una recente indagine condotta da Gartner su 1.500 Cio rappresentativi della categoria a livello mondiale ha cercato di dare un quadro del problema andando a indagare quali siano le interrelazioni tra le priorità del business e le strategie It in oltre 1.450 imprese di 33 paesi, che operano in 23 rami diversi di attività ed i cui investimenti in It totalizzano oltre 132 miliardi di dollari.

Il cambiamento esiste
Il primo punto emerso da questa indagine è, tanto per cominciare, l’effettiva constatazione che il cambiamento esiste, che è notevole e che i Cio se ne rendono perfettamente conto. L’85% dei rispondenti afferma infatti essere preparato ad affrontare entro i prossimi tre anni “significativi cambiamenti” nel modo in cui l’It sarà chiamata a soddisfare le necessità del business. Questa situazione deriva dal profondo mutamento in atto nel ruolo stesso della funzione It, alla quale non si chiede più tanto di “soddisfare le necessità del business”, come abbiamo appena detto, bensì di essere il fattore qualificante (quello che, come si dice, “fa la differenza”) nel rinnovamento dei processi di business, nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi e nella capacità di guadagnare e mantenere quote di mercato. In una parola: di abilitare la competitività dell’impresa.
Ai responsabili della funzione It il senso e la misura di questo cambiamento non sfugge affatto. Il problema, come commentano gli analisti Gartner, è che alla comprensione del nuovo valore strategico che l’It sta (finalmente) avendo presso il top management, e quindi delle nuove opportunità di crescita che a questa si aprono, si affianca una certa incertezza sul fatto che l’It (la ‘loro’ It) sia effettivamente in grado di reggere il nuovo ruolo che le viene chiesto. È difficile dire (e difatti l’indagine non si sbilancia su questo punto) se questa incertezza sia da attribuire a eccessiva cautela o a scarsa fiducia nelle proprie risorse. Il fatto è che questo 2008 segna probabilmente il punto critico in cui, dal punto di vista dei Cio, le attese nei confronti dell’It incominciano a superare la certezza nel poterle soddisfare.
Qualcuno dirà che la cosa non è nuova. La dialettica tra business e It è da sempre caratterizzata dalla rincorsa tra chi pone richieste da soddisfare dall’oggi al domani e chi non può rispondervi se non nei tempi necessari a fornire, con le risorse disponibili, soluzioni funzionanti e sicure. Il fatto nuovo è che oggi la concentrazione dei Cio sulla ‘capability’, cioè sulla capacità esecutiva dall’It in risposta ai rapidi mutamenti imposti dal quadro competitivo, avviene in un momento in cui gli viene chiesto di avere una maggiore attenzione verso il ruolo strategico della sua funzione. Con il rischio, quindi, di perdere terreno su questa posizione proprio nel momento in cui gli viene finalmente riconosciuta.

L’approccio imprenditoriale del Cio
Per uscire da questa trappola, Gartner suggerisce un cambiamento dell’ottica con la quale il Cio percepisce il proprio compito, che va visto con un approccio più imprenditoriale. In altre parole: anziché concentrarsi, come fatto sinora, sulla riduzione dei rischi operativi della propria funzione, deve incominciare a considerare l’assunzione di una certa quota di rischio come tollerabile ai fini della flessibilità e inerente alla promozione dell’It a funzione strategica. Non è una cosa facile, ma (e dopo i pericoli di cui si è detto è questa la buona notizia) il Cio si trova oggi, all’interno dell’azienda, in una posizione più forte che in passato. Per cominciare, il turnover della posizione si è stabilizzato su un periodo abbastanza lungo per dargli il tempo necessario ad impostare e a condurre con i business executives i piani adatti a trasformare l’impresa. La durata media in azienda dei Cio intervistati è, a livello worldwide, di quattro anni e quattro mesi. Non abbiamo dati a livello di country ma la nostra sensazione è che in Italia, a causa della maggiore viscosità, anche nella fascia dirigenziale, tipica del mercato del lavoro del nostro paese, questo periodo sia superiore e dia quindi ai nostri It manager la possibilità di condurre in porto progetti evolutivi di ampia portata. Un secondo elemento di forza è che cresce la quota dei Cio aventi responsabilità che esorbitano dal campo tradizionale dell’It, e l’area più spesso toccata è proprio quella del miglioramento dei processi di business.

Carenza di risorse adeguate
Un serio problema (e qui torniamo alle cattive notizie) riguarda invece le risorse umane. Solo il 27% dei Cio intervistati ritiene di avere risorse adeguate per competenze e capacità a rispondere alle nuove richieste del business, un handicap che impatta sulla capacità dell’It di erogare rapidamente servizi di qualità e quindi ne limita il contributo ai fini della competitività dell’impresa. Ancora una volta, non abbiamo uno split dei dati per paese, ma, anche a causa della stagnazione dell’occupazione in area Ict che nella prima metà degli anni 2000 (come rilevato da analisi di NetConsulting e Prometeia) ha rallentato le assunzioni delle nuove leve, non crediamo che in Italia la situazione sia migliore della media. Naturalmente, l’effetto combinato di tre fattori, e cioè un ridimensionamento delle competenze tradizionali dovuto allo spostamento in outsourcing (anche off-shore) delle relative operazioni, la riqualificazione delle risorse presenti ed il naturale tasso di ricambio del personale, portano a riequilibrare la situazione. Il rapporto 2006 Federcomin sull’occupazione Ict riporta stime di NetConsulting secondo le quali entro il 2010 circa 10.300 addetti di ‘basso profilo’ dovrebbero essere sostituiti da oltre 17.400 figure professionalmente più evolute, con un saldo attivo di più di 7 mila unità.
A questa previsione moderatamente ottimistica contribuisce anche il fatto che i budget It, dopo la stretta degli anni passati, siano anche in Italia in lieve ripresa, consentendo quindi politiche di nuove assunzioni e/o di riqualificazione ed incentivazione delle risorse esistenti. A livello worldwide, Gartner stima per il 2008 un aumento della spesa It del 3,3% rispetto all’anno passato. Ma non si tratta di un aumento uniforme: saranno quelle imprese la cui funzione It avrà dimostrato di saper fornire soluzioni di qualità ad investire di più, innescando un ciclo virtuoso in cui s’inseguono i risultati ed i mezzi per ottenerli. Il fatto è che se rapportiamo al già citato 3,3% medio il tasso di crescita dell’investimento It di queste imprese ‘virtuose’, stimato del 4,9%, e quello delle altre (definite ‘generic It shops’), stimato del 3,1%, si vede chiaramente come l’It avanzato sia ancora una realtà di minoranza.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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