Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Idee di innovazione per l’Italia e l’Europa

pittogramma Zerouno

Idee di innovazione per l’Italia e l’Europa

20 Mag 2009

di Annamaria Di Ruscio

L’innovazione è un aspetto fondamentale e non banale per la crescita e lo sviluppo di un Paese  e per il suo permanere a livelli competitivi comparabili con gli altri. Tanto più in un momento di crisi quale quello che stiamo vivendo.
Purtroppo, il posizionamento dell’Italia all’interno delle classifiche europee ed internazionali sulla capacità di utilizzare e fare innovazione non è molto alto ed è peggiorato nel tempo.

Fig. 1 : Performance dell’innovazione nei Paesi Europei (2008)
Fonte: Commissione Europea, Summary innovation index 2008
(cliccare sull’immagine per ingrandirla)

L’ultimo rapporto disponibile, il Summary Innovation Index pubblicato di recente dall’Unione Europea non lascia dubbi.
Ma c’è un altro aspetto che deve destare perplessità. Ovvero il contenuto e la tipologia dell’innovazione. Infatti, se analizziamo (Eurostat) le tipologie di innovazioni effettuate dalle aziende cosiddette innovatrici, scopriamo una predilezione delle aziende italiane ad effettuare molta innovazione di processo (17%) e molto meno innovazione di prodotto e servizio (6%).
Certo, l’innovazione di processo consente di migliorare l’efficienza del proprio sistema produttivo. Tuttavia, se osserviamo gli ultimi dati pubblicati da OCSE nel febbraio 2009 sulla produttività del Sistema Italia, vediamo come il nostro Paese abbia raggiunto l’ultima posizione in classifica. Posizione per giunta peggiorata negli ultimi anni. La Spagna ci ha superati.
La produttività è il risultato, come sappiamo, di una serie di fattori tra cui il capitale investito, l’uso sapiente delle risorse umane e, non ultimo, delle tecnologie dell’informatica e delle telecomunicazioni.
Le nostre imprese e le nostre amministrazioni non hanno mai eccelso, purtroppo, nell’introduzione efficace di soluzioni e tecnologie all’interno dei propri sistemi produttivi né, tantomeno, dei prodotti e servizi erogati ai propri consumatori e clienti. Il risultato è stato la perdita progressiva di competitività. Solo qualche anno fa eravamo ancora nel mezzo dei quadranti. Oggi siamo irrimediabilmente ultimi (fonte: NetConsulting, 2009).
C’è un altro elemento essenziale che vale la pena sottolineare. Ovvero di cosa si compone l’innovazione. Il World Economic Forum ha strutturato alcune componenti interessanti di analisi, interpretando l’innovazione in una visione sistemica, che comprende molti elementi. Come si evince dal grafico, il posizionamento dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei è inquietante: il nostro Paese occupa il 24° posto, seguito da Romania, Polonia e Bulgaria e preceduto da Lettonia, Grecia e Ungheria. Sta emergendo, evidentemente, un divario nel fare innovazione, un Innovation Divide che, purtroppo ci vede protagonisti:
* Nelle politiche volte alla liberalizzazione dei mercati;
* Nella capacità delle imprese di fare rete, relazione;
* Nella capacità dei sistemi finanziari di supportare l’innovazione;
* Nell’inclusione sociale, in primo luogo delle donne nei processi formativi, lavorativi, di direzione e politici;
* Nella costruzione di un modello di sviluppo sostenibile;
* Nell’innovazione e nella ricerca e sviluppo;
* Nella società dell’informazione, in cui, ormai, viviamo da anni.

Fig. 2: Composizione e posizionamento delle componenti di innovazione in Europa, 2008
(cliccare sull’immagine per ingrandirla)

Acuita dalla crisi attuale, infatti, si sta creando proprio una differenza nella propensione, attitudine e adozione dell’innovazione come fattore di competitività per le Imprese e per i Paesi ed i loro sistemi economici.
Questo “Innovation Divide” tra innovatori e conservatori non dipende più dalla dimensione aziendale. Infatti, non vale più la regola tradizionale che vedeva la grande azienda come innovatrice e la PMI come inseguitrice a distanza.
Per non perdere il futuro (riprendendo il suggestivo titolo del libro di Elserino Piol) le ricette possibili sono molte. Restringendo l’ambito ad aree più squisitamente “tecnologiche” direi che esistono almeno 4 pilastri fondamentali per costruire un a piattaforma innovativa per il Paese e per l’Europa tutta. Una piattaforma abilitante in cui ciascun pilastro sorregge e rafforza l’altro. In una visione di sinergie e di insieme.
1. Riforma della PA: obiettivi, merito, integrazione, interazione
2. Rete e infrastruttura di Comunicazione (TLC): aperta, accessibile
3. Servizi Universali per i cittadini e le imprese: da usufruire attraverso le tecnologie ICT
4. Il Territorio come leva di Innovazione: creare ecosistema, destinare fondi per progetti; misurare le performance
All’interno di questi 4 fattori abilitanti, le leve possibili, che consentono di generare benefici per la competitività delle imprese, del Paese e dell’Unione Europea, sono anch’esse molteplici:
1. Innovazione di processo e di prodotto/servizio nelle imprese
2. Energia e Ambiente
3. Mobilità
4. Lavoro e Formazione
5. Sicurezza
6. Sanità
7. Turismo
8. Case Digitali
9. Città digitali
In sintesi, l’Italia prima e l’Europa nel suo insieme devono agire contemporaneamente su diversi fronti, prefiggendosi non solo di combattere la crisi esistente ma soprattutto di avviare meccanismi di crescita che consentano di colmare i gap esistenti e consentire robuste dosi di innovazione. Anche attraverso un uso sapiente dell’ICT.
Robert Schuman nel 1950 affermava: “L’Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Per dare un contributo ho accettato la candidatura alle prossime Europee (per maggiori dettagli: www.annamariadiruscio.eu).

* Annamaria Di Ruscio è Partner e Direttore Generale di NetConsulting

Annamaria Di Ruscio

Articolo 1 di 5