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Fujitsu TS, quando l’It diventa Zen

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Fujitsu TS, quando l’It diventa Zen

17 Ott 2013

di Rinaldo Marcandalli

Intervista con Satoru Hayashi San, Executive Vice Chairman of the Board, Fujitsu Technology Services, sulla vision aziendale, ma non solo. L’obiettivo ultimo è proporre un It a supporto di una società sostenibile, con una strategia che metta in campo l’innovazione continua del portfolio tecnologico e veda un’affermazione sempre maggiore in ambito servizi.

MILANO – A margine dell’evento Fujitsu It Future 2013 in cui Federico Francini, Presidente e Ad per l’Italia ha approfondito la strategia aziendale per il 2013, abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Satoru Hayashi San, Executive Vice Chairman of the Board, Fujitsu Technology Services. Il top manager ha chiarito il concetto di Human centric intelligent society (Hcis), per cui il vendor persegue l’obiettivo di creare attraverso l’Ict una società migliore e più sostenibile. Tra gli altri temi affrontati nel corso dell’intervista anche la continuità della divisione Technology Services con la precedente joint-venture Fsc (Fujitsu Siemens Computing, nata dall’unione delle due società, poi rilevata nel 2009 dalla multinazionale giapponese), sia nella percezione dei clienti sia nel bilanciamento del modello di business hardware – servizi.

ZeroUno: L’idea di Hcis (Human centric intelligent society) è riconducibile ai principi zen che ispirano la missione di Fujitsu?

Satoru Hayashi San, Executive Vice Chairman of the Board, Fujitsu Technology Services

Satoru Hayashi: Certo. Il buddismo zen insegna a concentrarsi per “fare il vuoto” e liberarsi dai problemi. I giapponesi, che seguono questa cultura, pensano che siamo parte della natura: svuotandoci, vi ci reimmergiamo e torniamo a esserne parte integrante, sentendoci bene, sicuri e protetti. La Hcis si ispira al principio di “riavvicinarsi all’ambiente” proprio nel trasformare l’oceano di dati in informazione, poi in conoscenza e infine in sapienza. Sapienza che, tornata all’uomo, serve a promuovere una società in armonia con il creato. Il valore di Hcis sta nell’astrazione dai dati a una sapienza capace di riconciliarci con l’ambiente, in quanto genera consapevolezza di esserne parte e volontà di esserne parte armonica.
ZeroUno: Come si declina questa vision nella customer relationship?
Hayashi: Il rapporto con il cliente è reso speciale dall’imperativo etico che la società va costruita per coesistere, non per contendere. Il nostro motto, “forgiare il domani insieme a te” è alla radice dell’idea del co-development. Se chiudiamo una trattativa, non lasciamo poi solo il cliente: la firma di un contratto per noi non è la fine, ma l’inizio di un percorso. Abbiamo una cultura antitetica al “mordi e fuggi”.
ZeroUno: Il business dei servizi, che vi vede al quarto posto mondiale, finirà con il prevalere su quello dei prodotti?
Hayashi: Le due offerte, prodotti e servizi, si trovano in una condizione di equilibrio solo a livello di Corporation. In Cemea [Central Europe, Middle East and Africa, ndr] e in Europa in particolare, il business dei servizi costituisce solo un terzo del totale, contro la quota di 2/3 rappresentata dai prodotti. Questo per via dell’origine Fsc delle Technology Solutions, con l’eredità di Augsburg, la fabbrica che fa di Fujitsu “l’unico produttore hardware rimasto in Europa”. Quindi vediamo margini di crescita per i servizi in Europa. E se il fifty-fifty complessivo non è un dogma, il business hardware resta determinante. Innovare continuamente il portafoglio prodotti rientra tra i nostri obiettivi strategici, insieme alla human centric intelligent society.
ZeroUno: Coniugare eredità e innovazione: è questo il vostro percorso in Europa?
Hayashi: Il 50% di Siemens acquisito nel 2009 è valso a Fujitsu Ts l’opportunità di continuare a contare su una base clienti con relazioni di lunga durata, sulla qualità dei dipendenti e su una tecnologia di punta. Una continuità che i clienti hanno apprezzato; al contempo, però, stiamo importando soluzioni hard-ware dal Giappone. Un esempio è la Palm Vein Identification Solution, che riconosce la configurazione venosa del palmo della mano. individuale come le impronte digitali. La soluzione è in field test presso UniCredit, per una nuova generazione di Atm a riconoscimento palmare.
ZeroUno: In merito all’equilibrio Fujitsu tra global cloud provider e fornitore di prodotti e servizi, quale business è il driver?
Hayashi: Penso che la risposta sia entrambi. I Cloud delivery center (Cdc) globali servono a realizzare soluzioni veloci: ne sono un esempio le infrastrutture as-a-service per i test di massa oppure il sistema per la ricerca all’interno di un database di persone disperse durante lo tsunami, fatto funzionare in poche ore, che ha favorito il ricongiungimento tra i sopravvissuti. Ma riconosciamo che molti clienti hanno requirement diversi dal cloud: migliorare la produttività degli asset, managed services, outsourcing. A queste aziende offriamo un ventaglio di servizi di take over del loro data center, dal consolidamento alla virtualizzazione all’integrazione con soluzioni ibride. Al cloud privato, per qualcuno.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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