Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Esiste ancora un unico mercato Ict?

pittogramma Zerouno

Esiste ancora un unico mercato Ict?

02 Lug 2005

di Giancarlo Capitani

E’ ancora lecito parlare di mercato Ict o ci troviamo di fronte a mercati che si stanno ricomponendo in un futuro prossimo in un nuovo mercato? E’ il quesito che emerge dall’analisi dei dati del Rapporto Assinform 2005

l Rapporto Assinform 2005, predisposto come sempre da NetConsulting con le sue 334 pagine e 270 tra grafici e tabelle, consente di dare una chiave di lettura strutturale sullo stato e sui trend del settore e del mercato dell’Ict in Italia basata su due evidenze. La prima è che il settore e il mercato si trovino attualmente in tutti i Paesi in una situazione di transizione nella quale si stanno ridisegnando le tecnologie di riferimento, i modelli di business dei fornitori e i profili di adozione da parte degli utenti. La seconda che in questo scenario di transizione il mercato Ict, visto come aggregato, non si comporta più in modo omogeneo ma è la risultante della sommatoria di mercati che crescono e di altri che declinano, di tecnologie emergenti e di altre in via di obsolescenza, di fornitori il cui fatturato cresce a due cifre e di tanti altri che, al contrario, sono in difficoltà. In relazione a ciò l’interrogativo che si pone è se sia ancora lecito parlare di mercato Ict o piuttosto di mercati che si stanno ricomponendo in un futuro prossimo in un nuovo mercato e dunque se l’Italia dell’Ict sia interpretabile come un insieme di mercati a differenti velocità, piuttosto che come mercato unico, caratterizzato da comportamenti omogenei da parte di imprese, settori e aree territoriali.

La crescita mondiale dell’Ict  e il posizionamento dell’Italia
Una prima declinazione di questa visione dei mercati a differenti velocità di crescita deriva dall’osservazione dell’andamento del mercato dell’Ict in Italia rispetto ai trend mondiali.
A livello aggregato il mercato mondiale dell’ICT ha avuto una straordinaria dinamica nel 2004 (+5,9%), superiore a quella del 2001, coerente con quella dell’economia mondiale che ha registrato lo scorso anno il tasso di crescita più elevato degli ultimi 20 anni, ad ulteriore dimostrazione che la crescita dei Paesi dipende ormai quasi esclusivamente dalla loro capacità di produrre ed utilizzare innovazione basata sull’Ict. Il mercato dell’Ict è cresciuto in Italia a livello molto inferiore rispetto alla media mondiale (1,5% contro 5,9% a livello mondiale), con andamenti molto differenziati, a proposito di differenti velocità, tra informatica e telecomunicazioni, di segno ancora negativo, anche se in miglioramento rispetto allo scorso anno, la prima (-0,4% nel 2004 contro il -3,2% del 2003), e positivo le ultime (+2,4%). Queste differenti velocità di crescita tra It e Tlc e tra Italia e altri Paesi costituiscono un trend ormai stabile da qualche anno.
Osservando, infatti, gli andamenti di lungo periodo si può notare che fino al 2002 i tassi di crescita del mercato It in Italia erano superiori o allineati a quelli europei e mondiali  e che dal 2002 in poi il nostro Paese ha avuto una crescita molto più rallentata rispetto alla media dei maggiori Paesi. Mentre nelle Tlc, dopo il boom 1996/1999, le curve di crescita risultano maggiormente allineate.
Questo divario di comportamenti tra i due mercati It e Tlc risulta ancora più visibile se misurato in termini di penetrazione. La spesa pro capite per Tlc in Italia risulta, infatti, allineata con quella media europea e non lontana da quella degli Stati Uniti e la stessa considerazione può essere fatta osservando l’incidenza della spesa sul PIL, mentre i livelli di spesa pro capite presentano divari molto profondi ed evidenziano ulteriormente come il ritardo italiano risieda esclusivamente nell’It (figura 1).

Livello di penetrazione dell’ICT in Italia, Europa e Stati Uniti (2004)


Fonte: Assinform/NetConsulting

Le ragioni del ritardo italiano nell’It
Il differente andamento dei principali segmenti dell’It nel 2004 e nel 1° trimestre 2005 evidenzia una dinamica di crescita molto più rilevante, se confrontata con quella dei periodi precedenti, dell’hardware rispetto ai servizi e conferma, da un lato la presenza di un fenomeno di rinnovamento del parco dei sistemi conseguenza dell’esaurimento del ciclo di vita delle tecnologie introdotte con i progetti Anno 2000 ed Euro e, dall’altro come  stia prevalendo nelle aziende una visione più orientata alla manutenzione e alla riduzione dei costi dell’It che non all’avvio di nuovi progetti. Questo, evidentemente, ha un impatto sia sulla composizione della spesa, dove risulta prevalente la componente corrente, sia sulla domanda di servizi, la cui crescita in valore è penalizzata dal permanere del fenomeno del downpricing delle tariffe professionali (figura 2).
Ma le ragioni strutturali di questo ritardo prevalgono forse su quelle congiunturali e sono spiegabili attraverso il paradigma mercato vs mercati a differenti velocità di crescita. La spesa It in Italia è, infatti, caratterizzata da forti divari interni che generano e spiegano, a loro volta, il gap verso gli altri maggiori Paesi.
Il primo divario è di tipo dimensionale in quanto le imprese superiori a 250 addetti generano il 54,2% della spesa totale e, sul fronte opposto, le piccole imprese, comprese tra 1 e 49 addetti, pur essendo numerosissime, ne generano soltanto il 18%, con una dinamica di crescita che continua ad essere fortemente negativa anche nel 2004.
Ma accanto a questo esiste anche un divario di spesa tra settori ed un ulteriore divario all’interno di ciascun settore. I settori a più elevato volume di spesa sono, infatti, quelli dove esistono pochi grandi big spenders (es. Banche, Distribuzione, Telecomunicazioni, Public Utilities) (figura 3). A questi si aggiunge  un divario territoriale molto profondo tra macro regioni: la spesa It sia per occupato che per residente vede il Mezzogiorno in profondo ritardo.

Livello di penetrazione dell’ICT in Italia, Europa e Stati Uniti (2004)

La dinamica della spesa IT in Italia per settori economici (2002-2004)

 

Fonte: Assinform/NetConsulting  

La crescita stabile delle Tlc
Il mercato delle telecomunicazioni presenta una situazione molto diversa, caratterizzata da una dinamica di crescita più positiva sia nel 2004 che nel 1° trimestre 2005, ma anche da trasformazioni più profonde rispetto all’It, sia sul lato della domanda che dell’offerta.
Osservando l’andamento del mercato delle Tlc in Italia negli ultimi 10 anni si può notare, oltre alla sua notevole crescita aggregata (da 19,5 nel 1999 a 41,9 miliardi di euro nel 2004), il ruolo straordinario che in questo ha avuto la telefonia mobile, e in modo particolare, la componente dei servizi mobili. Questa tendenza indica, inoltre, che il mercato delle telecomunicazioni è ormai un mercato di servizi, la cui incidenza è pari al 78.5%, contro il 48% dell’It, nel cui ambito hanno un peso crescente le componenti più innovative.La spesa generata da accessi e connettività ad Internet è aumentata  di quasi il 25% nel corso dell’ultimo anno, a causa della notevole diffusione degli accessi a banda larga.

Gli scenari prossimi venturi
Quali scenari possiamo prevedere per il breve e medio periodo a partire dalla situazione di ritardo strutturale del nostro mercato e degli andamenti congiunturali in questa prima parte dell’anno? Innanzitutto va considerato che, confrontando il posizionamento del nostro Paese in termini di competitività e diffusione dell’It, emerge molto chiaramente come l’Italia  soffra attualmente di un doppio ritardo di crescita, la cui evidenzia è aumentata significativamente nell’ultimo biennio, con un ulteriore peggioramento nel 2004.Questo doppio ritardo va interpretato come un gap di capacità innovative del sistema e, in tal senso, l’onere maggiore per il suo recupero spetta alle imprese e alla Pubblica Amministrazione nella sua duplice veste di agente di sviluppo della società digitale e utilizzatrice di Ict. La sfida fondamentale per il nostro Paese è dunque quella di superare il suo gap di crescita attraverso l’Ict.L’attuale situazione di bassa propensione all’innovazione determina un volume scarso di domanda a cui consegue un aumento dell’intensità competitiva tra fornitori i quali sono costretti ad usare la leva del downpricing. Questa situazione, accompagnata ad altri fenomeni di cambiamento strutturale del settore e del mercato, sta creando forti criticità nel popolatissimo sistema dei fornitori Ict in Italia che hanno la necessità di riposizionarsi in un mercato che sta radicalmente cambiando.In conclusione, il mercato e il settore dell’Ict stanno attualmente attraversando una lunga fase di transizione che ne sta cambiando la struttura interna e i fattori di crescita. Per questo dobbiamo leggere il mercato non in modo aggregato, ma come un insieme di mercati, di operatori e di utenti a diversa capacità innovativa e di crescita.Nel contesto del nostro Paese dobbiamo allora evidenziare e intervenire sui gap, ma anche favorire e supportare le azioni innovative di tutti i soggetti, le imprese, Pubblica Amministrazione e individui, ma soprattutto identificare e potenziare strumenti, azioni e politiche che sappiano creare quell’effetto sistema che è proprio quell’ingrediente che ancora manca per avviare una nuova fase di sviluppo.

Giancarlo Capitani

Articolo 1 di 5