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AITech-Assinform 2006: una piccola crescita per l’italia

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AITech-Assinform 2006: una piccola crescita per l’italia

24 Mar 2006

di Elisabetta Bevilacqua

Il mercato Ict torna a correre, a livello mondiale, in modo significativo. L’Italia per ora non ne approfitta e dai dati preliminari AITech-Assinform emerge la fotografia di un paese che innova ancora poco e affianca a punte di eccellenza tanti aspetti di arretratezza.

La presentazione in anteprima del mercato Ict 2005, che anticipa il Rapporto AITech-Assinform 2006, evidenzia un andamento straordinariamente positivo a livello mondiale del comparto Ict, che cresce come non mai, con un incremento superiore alla crescita del Pil. Quello dell’Ict, con una valore di quasi 2.600 miliardi di dollari a fine 2005, si conferma non solo come uno dei più importanti mercati industriali del mondo, ma anche come un grande mercato di massa, come evidenziano gli 820 milioni di telefoni cellulari venduti, i 203 milioni di Pc, gli oltre 2 miliardi di utenti di comunicazioni mobili, più di un miliardo di utenti di Internet di cui oltre 200 milioni con connessioni a larga banda. Ma mentre in passato la crescita derivava soprattutto dalle Tlc, a partire dal 2004 anche l’It comincia a crescere con ritmi equivalenti, pur con andamenti differenziati per le diverse aree geografiche. Nella maggior parte delle aree la spesa per le comunicazioni resta prevalente, tranne nel Nord America dove è inferiore alla spesa It, a causa della minor diffusione della telefonia mobile, della crescente penetrazione della telefonia VoIp e dell’elevata concorrenza rispetto all’Europa, fattori che contibuiscono a ridurre i prezzi delle Tlc.
“Il motore della crescita del mercato Ict è rappresentato dal concretizzarsi degli effetti della convergenza, che va vista in termini di sinergie fra le diverse componenti, con effetti positivi nelle vendite di apparati mobili, di reti e accessi a larga banda, di contenuti digitali e servizi accessibili attraverso Internet, indotti in gran parte da un comportamento della popolazione e degli occupati improntato alla mobilità”, sottolinea Giancarlo Capitani, Amministratore Delegato di NetConsulting, che come di consueto cura il Rapporto.

L’It torna a crescere
Se guardiamo invece all’Italia, il mercato, che vale poco più di 62.600 miliono di euro, si conferma modesto, con una crescita complessiva del 2,3% (ben al di sotto del 6,1% del mercato mondiale) dove il segmento It torna a crescere (se pur dello 0,9% rispetto al 3,0% delle Tlc), dopo l’andamento negativo degli ultimi anni. Tuttavia, il tasso di crescita It è molto inferiore a quello di tutti i principali paesi (vedi figura 1): non solo all’eccezionale incremento del 6% della Spagna, ma anche alla media europea del 3,5%, per non considerare il 5% del Nord America.
Crescono soprattutto la componente hardware (+3%) e il software (che con l’1,5% fornisce un segnale importante), mentre i servizi, che continuano ad essere la componente che pesa di più, confermano un andamento modestamente negativo (-0,1%), come risultato della scarsità di nuovi progetti e del permanere del downpricing.
Non ci sono particolari novità sulla distribuzione degli investimenti (vedi figura 2), a parte l’andamento positivo del segmento consumer che cresce del 6%: le piccole imprese continuano a investire in modo insoddisfacente (-1,4%), le grandi imprese manifestano un lieve miglioramento (+0,9%), mentre il traino viene soprattutto dalle medie imprese (+1,7%).
La crescita complessiva è stata guidata soprattutto dall’hardware e dai Pc (4.323.000 di unità con un incremento del 19,4%), con una dinamica particolarmente significativa nel segmento consumer (+ 26,7% in un mercato che vale ormai più di un quarto del totale), a conferma del fatto che oggi le famiglie sono più propense ad acquisire tecnologia (non solo Pc) rispetto al mondo delle imprese.

Comunicazioni: si riduce lo scarto fra fisso e mobile
Le comunicazioni continuano a crescere: il settore cambia, ma permane un andamento differenziato fra telefonia fissa e mobile, anche se si riduce lo scarto. La telefonia fissa, che nel 2004 era in contrazione, è cresciuta del 2,4%, mentre la telefonia mobile, che cresceva l’anno precedente del 5,5%, è cresciuta nel 2005 del 3,6%.
La telefonia fissa cresce in tutte le componenti. I servizi crescono meno (2,4% contro il 3,5% dell’anno precedente), mentre accelerano gli apparati (5,2% contro lo 0,3% del 2004), a causa degli investimenti in infrastrutture di rete fissa, non solo da parte di fornitori di servizi di telefonia tradizionale, ma finalizzati anche ad abilitare nuovi servizi come ad esempio la Tv su Ip. I servizi di rete fissa decrescono nella componente voce (-1,1%) che resta la più importante con il 60%, mentre si incrementa (+21%) la componente Internet, che tuttavia pesa ancora meno del 15%. Trainano questo segmento soprattutto gli utenti a larga banda che hanno raggiunto i 6,78 milioni, con uno dei tassi più alti a livello europeo (52,4%).
Frenano invece i servizi di telefonia mobile tradizionali (-1,6%) sia per effetto della concorrenza fra più operatori sia per effetto degli interventi dell’Autorità delle Comunicazioni sulle tariffe di terminazione fisso-mobile, mentre crescono i servizi a valore aggiunto (+28,8%), che pesano però ancora meno di un quarto del totale.
“Lo scenario che emerge dai dati fornisce la fotografia di un paese che innova ancora poco e non procede in modo omogeneo verso la digitalizzazione: presenta interessanti punti di eccellenza, ma anche tanti punti di arretratezza, dove la disciminante è fra innovatori e non innovatori – è il commento di Capitani – Innovano soprattuto le medie imprese, che partono da una situazione che non deve fare i conti con il passato e possono dunque utilizzare tecnologie e soluzioni dell’ultima generazione, mentre le piccole imprese continuano a non investire, a differenza delle famiglie che invece spendono molto in tecnologia. La discriminante non è però più solo dimensionale: non mancano piccole imprese che innovanno e medie che non innovano, mentre anche nelle famiglie le differenze sono soprattutto di tipo generazionale. Il problema principale è, come abbiamo già detto più volte, quello di un Paese ancora incapace di fare sistema. Il compito principale del nuovo governo sarà dunque anche quello di creare un’infrastruttura capace di favorire questo processo”.

Scarica l'Anteprima del Rapporto AITech-Assinform 2006

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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