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Nutanix si trasforma: dall’iperconvergenza a piattaforma aperta



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Il nuovo country manager italiano, Albert Zammar, racconta la strategia aziendale: dall’ecosistema dei partner tecnologici al supporto per i carichi di Agentic AI

Pubblicato il 4 giu 2026



Albert Zammar, Country Manager di Nutanix Italia
Albert Zammar, Country Manager di Nutanix Italia
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Da vendor di infrastruttura iperconvergente a piattaforma aperta per la gestione di dati e applicazioni distribuite: Nutanix cambia pelle come racconta Albert Zammar, il Country Manager Italia fresco di nomina, durante un incontro con la stampa.

Entrato in azienda lo scorso gennaio, dopo venti anni di carriera nel mondo IT (Elastic, Cohesity, Veeam Software e Riverbed), Zammar chiarisce le ragioni del nuovo posizionamento strategico. «Fin da quando è nata con il concetto di iperconvergenza – afferma – Nutanix ha creato qualcosa di innovativo. Tuttavia, il “datacenter in a box” non bastava a soddisfare tutte le esigenze delle grandi aziende, abituate ad avere infrastrutture organizzate in silos tecnologici e non ancora pronte a rivoluzionare gli asset sui quali avevano investito».

Da qui la necessità di aprire progressivamente l’architettura, soprattutto in uno scenario IT sempre più eterogeneo. «Oggi – prosegue Zammar – siamo una piattaforma per gestire dati e applicazioni ovunque si trovino. Dall’edge al cloud pubblico, dal privato al gestito, l’obiettivo è avere un’unica console di governo per far dialogare applicazioni, workload e infrastrutture distribuite».

Aprire l’ecosistema ampliando le collaborazioni con i vendor

Traslando la visione strategica sul piano pratico, la multinazionale californiana è impegnata nell’accelerare l’interoperabilità con tecnologie di terze parti, ampliando il numero di partner supportati.

I passi compiuti in questa direzione sono evidenti e Zammar evidenzia in particolare le collaborazioni in ambito storage. Ad esempio, nel 2025 era già stata annunciata l’integrazione tra Nutanix Cloud Infrastructure e i sistemi FlashArray di Everpure (ex Pure Storage).

Più recentemente è stata siglata l’alleanza con NetApp, annunciata lo scorso aprile al .NEXT 2026 di Chicago, il convegno worldwide annuale di Nutanix. L’accordo è finalizzato a integrare, entro la fine dell’anno, l’infrastruttura dati intelligente di NetApp basata sul sistema operativo ONTAP con la soluzione Nutanix Cloud Platform e l’hypervisor Nutanix AHV. Secondo le dichiarazioni, ciò consentirà alle aziende di semplificare le strategie di virtualizzazione e migrazione di VM verso Nutanix. Zammar sottolinea il carattere strategico della partnership, anche nell’ottica di rafforzare il posizionamento verso le medie imprese, mercato dove NetApp ha una grande penetrazione e che in Italia è particolarmente rilevante.

Sempre nel 2026, Nutanix ha annunciato la partnership strategica con AMD per rafforzare la propria piattaforma a supporto delle nuove applicazioni di Agentic AI. Come si legge dai comunicati, nell’ambito dell’accordo, AMD investirà 150 milioni di dollari in azioni ordinarie Nutanix e finanzierà fino a 100 milioni di dollari per iniziative congiunte di ingegneria e go-to-market. Sul piano tecnologico, Nutanix amplierà il proprio portfolio di server con CPU AMD presso tutti i principali vendor e prevede di introdurre il supporto a server accelerati da GPU AMD per carichi di lavoro AI.

Il quadro delle alleanze si completa infine con le partnership hardware consolidate (Cisco, Lenovo, Dell, HPE) e con l’ingresso di Fujitsu, anch’esso annunciato a Chicago.

Le priorità degli executive IT: sovranità del dato e silos tecnologici

Secondo Zammar, la direzione strategica di Nutanix trova convalida anche nell’ultimo Enterprise Cloud Index, l’indagine commissionata a Wakefield Research che ha coinvolto 1.600 dirigenti IT di aziende con oltre 500 dipendenti in 14 Paesi, tra cui l’Italia. Dal report, infatti, emergono due priorità fondamentali: la sovranità del dato con annesso il tema della governance e il problema dei silos tecnologici che ostacolano l’adozione dell’AI.

La ricetta passa ancora una volta per un modello architetturale aperto e per la serie coerente di annunci portati sul palcoscenico dell’ultimo .NEXT. In particolare Zammar cita Nutanix Agent AI, una soluzione pensata come gateway tra gli agenti di intelligenza artificiale e l’infrastruttura sottostante. L’integrazione degli agenti AI, infatti, è nell’agenda strategica delle organizzazioni, ma le sfide sono tante a partire dalla frammentazione tecnologica e dalla necessità di elevata potenza di calcolo.

«Per soddisfare le richieste – sottolinea Zammar – molto spesso le aziende fanno overprovisioning. Bisogna invece capire quando gli agenti AI stanno realmente utilizzando capacità computazionale e memoria, distribuendo le risorse in modo efficiente sullo stack infrastrutturale«.

La piattaforma Nutanix Agentic AI introduce quindi un livello di orchestrazione che collega gli agenti AI all’infrastruttura sottostante, con l’obiettivo di ottimizzare l’utilizzo di CPU e GPU e ridurre i costi operativi.

Le principali novità del .NEXT 2026

Zammar passa a elencare gli altri annunci di rilievo strategico: NKP Metal ovvero l’estensione della Nutanix Kubernetes Platform per eseguire Kubernetes direttamente su server bare-metal; Nutanix Unified Storage (NUS) 5.3, che amplia lo smart tiering per spostare dati verso Google Cloud e OVHCloud S3; il framework Service Provider Central, che consente ai service provider di gestire in modo sicuro e flessibile più clienti su tenant separati, attraverso un’unica piattaforma; la soluzione Data Lens 2.0 per l’analisi e la sicurezza dei dati, ora in grado di funzionare on-premise, anche in ambienti air-gapped; l’integrazione certificata tra Nutanix Database Service e MongoDB Ops Manager, che permette di semplificare le operazioni sui database aziendali, con provisioning automatizzato e gestione del ciclo di vita unificata tra ambienti infrastrutturali e di database.

Il country manager porta quindi l’attenzione sul tema della sovranità del dato, centrale soprattutto per la Pubblica Amministrazione e per i settori regolamentati come Banche e Assicurazioni. La risposta di Nutanix annunciata al .NEXT 2026 riguarda il supporto della piattaforma all’AWS GovCloud già disponibile e all’AWS European Sovereign Cloud arriverà entro l’anno.

Nutanix sul mercato italiano

L’incontro con Zammar è stato anche occasione per approfondire le strategie di Nutanix sul mercato italiano. Secondo le dichiarazioni, la domanda nel Bel Paese è in crescita e coinvolge trasversalmente tutti i settori, dal Finance al Manifatturiero fino alla Pubblica Amministrazione (anche sulla spinta dei fondi del PNRR).

In Italia, gli account executive di Nutanix presidiano circa 150 clienti di fascia enterprise, con l’obiettivo dichiarato di crescere in tutti i dipartimenti. A supporto delle imprese del territorio, la multinazionale californiana mette a disposizione il team di Inside Sales con sede a Barcellona, un presidio capillare di specialisti in field, distribuiti su cinque aree (Lombardia, Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud), una squadra addetta ai rinnovi contrattuali e una dedicata ai servizi professionali.

Tra i temi che stanno acquisendo maggiore rilevanza per le nostre imprese figura la “dual vendor strategy”, ovvero la scelta di non dipendere da un unico fornitore tecnologico sia per evitare il lock-in sia per avere la possibilità di evolvere progressivamente le infrastrutture esistenti. Come afferma Zammar, è qui che la multinazionale californiana sta costruendo il proprio posizionamento anche sulla scorta degli ultimi annunci di Chicago. «Nutanix è forse l’unico vendor che può rappresentare una dual vendor strategy per diversi tipi di necessità e di esigenze».

Anche il tema della virtualizzazione, continua a rappresentare un elemento di discussione e un importante volano commerciale per Nutanix, che però non si pone soltanto come possibile alternativa più economica agli incumbent (VMware dopo l’acquisizione da parte di Broadcom per contestualizzare) ma come riferimento per le strategie di evoluzione infrastrutturale delle aziende a lungo termine.

«Una strategia di pricing – conclude Zammar – alla fine, può sempre essere negoziata. Ciò che non è negoziabile, invece, è dotarsi di infrastrutture pronte per i workload del futuro».

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