Ibm e cinque università americane copiano il cervello umano

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Ibm e cinque università americane copiano il cervello umano

25 Nov 2008

di Riccardo Cervelli

Importante passo in avanti nel cognitive computing, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Ibm, grazie anche a un finanziamento di 4,9 milioni di dollari della Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa) ha intrapreso un progetto di ricerca – in collaborazione con alcune università americane – in aree quali sinaptronica, scienza dei materiali, circuiti neuromorfi, simulazioni con supercomputing e ambienti virtuali. Il progetto, denominato “Cognitive Computing via Synaptronics and Supercomputing (C2S2) ”, parte dallo studio dei micro e macro circuiti computazionali essenziali del cervello per arrivate a progettare computer ultracompatti e a basso consumo in grado di comportarsi come la mente umana e con un’architettura basata su componenti realizzati con nanotecnologie che imitano il funzionamento dei neuroni e delle sinapsi.

Secondo Idc, ogni anno la mole di informazioni a disposizione delle aziende e delle organizzazioni di diversa natura aumenta a un ritmo del 60%, rendendo di fatto sempre più difficile eseguire analisi e prendere decisioni senza ritardi rilevanti. Il cognitive computing (a differenza dell’intelligenza artificiale, che prendeva in esame aspetti specifici dell’attività cognitiva umana e animale per cercare di riprodurla in sistemi computerizzati) punta a realizzare sistemi olistici in grado di emulare il cervello umano a livello di autonomia nella raccolta delle informazioni, selezione, interpretazione in base al contesto, capacità di autoapprendimento, velocità di elaborazione e addirittura capacità di giudicare e provare sensazioni. Oltre che sul piano del software, lo sforzo di innovazione prevede lo sviluppo anche di nuovi tipi di sensori, attuatori e altri materiali, in modo da rendere possibile la realizzazione di circuiti neuromorfi. I dispositivi così realizzati potranno essere installati nelle situazioni più disparate e fatti colloquiare tra loro e con sistemi di supercomputing per eseguire in un batter d’occhio elaborazioni complesse per settori come, per esempio, la finanza o la meteorologia. Per queste attività di ricerca, fino a questo momento, ci si era affidati a grandi supercomputer basati su architetture tradizionali,come lo stesso BlueGene di Ibm, che è riuscito, grazie ad appositi programmi, a emulare il piccolo cervello di un topo.

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Alle attività di ricerca, guidate da Dharmendra Modha, manager dell’iniziativa di cognitive computing di Ibm, partecipano esponenti delle università di Stanford University, University of Wisconsin-Madison, Cornell University, Columbia University Medical Center e University of California- Merced.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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