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I benefici della AI, tra collaborazione uomo-macchina e corsa agli investimenti



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L’analisi di Cisco. Il 65% del campione teme di non investire abbastanza in questa tecnologia ed emergono tre ostacoli alla diffusione pervasiva dell’AI ancora irrisolti: infrastrutture, fiducia e dati frammentati

Pubblicato il 21 lug 2026



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I benefici della AI si stanno palesando e appaiono sempre più concreti agli occhi del top management, ma la percezione dei vantaggi si accompagna a una pressione crescente verso una concretezza operativa che appare ancora un miraggio. È quanto emerge dalla seconda edizione dello studio “Come i CEO vedono l’AI” condotto da Cisco su un campione di 2.500 CEO in 23 Paesi per comprendere visione, aspettative e ostacoli legati alla diffusione su larga scala dell’intelligenza artificiale.

Il quadro che ne risulta è contrastante. Da un lato, cresce la fiducia nel potenziale della tecnologia, dall’altro si fa strada la consapevolezza che i benefici della AI restano condizionati da infrastrutture, dati e fiducia ancora da consolidare.

La percezione dei CEO

Lo studio, realizzato raccogliendo i dati nel gennaio 2026 su aziende con oltre 250 dipendenti in Asia, Australia, Europa, Nord America, Sud America e Africa, fotografa un cambiamento nella domanda che i CEO si pongono rispetto all’intelligenza artificiale.

Il management non si chiede più se l’AI funzionerà, ma se la propria azienda sta investendo in modo congruo per capitalizzarne rapidamente i vantaggi.

Cresce l’ottimismo

Il 91% dei CEO si dichiara più ottimista rispetto all’anno scorso riguardo al potenziale dell’IA. Un ottimismo che, però, convive con un’ansia da prestazione: il 65% teme di non investire a sufficienza in questa tecnologia, una percentuale in crescita rispetto al 53% dell’anno scorso.

Oltre due terzi dei CEO (69%), poi, considera ormai l’adozione dell’IA un requisito imprescindibile per le aziende moderne, segno che il beneficio competitivo della tecnologia è entrato stabilmente nell’agenda strategica delle aziende.

L’Europa punta su fiducia e trasparenza

I CEO europei mostrano un approccio distintivo rispetto a quelli di altre aree geografiche: meno enfasi sulla velocità di adozione e più attenzione alla corretta implementazione, con priorità a fiducia, trasparenza e allineamento etico. Un CEO europeo intervistato nella ricerca ha sintetizzato questo approccio, mettendo in guardia dal rischio di introdurre l’IA nei processi decisionali senza adeguata trasparenza, poiché recuperare la fiducia perduta è più difficile che recuperare efficienza.

I principali vantaggi attesi

Al di là della crescita di fiducia generale, la ricerca Cisco individua benefici specifici che i CEO associano all’adozione dell’intelligenza artificiale, in particolare sul fronte della collaborazione tra persone e sistemi automatizzati e su quello della qualità delle decisioni aziendali.

Collaborazione uomo-AI: il controllo resta alle persone

Uno dei vantaggi più rilevanti individuati dallo studio riguarda il modello di collaborazione tra esseri umani e sistemi intelligenti.

Entro il 2030 quasi tutti i CEO prevedono che l’AI giocherà un ruolo chiave nelle attività aziendali, ma non in totale autonomia: il 72% immagina un futuro in cui l’AI fornirà supporto o eseguirà compiti sotto la direzione, il giudizio e la supervisione dell’uomo.

Le motivazioni indicate sono pratiche: garantire la sicurezza dei sistemi di AI, assicurare la produttività dei team misti uomo-AI e gestire le implicazioni etiche dei processi decisionali basati sull’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è muoversi rapidamente con l’IA ancorando sempre le decisioni ai valori umani. Non a caso, l’adozione di agenti AI che affianchino i dipendenti rientra tra le tre priorità principali dei CEO per il 2026.

Competenze acquisite, decisioni più rapide e consapevoli

Il secondo beneficio percepito riguarda la riduzione del gap di competenze, che si traduce in decisioni aziendali più rapide e consapevoli. Nell’arco di dodici mesi, la percentuale di CEO che si dichiara frenata nelle decisioni dalla scarsa comprensione dell’IA è scesa dal 74% al 47%, mentre la quota di chi ritiene che questa lacuna impedisca decisioni meditate è calata dal 74% al 49%. Questo miglioramento delle competenze si accompagna a una maggiore consapevolezza di ciò che serve per implementare correttamente la tecnologia, un prerequisito indispensabile per trasformare il potenziale dell’AI in KPI misurabili.

Le barriere che frenano la diffusione dell’intelligenza artificiale

Se i benefici della AI sono sempre più evidenti e riconosciuti, la ricerca Cisco individua con altrettanta chiarezza tre vincoli principali che ne rallentano la piena realizzazione.

Infrastrutture da aggiornare

Il 53% dei CEO teme che i limiti infrastrutturali possano rappresentare un freno ai benefici attesi dall’IA. Non sorprende, quindi, che l’aggiornamento delle infrastrutture IT per gestire i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale sia la priorità assoluta per il 2026, seguita a breve distanza dalla formazione del personale.

Fiducia e sicurezza degli agenti IA

Proprio mentre i CEO spingono per integrare gli agenti IA nella forza lavoro, la sicurezza e il controllo di questi sistemi autonomi sono diventati la preoccupazione numero uno, in particolare in vista di una diffusione su larga scala dell’IA agentica capace di agire in autonomia.

Frammentazione dei dati

I problemi di qualità, accessibilità e centralizzazione dei dati rappresentano la barriera più citata in assoluto: il 34% dei CEO la indica come l’ostacolo principale ai progressi dell’IA.

Come preparsi in modo efficace

Le preoccupazioni espresse dai CEO trovano conferma diretta in un secondo studio Cisco, l’AI Readiness Index 2026, condotto su oltre 8.000 leader IT a livello globale.

I dati confermano che le organizzazioni di tutto il mondo affrontano esattamente le stesse tre barriere emerse tra i CEO e offre una fotografia ancora più granulare dello stato di preparazione – readiness – delle aziende.

Rete, sicurezza e dati: i tre pilastri della readiness

Secondo l’indice elaborato da Cisco, meno di un quarto dei leader IT (22%) considera la propria rete ottimale per i carichi di lavoro IA. Solo il 31% si sente pronto a garantire sicurezza e controllo sugli agenti IA, mentre appena il 19% dispone di dati completamente centralizzati e accessibili all’intelligenza artificiale.

Il vantaggio competitivo è tangibile

Il dato più significativo per chi valuta i benefici della AI in ottica strategica è che le aziende che riescono a superare tutte e tre le sfide di infrastruttura, sicurezza e dati stanno già acquisendo un vantaggio competitivo misurabile, mentre le organizzazioni che restano indietro su anche solo uno di questi fronti rischiano di non riuscire a tradurre l’ottimismo dei CEO in risultati concreti.

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