Ogni tecnologia trasformativa e dirompente – come il World Wide Web, il cloud o l’IoT – si sviluppa seguendo due logiche. La prima è quella che guarda al futuro e a tutto ciò che l’innovazione permette di fare in più o meglio rispetto al passato. La seconda, invece, si sviluppa in profondità, è più lenta, meno visibile, e riguarda ciò che l’innovazione in questione obbliga a ripensare alle fondamenta. Nel caso dell’intelligenza artificiale, la seconda logica ha un nome. Si chiama AI governance.
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AI governance: le strategie di Intesa Sanpaolo, Alfasigma e Comune di Pisa
Dal SAS CxO di Milano, gli utenti discutono di quale sia il vero perimetro degli algoritmi. La trustworthy AI non è un obbligo normativo da assolvere, ma una condizione necessaria per fare funzionare davvero l’intelligenza artificiale nelle organizzazioni complesse

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