Un’impresa siciliana può ospitare i propri servizi digitali a Milano o a Francoforte. Emmanuel Becker vuole offrirle un’alternativa più vicina: una rete di data center regionali che distribuisca la capacità elaborativa e riduca la concentrazione in pochi grandi poli. Per il ceo di Mediterra DataCenters, questa rete può contribuire anche alla costruzione di un cloud sovrano europeo.
Il modello è stato al centro del roadshow avviato a Carini, in provincia di Palermo, dove la società ha annunciato un investimento superiore a 20 milioni di euro entro la fine del 2026 per PMO01, il sito acquisito da Open Hub Med e situato nell’area ex Italtel. Il Ceo di Mediterra spiega come collega la presenza delle infrastrutture nei territori alla resilienza, allo sviluppo delle competenze e alla disponibilità locale di energia.
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Becker, Perché considerate i data center regionali una componente della sovranità digitale?
Perché la sovranità riguarda anche la possibilità di disporre di infrastrutture nei territori in cui imprese e cittadini producono e utilizzano servizi digitali. Una rete di data center regionali permette di distribuire la capacità digitale e di sviluppare servizi e competenze in diverse aree del Paese.
Che cosa cambia, in concreto, per la resilienza dei servizi?
Quando una quota elevata delle infrastrutture è concentrata in pochi grandi poli, un problema che colpisce uno di essi può avere conseguenze molto ampie. Penso a un’interruzione del servizio o a un attacco informatico. Moltiplicare i punti da cui vengono erogati i servizi aiuta a distribuire il rischio e dà ai territori maggiori possibilità di continuare a operare. Le crisi geopolitiche degli ultimi anni ci hanno ricordato quanto conti poter fare affidamento su infrastrutture distribuite.
Dove si colloca questa rete nella vostra idea di cloud europeo sovrano?
È la base infrastrutturale che vogliamo contribuire a sviluppare. Per me la sovranità comprende la capacità di scegliere dove collocare le proprie attività digitali e di mantenere servizi e competenze vicino alle imprese che ne hanno bisogno. Questo richiede un ecosistema: data center, connettività, operatori e clienti devono poter crescere insieme nei territori. La dimensione regionale rafforza quella nazionale ed europea, perché amplia i luoghi da cui è possibile erogare i servizi.
Quali ricadute vi aspettate per le imprese e le economie locali?
Se un’azienda trova capacità e partner qualificati nella regione in cui opera, ha un’opzione in più per organizzare la propria presenza digitale. La crescita di un data center può inoltre richiamare fornitori di servizi e creare opportunità di lavoro sul territorio. Per questo investiamo anche negli spazi destinati a ospitare i partner e nel rapporto con scuole e università: vogliamo che lo sviluppo delle infrastrutture sia accompagnato dalla formazione delle persone che lavoreranno nel settore.
Nel vostro modello entra anche il rapporto tra data center ed energia. Come?
Vogliamo avvicinare il consumo digitale ai luoghi in cui viene prodotta energia, in particolare quella da fonti rinnovabili. Collocare capacità elaborativa vicino alla produzione permette di valorizzare risorse disponibili sul territorio e di ragionare anche sul possibile riutilizzo locale del calore generato dalle infrastrutture. È un aspetto della nostra strategia regionale: progettare i data center tenendo conto delle caratteristiche e delle esigenze dei luoghi in cui si trovano.
Quali sono i prossimi passi della rete italiana?
Abbiamo avviato le attività a Roma e stiamo investendo a Carini. Intendiamo proseguire in altre regioni italiane; il prossimo annuncio riguarderà un territorio che consideriamo rilevante anche per i collegamenti con altri mercati. In Sicilia, la prima fase è concentrata sul rafforzamento della connettività. Vogliamo poi attrarre sul sito nuovi servizi e attività, anche per offrire alle imprese locali maggiori possibilità di utilizzare infrastrutture vicine.
A Carini avete proposto anche un Patto per la connettività del Mediterraneo. Come si lega alla strategia regionale?
Il Patto nasce dall’idea che un’infrastruttura possa produrre più valore se imprese, istituzioni, partner e mondo della formazione lavorano nella stessa direzione. Chiediamo un impegno condiviso per rendere la Sicilia più attrattiva, sviluppare competenze e rafforzare i servizi digitali che possono partire dall’isola verso l’Italia, l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente. Carini è il punto da cui avviare questa collaborazione, mettendo in relazione la dimensione regionale con quella internazionale.








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