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Cybersecurity, l’aumento degli attacchi spinge i budget delle imprese



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Secondo Deloitte, nel 2025 la spesa italiana per la sicurezza informatica ha raggiunto 2,78 miliardi di euro, avanzando del 12% contro il +1,5% dell’intero mercato digitale. Intelligenza artificiale, obblighi normativi e tutela della continuità operativa guidano le strategie di rafforzamento

Pubblicato il 4 set 2026



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La pressione delle minacce aumenta, le aziende rivedono i propri piani di risposta e la sicurezza informatica conquista una quota crescente degli investimenti digitali. Nel 2025 la spesa italiana in cybersecurity ha raggiunto 2,78 miliardi di euro, con un incremento del 12%, un ritmo nettamente superiore al +1,5% registrato dall’intero mercato digitale nazionale.

Il quadro emerge dal report “Cybersecurity, Frodi e Data Privacy”, realizzato da Deloitte in qualità di Knowledge Partner della prima edizione di WeSec – Il Salone della sicurezza, promosso da ABI e in programma a Milano il 22 e 23 settembre 2026. Lo studio riunisce i dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, del Clusit, del Politecnico di Milano, di Banca d’Italia, della Polizia Postale e del Garante per la protezione dei dati personali.

Gli eventi ostili aumentano, ma gli impatti crescono più lentamente

Secondo i dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, nel 2025 sono stati trattati 2.729 eventi ostili, con una media mensile salita del 38%, da 165 a 227 episodi. Gli incidenti con impatti confermati sono invece aumentati del 7%, raggiungendo quota 615.

La distanza tra i due tassi di incremento segnala una pressione offensiva sempre più intensa, accompagnata da una maggiore capacità di intercettare e contenere almeno una parte delle minacce. Il dato resta comunque rilevante per aziende e amministrazioni, chiamate a gestire un numero crescente di tentativi di compromissione e tempi di reazione sempre più ridotti.

«La progressiva digitalizzazione di servizi, pagamenti e infrastrutture critiche contribuisce a rendere la sicurezza informatica una componente strategica per la resilienza del sistema economico e finanziario, la tutela della fiducia di cittadini e imprese e la continuità del business – spiega Fabio Battelli, Enterprise Security Leader di Deloitte – Per il settore bancario, la cybersicurezza rappresenta un fattore abilitante dell’innovazione digitale e, sempre più, dell’adozione sicura dell’Intelligenza Artificiale, oltre che una componente essenziale del risk management e della conformità al quadro regolamentare europeo».

L’Italia concentra il 9,6% degli incidenti gravi globali

La posizione italiana appare ancora più esposta considerando gli incidenti classificati come gravi e diventati di dominio pubblico. Il Rapporto Clusit 2026 ne ha censiti 507 nel 2025, contro i 357 dell’anno precedente: un aumento del 42%.

Gli episodi rilevati nel Paese rappresentano il 9,6% dei 5.265 casi osservati a livello mondiale, una quota vicina a un decimo del totale globale e particolarmente elevata rispetto al peso economico e demografico dell’Italia.

La crescita delle attività ostili trova riscontro anche nelle esperienze dirette delle organizzazioni. Il 34% delle grandi imprese ha subito almeno un attacco nel corso del 2025, mentre il 3% ha registrato conseguenze immediate sulla propria operatività. Il 57% ha quindi avviato una revisione strutturale dei piani di incident response.

Più risorse a Pubblica Amministrazione, finanza e trasporti

L’accelerazione interessa in misura diversa i singoli comparti. Gli incrementi più consistenti della spesa sono stati registrati nella Pubblica Amministrazione, con un +28%, nel settore finanziario, con un +22%, e nella logistica e nei trasporti, con un +18%. Sulla dinamica della PA ha inciso anche la disponibilità dei fondi europei legati al PNRR.

La tendenza è destinata a proseguire: il 70% delle grandi aziende prevede di aumentare ulteriormente il budget dedicato alla sicurezza informatica nel 2026. Per il mercato si apre quindi una nuova fase, nella quale la domanda riguarda sempre più la resilienza operativa, la capacità di rilevare tempestivamente gli incidenti, la protezione delle identità digitali e il controllo della filiera dei fornitori.

Frodi digitali, sottratti oltre 269 milioni di euro

Nel sistema dei pagamenti l’incidenza delle frodi resta contenuta rispetto al valore complessivo delle transazioni, ma presenta differenze marcate tra i diversi canali. I dati di Banca d’Italia indicano che, nel secondo semestre del 2025, il tasso si è attestato a 3 euro ogni 100mila euro transati, pari allo 0,003% in valore, e a 10 operazioni fraudolente ogni 100mila transazioni.

Le operazioni a distanza risultano maggiormente esposte. Per le carte utilizzate nell’e-commerce, il tasso di frode in valore raggiunge lo 0,060%, contro lo 0,006% dei pagamenti effettuati attraverso Pos fisici.

La dimensione economica del fenomeno emerge dai dati della Polizia Postale, che nel 2025 ha trattato 51.560 casi, 27.085 dei quali riferibili al cybercrime. Le somme sottratte hanno superato i 269 milioni di euro, con un aumento del 16% rispetto al 2024.

A rendere più insidiosi i tentativi di raggiro contribuisce l’impiego crescente dell’intelligenza artificiale. Voci clonate, video deepfake e messaggi di phishing personalizzati permettono di costruire contenuti più credibili e di adattarli rapidamente ai profili delle potenziali vittime.

Data breach, oltre 2.400 notifiche al Garante

Accanto alle frodi finanziarie cresce il peso delle violazioni dei dati personali. Nel 2025 le notifiche trasmesse al Garante per la protezione dei dati personali hanno raggiunto quota 2.415, il 10% in più rispetto all’anno precedente.

L’attività sanzionatoria ha superato i 37 milioni di euro e si è concentrata in particolare sulle carenze delle misure di sicurezza. Il dato evidenzia come la protezione delle informazioni sia ormai strettamente collegata alla gestione del rischio aziendale, alla continuità dei servizi e alla conformità normativa.

I settori più esposti alla pressione degli attacchi

Il settore bancario italiano presenta uno dei livelli di maturità più elevati, anche grazie a un quadro regolamentare europeo particolarmente articolato. Una quota crescente del rischio si sposta però verso il cliente finale, attraverso la manipolazione del pagatore, l’abuso dei bonifici istantanei e della moneta elettronica e la compravendita di credenziali bancarie nei circuiti illeciti.

Nella sanità, l’incidenza degli episodi rilevati dal campione Clusit è scesa all’1,8%, ma il comparto conserva una fragilità strutturale legata al valore dei dati sanitari, alla presenza di dispositivi medicali connessi e alla frammentazione dei sistemi e dei fornitori. A questo si aggiunge la necessità di garantire una disponibilità pressoché continua dei servizi.

Trasporti e logistica hanno registrato l’aumento più marcato, con un +134,6% degli incidenti censiti nel 2025, anche per effetto delle campagne DDoS. L’integrazione tra tecnologie IT e sistemi OT, utilizzati per controllare processi e infrastrutture fisiche, amplifica inoltre il rischio che un attacco provochi interruzioni operative.

La Pubblica Amministrazione resta il settore più esposto in valore assoluto. L’ACN ha rilevato oltre 1.100 eventi nel corso dell’anno, mentre il comparto ha concentrato più del 28% degli incidenti italiani inclusi nel campione Clusit, con una crescita vicina al 290%. Molti attacchi hanno finalità dimostrative, ma possono coinvolgere banche dati pubbliche e fornitori web condivisi da più enti.

Nel manifatturiero si concentra invece una vulnerabilità strutturale: circa il 16% degli attacchi mondiali diretti al settore colpisce organizzazioni italiane. Il ransomware interessa soprattutto le PMI, mentre la convergenza tra IT e OT può trasformare la compromissione digitale in un fermo della produzione. Il comparto energetico assume infine una rilevanza sistemica ed è esposto tanto alla criminalità informatica quanto alle attività riconducibili ad attori statuali.

L’intelligenza artificiale accelera la catena di attacco

L’AI generativa sta modificando le modalità con cui vengono progettate ed eseguite le attività offensive. ACN, Clusit ed Enisa documentano il suo impiego per creare campagne di phishing e spear phishing più credibili, personalizzate e scalabili.

La tecnologia consente inoltre di automatizzare operazioni precedentemente svolte a mano, come la raccolta di informazioni sul bersaglio, la ricerca delle vulnerabilità e la produzione di codice malevolo. La prospettiva è quella di minacce progressivamente più autonome, nelle quali agenti basati sull’intelligenza artificiale possono gestire parti crescenti della catena di attacco con una supervisione umana limitata.

La stessa tecnologia può rafforzare anche le capacità difensive, migliorando il rilevamento delle anomalie, l’analisi degli eventi e l’automazione delle risposte. Per le organizzazioni diventa quindi centrale governarne contemporaneamente le opportunità e le nuove superfici di esposizione.

Dal Board alla supply chain, le priorità per le imprese

Secondo Deloitte, la risposta alla maggiore pressione cyber richiede un approccio integrato, capace di coinvolgere direttamente gli organi di vertice e di estendersi all’intera catena dei fornitori.

«ll quadro che emerge dal report evidenzia come la variabile decisiva sarà la capacità di governo del rischio – sottolinea Daniele Frasca, Senior Partner di Deloitte – In questo contesto emergono cinque priorità per gli organi di vertice: portare il rischio cyber stabilmente nell’agenda del Board; spostare il baricentro dalla sola protezione alla resilienza; rafforzare il presidio del fattore umano e delle identità digitali; governare l’IA contemporaneamente come leva di difesa e nuova fonte di rischio; estendere infine il presidio all’intera filiera digitale di tutti i fornitori. Anche la compliance deve evolvere in questa direzione: GDPR, NIS2, DORA, CRA e AI Act non possono essere gestiti come esercizi separati, ma devono convergere in un framework integrato di rischio e controllo».

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