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Da IBM Think Boston al territorio: l’AI, dopo una fase di sperimentazione, diventa modello operativo



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Con Think 2026, Big Blue dichiara il salto dell’intelligenza artificiale dai progetti pilota all’adozione su larga scala, con risultati concreti. Dati in tempo reale, agenti e governance sono i pilastri di una visione che arriverà al Tech Excellence di Vicenza il prossimo 7 luglio

Pubblicato il 1 lug 2026


IBM Point of View

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L’intelligenza artificiale ha superato la fase di semplice adozione per diventare un vero e proprio modello operativo aziendale. La visione di IBM sul tema AI è chiara e sottolinea l’evoluzione rispetto al passato.

Al Think 2026, il convegno annuale di Big Blue che si è tenuto a Boston lo scorso maggio, infatti, l’amministratore delegato Arvind Krishna ha diffuso un messaggio categorico: la discriminante competitiva non è più quale tecnologia utilizzare, ma come inserirla nell’operatività quotidiana dell’azienda.

«Siamo a un punto di svolta» commenta Francesca Teutonico, Head of Marketing, Growth and Ecosystem, di IBM Italia, sottolineando l’inizio di una nuova era per il business, che vede le imprese impegnate a scegliere tra utilizzi tattici e strategici dell’artificial intelligence.

«Si apre un divario sempre più netto – afferma Teutonico – tra le aziende che continuano a usare l’AI in modalità sperimentale e circoscritta per ottimizzazioni mirate e quante invece stanno integrando le nuove soluzioni in modo esteso all’interno dei processi core, come motore di crescita e innovazione».

Francesca Teutonico, Head of Marketing, Growth and Ecosystem, di IBM Italia

I pillar di un nuovo modello operativo dell’AI

Tuttavia, le stime di Big Blue indicano che solo un’iniziativa di AI su quattro restituisce oggi il ritorno atteso, generando valore competitivo. Serve quindi un ripensamento del business in ottica “AI-first”, dove la tecnologia diventa la leva pervasiva della trasformazione.

La risposta di IBM per un’adozione efficace dell’intelligenza artificiale è un modello operativo fondato su quattro pillar. «Innanzitutto – chiarisce Teutonico – ci sono i dati sempre più connessi, affidabili, interpretabili e real-time; agenti AI coordinati che eseguono attività, collaborano tra loro e intervengono sui processi aziendali, e l’automazione orchestrata end-to-end; infine un ambiente ibrido con governance, sicurezza e sovranità operativa integrate, per eseguire l’AI in modo coerente e controllato attraverso cloud, on-prem e ambienti regolamentati ».

La manager di IBM approfondisce il tema dei dati. Un agente o un modello, per quanto sofisticato, vale quanto le informazioni che gli vengono fornite e che oggi viaggiano per il 60% in tempo reale, secondo le stime di IDC. «Un’AI funziona davvero solo se alimentata da dati affidabili e right time: non più batch, ma continui e contestualizzati» spiega Teutonico.

Perciò IBM ha recentemente completato l’acquisizione di Confluent, con un’operazione da 11 miliardi di dollari. Si tratta della piattaforma enterprise di data streaming, costruita su Apache Kafka e adottata da oltre 6.500 aziende nel mondo, che «permette di connettere segnali in tempo reale con il contesto decisionale dell’azienda».

I flussi di dati gestiti dalla piattaforma confluiscono direttamente in watsonx.data, fornendo a modelli e agenti un contesto sempre aggiornato.

Un altro tema molto rilevante è rappresentato dall’Agentic AI, in particolare quando applicata al campo del software development.

Teutonico cita IBM Bob, la piattaforma agentica che può supportare i team aziendali come «un vero e proprio partner» nella gestione delle attività di sviluppo lungo l’intero ciclo di vita delle applicazioni.

«Tra le caratteristiche distintive – riprende Teutonico – Bob funziona come un orchestratore multi-modello in grado di indirizzare ogni attività verso il Large Language Model più adatto; inoltre prevede controlli di governance, compliance e sicurezza integrati in ogni fase; infine, offre funzionalità e capabilities per favorire e potenziare la modernizzazione applicativa».

Teutonico aggiunge che anche il tema della sicurezza diventa centrale quando si parla di artificial intelligence.

Tra gli ultimi annunci, IBM ha infatti introdotto nuove funzioni (ad esempio, in prodotti come BOB o la piattaforma di automazione Concert) sia per gestire le vulnerabilità all’interno dei sistemi di coding e delle applicazioni sia per presidiare temi sensibili come la compliance al GDPR.

Sullo sfondo, rimane la questione della sovranità digitale, sempre più sentita in Europa.

Uno studio recente dell’IBM Institute for Business Value, condotto su 370 leader aziendali in Emea, rivela una consapevolezza diffusa ma una comprensione ancora limitata del problema. Come evidenzia Teutonico, «circa il 90% degli intervistati dichiara di non comprendere appieno le proprie dipendenze da fornitori, modelli e infrastrutture AI».

In questo contesto, la strategia di IBM a supporto delle imprese si basa su un’architettura ibrida e aperta, che garantisce controllo, compliance e indipendenza.

L’approccio non prevede quindi una singola tecnologia, ma «un sistema completo per operare l’AI in azienda» che permette di evitare il lock-in tecnologico e di integrare diversi modelli in un ambiente hybrid e multicloud.

Un approccio scalabile per le PMI

Questa visione illustrata al Think 2026 potrebbe forse apparire un po’ più impegnativa da realizzare per le piccole e medie imprese italiane, spesso in ritardo nell’adozione dell’AI non per limiti tecnologici ma per mancanza di competenze e capacità esecutiva.

In risposta alle necessità delle imprese del nostro territorio, l’approccio di IBM è pensato proprio per essere graduale, scalabile e adatto anche alle organizzazioni non enterprise, soprattutto grazie all’ecosistema dei partner.

Come sottolinea Teutonico, l’obiettivo infatti è ambizioso: «Non si tratta di puro reskilling tecnico, ma di collaborare con le aziende del territorio per un nuovo mindset e per sviluppare nuove modalità operative».

Qui si intuisce il valore di prossimità dei partner, che possono fare davvero la differenza nel supporto delle imprese, sia fornendo il know-how necessario sia costruendo insieme roadmap di trasformazione sostenibili.

«Le Pmi – suggerisce Teutonico – possono partire con investimenti graduali mantenendo anche parte della tecnologia esistente. È possibile partire in piccolo, misurare i risultati per poi ampliare e scalare i progetti».

La flessibilità dell’architettura aperta di IBM permette di scegliere le soluzioni più adatte alle specificità dell’impresa, partendo da progetti pilota per espandersi in base ai risultati.

Saranno proprio questi temi a rappresentare il filo conduttore dell’appuntamento IBM Tech Excellence di Vicenza, in programma il 7 luglio. Un’occasione per tradurre la visione globale di Boston in scelte concrete per le imprese del Nordest.

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