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Quantum advantage sempre più vicino: il computer quantistico IBM simula i materiali come un laboratorio fisico



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Per la prima volta una macchina quantistica non viene confrontata con un altro computer ma con la realtà. Il sistema basato su processore Heron ha modellato il comportamento di un materiale magnetico reale. Ma una ricerca Kyndryl getta ombre sulla reale preparazione delle aziende

Pubblicato il 30 mar 2026



Vantaggio-quantistico
Credits: Shutterstock

Storicamente, ogni progresso nel quantum computing è stato valutato confrontandolo con le performance ottenute con altri computer.

Un nuovo esperimento, invece, spezza questa logica, perché il benchmark non è una macchina classica, ma i dati fisici reali raccolti tramite esperimenti di scattering dei neutroni – un livello di difficoltà decisamente più elevato e un balzo verso l’obiettivo del vantaggio quantistico autentico.

Cosa è il vantaggio quantistico

Il quantum advantage (o supremazia quantistica) rappresenta la condizione in cui un computer quantistico risolve un problema pratico o teorico in tempi più brevi, impossibili o inaccessibili per qualsiasi computer classico.

Non si tratta solo di velocità, ma della capacità di affrontare problemi che crescono in complessità in modo esponenziale, come la chimica molecolare o alcuni ambiti dell’ottimizzazione avanzata.

In questi contesti, anche i supercomputer più potenti incontrano limiti strutturali, mentre le macchine quantistiche possono sfruttare fenomeni come la sovrapposizione – il principio per cui una particella può trovarsi in più stati contemporaneamente (es. 0 e 1) finché non viene misurata – e l’entanglement – un legame tra particelle per cui, pur essendo distanti, condividono uno stato comune – per esplorare simultaneamente molteplici soluzioni diverse.

Tuttavia, dimostrare un vantaggio quantistico concreto e utile è una sfida ancora aperta: richiede non solo hardware avanzato, ma anche algoritmi efficienti e problemi reali su cui misurare un effettivo miglioramento rispetto ai metodi tradizionali.

Proprio per questo, esperimenti come quello condotto da IBM rappresentano un passaggio fondamentale, perché spostano il confronto dal piano teorico a quello applicativo.

Il team che ha condotto l’esperimento

Il lavoro è stato condotto da un team internazionale che include scienziati del Quantum Science Center del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, dell’Oak Ridge National Laboratory, dell’Università Purdue, dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign, del Los Alamos National Laboratory, dell’Università del Tennessee e di IBM.

La simulazione è stata eseguita su harware con processore IBM Heron, mentre i dati sperimentali provenivano dalla Spallation Neutron Source del Tennessee e dal Rutherford Appleton Laboratory del Regno Unito.

Vantaggio quantistico: quando la natura diventa il banco di prova

Ricercatori di IBM e dei suoi partner accademici hanno usato un processore quantistico per calcolare lo spettro energia-momento del composto magnetico KCuF₃ (trifluoruro di rame e potassio) ottenendo risultati in accordo con le misurazioni ottenute tramite esperimenti di diffusione di neutroni. «Sono estremamente entusiasta del significato che questo risultato può avere per la scienza –ha commentato Allen Scheie, fisico della materia condensata al Los Alamos National Laboratory –. È la corrispondenza più impressionante che abbia mai visto tra dati sperimentali e simulazione con qubit e alza in modo significativo il livello di ciò che ci si può attendere dai computer quantistici».

Il composto KCuF₃ scelto per l’esperimento rappresenta un caso particolarmente sfidante. Si tratta, infatti, di un materiale magnetico con forti interazioni quantistiche, difficile da descrivere con metodi tradizionali senza ricorrere a semplificazioni. Proprio queste limitazioni hanno reso il materiale un banco di prova ideale per verificare le potenzialità dei computer quantistici.

Il risultato ottenuto segna un cambio di paradigma: per la prima volta, infatti, un sistema quantistico non si limita a dimostrare superiorità computazionale in scenari teorici o artificiali, ma viene messo alla prova direttamente sulla complessità del mondo reale.

In altre parole, il confronto non è più tra modelli, ma tra simulazione e natura. «Esiste un’enorme quantità di dati sullo scattering di neutroni sui materiali magnetici che non comprendiamo ancora pienamente a causa dei limiti dei metodi classici approssimati – ha ammesso Arnab Banerjee, professore di Fisica e Astronomia all’Università Purdue –. Utilizzare un computer quantistico per comprendere meglio queste simulazioni e confrontarle con i dati sperimentali è stato per me un sogno coltivato per oltre un decennio».

Perché il vantaggio quantistico è sempre più vicino

L’accuratezza della simulazione non è frutto di un singolo salto tecnologico ma della convergenza di tre fattori distinti che insieme stanno spingendo il quantum computing oltre la soglia del vantaggio quantistico pratico.

Il primo è il rapido miglioramento dell’hardware quantistico. «I risultati ottenuti sono resi possibili dai tassi di errore dei gate a due qubit che sono stati raggiunti sui nostri processori quantistici», ha spiegato Abhinav Kandala, ricercatore di IBM. Il secondo è lo sviluppo di nuovi algoritmi capaci di ridurre gli errori in modo significativo. Il terzo è l’approccio del quantum-centric supercomputing, che punta a integrare i processori quantistici con i supercomputer classici in un unico flusso di lavoro, dove ogni sistema gestisce i compiti per cui è più adatto.

Le applicazioni: dalla scoperta dei materiali ai nuovi farmaci

Il vantaggio quantistico non è un fine in sé, ma l’abilitatore di una nuova generazione di scoperte scientifiche. Progettare superconduttori migliori, batterie più efficienti o nuovi farmaci dipende dalla capacità di comprendere il comportamento quantistico dei materiali – qualcosa che i metodi classici approssimano con fatica crescente.

«Le simulazioni quantistiche di modelli realistici dei materiali e la loro caratterizzazione sperimentale rappresentano una dimostrazione concreta dell’impatto che il quantum computing può avere nei processi di scoperta scientifica», ha affermato Travis Humble, direttore del QSC presso Oak Ridge National Laboratory.

I settori più direttamente impattati includono la produzione di superconduttori, l’imaging medico, la gestione dell’energia e lo sviluppo di farmaci.

La roadmap IBM: vantaggio quantistico entro il 2026

Questo esperimento non è isolato, ma si inserisce in una traiettoria coerente che IBM ha imboccato verso l’obiettivo del vantaggio quantistico applicato.

Tra i risultati recenti di Big Blue figurano la prima simulazione quantistica di una molecola half-Möbius mai osservata e una simulazione proteica su larga scala realizzata in collaborazione con la Cleveland Clinic.

Questi risultati non sono episodi isolati, ma tasselli di una strategia precisa con cui IBM punta a raggiungere il quantum advantage entro la fine del 2026 e il quantum computing fault-tolerant (la capacità di un computer quantistico di gestire e correggere gli errori quantistici mentre avvengono) entro il 2029.

Il vantaggio quantistico è ancora lontano per la maggior parte delle aziende

Se IBM dimostra in laboratorio che il vantaggio quantistico è già una realtà misurabile, il mondo delle imprese racconta una storia ben diversa.
I dati del Kyndryl Readiness Report – un’indagine basata sulle opinioni di 3.700 leader aziendali e tecnologici di 21 Paesi – fotografano un paradosso emblematico: mentre il 62% delle organizzazioni dichiara di investire nelle tecnologie quantistiche, solo il 4% dei leader considera oggi il quantum computing la tecnologia con il maggiore impatto nel breve termine.

Un disallineamento che rivela quanto il vantaggio quantistico sia ancora percepito come un orizzonte lontano, più che come una priorità operativa immediata.

A complicare il quadro, il 20% dei responsabili aziendali teme che gli investimenti attuali nel quantum non genereranno un ritorno nel breve periodo.

Il ritardo, però, non riguarda solo il quantum. Il report segnala che il 25% delle reti, dello storage e dei server mission-critical ha già raggiunto la fine del ciclo di vita e solo il 37% dei leader ritiene la propria infrastruttura di rete realmente pronta ad affrontare i rischi futuri, mentre il 20% individua proprio nelle reti obsolete uno dei principali ostacoli alla scalabilità degli investimenti tecnologici più recenti.

Il vantaggio quantistico è ancora lontano per la maggior parte delle aziende

In questo scenario, il rischio per le aziende non è tanto quello di investire troppo presto, quanto di muoversi troppo tardi. Il quantum computing, oggi, può sembrare una promessa distante, ma quando inizierà a produrre applicazioni reali il divario tra chi si è preparato e chi non lo ha fatto potrebbe essere difficile da colmare.

Per questo motivo, più che puntare su ritorni immediati, le organizzazioni dovrebbero iniziare a costruire competenze, sperimentare casi d’uso e rafforzare le fondamenta infrastrutturali. Il vantaggio quantistico, infatti, non premierà solo chi dispone della tecnologia più avanzata, ma chi avrà saputo immaginare prima degli altri come utilizzarla davvero.

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