In un contesto industriale competitivo e distribuito, la capacità di governare in modo efficace il cloud è un fattore critico di successo. Non solo per ottimizzare i costi, ma per garantire continuità operativa, sicurezza, scalabilità e capacità di innovare. Italmatch Chemicals, multinazionale della chimica di specialità con attività produttive in tutto il mondo -20 stabilimenti, sette centri di ricerca, 1.100 dipendenti e un fatturato di circa 700 milioni di euro -, ha scelto di affrontare questo percorso rinnovando la propria impostazione cloud, adottando un modello FinOps strutturato e operando un cambio di hyperscaler.
Al suo fianco, Altea 365, società del gruppo Altea Federation, partner tecnologico di Italmatch da oltre dieci anni.
Ne abbiamo parlato con Maurizio Turci, Group CFO & General Manager di Italmatch Chemicals, e con Matteo Anchieri, CEO di Altea 365.
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Dal cloud al cloud evoluto
«Il nostro viaggio nella digitalizzazione è iniziato molti anni fa insieme ad Altea – racconta Turci. – Il cloud è sempre stato considerato come un pilastro fondamentale, ma sentivamo l’esigenza di un cambio di passo: non solo sul controllo dei costi e sulla governance, ma anche sul modello stesso con cui gestire la nostra infrastruttura. Da qui la scelta del FinOps».
La trasformazione cloud, oggi, non può più, infatti, essere intesa come un semplice spostamento di macchine virtuali, ma come una leva strategica di governance. E un approccio FinOps consente di governare in modo rigoroso ed efficace i costi del cloud, rendendoli prevedibili, misurabili e ottimizzabili.
«Con Italmatch Chemicals collaboriamo anche su sistemi applicativi business critical, come SAP. Per questo abbiamo capito subito che non si trattava di un semplice progetto tecnico di migrazione: la priorità era aumentare visibilità, controllo e prevedibilità dei costi. Il modello FinOps ci ha permesso di definire obiettivi misurabili e una roadmap sostenibile verso il cambio di hyperscaler», aggiunge Anchieri.
Assessment: la chiave del successo
Gestire un’azienda con produzione e logistica attive h24 in più Paesi è una sfida complessa. Prima di avviare la migrazione, è stato, quindi, realizzato un assessment approfondito e definita una roadmap chiara.
«Era fondamentale – sottolinea Anchieri -, nonostante conoscessimo già molto bene l’architettura di Italmatch: ci ha permesso di prendere decisioni informate, concentrandoci sull’ottimizzazione, sul consolidamento delle macchine virtuali e sulla semplificazione complessiva. La migrazione è stata graduale, partendo dai sistemi meno critici per arrivare a quelli core, tra cui SAP e l’intero ecosistema legato alla produzione, alla logistica e al finance. Abbiamo evitato un approccio “lift and shift”: non abbiamo semplicemente spostato macchine virtuali, ma riprogettato l’architettura, considerando tutte le correlazioni applicative».
Il lavoro congiunto tra il team di Altea 365, composto da otto persone, e l’IT interno di Italmatch Chemicals ha permesso di arrivare al go live in soli tre mesi, senza alcuna interruzione dei servizi critici.
«La migrazione è stata fluida, completata in tempi inaspettatamente rapidi, considerando la complessità – specifica Turci -. Un metodo che consiglierei anche ad altre aziende, non solo nella nostra industry».
Matteo Anchieri conferma la replicabilità dell’esperienza: «È sicuramente applicabile in altri ambiti. Culturalmente, essere già utilizzatori del cloud aiuta. L’importante è puntare su ottimizzazione, misurabilità e governance per evitare che la complessità aumenti».
Governance, risk management e continuous improvement
Passare a un cloud evoluto significa anche cambiare il modo di governarlo.
«Risparmiare si può in molti modi – osserva Turci – ma farlo con una governance chiara, una traiettoria definita e un approccio FinOps permette di rendere il progetto sostenibile nel tempo».
I benefici non hanno tardato a manifestarsi. «Il nuovo hyperscaler – prosegue Turci – ci ha permesso di ottenere un cost saving di circa il 25%. Ma c’è anche un risparmio meno visibile, che io definisco avoided cost: ad esempio, abbiamo eliminato la necessità di software terzi per il backup dei server virtuali. Anche questo ha generato un risparmio importante all’interno dell’architettura del nuovo cloud».
«La governance cloud richiede un’ottimizzazione continua, seguendo le evoluzioni tecnologiche degli hyperscaler – gli fa eco Anchieri -. Non guardiamo solo ai costi: la semplificazione dell’architettura porta più efficienza e meno rischi».
Un punto, quello dei rischi, centrale per un gruppo internazionale come Italmatch Chemicals, dove governance e risk management vanno di pari passo.
«Serve una chiara idea progettuale, con tempi e un go live ben definiti – aggiunge Turci -. È un progetto profondamente trasformativo: l’approccio FinOps porta cost saving e maggiore efficacia, ma va governato, senza disruption, perché la continuità del business è tutto».
Un progetto che rappresenta un esempio di come la maturità tecnologica, la collaborazione e la visione di lungo periodo possano abilitare un nuovo modo di gestire l’IT: più efficiente, più governato e soprattutto più allineato alle esigenze di business.













