scenari

Data center in Italia: le strategie nazionali



Indirizzo copiato

L’Italia si candida a hub digitale del Mediterraneo grazie a una filiera in forte espansione. Le analisi degli operatori e delle istituzioni, da Terna a Regione Lombardia. Il nodo dell’accesso alla rete elettrica

Pubblicato il 20 feb 2026



data center in Italia ZeroUno
Alessandro Talotta (IDA); Mauro Caprabianca (Terna); Maria Vittoria Fregonara (Regione Lombardia); Andrea Galliani (ARERA)

Il posizionamento strategico dell’Italia nel panorama digitale europeo sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata dal passaggio da una crescita disordinata a una strutturata creazione di valore.

Come emerso dal convegno «Dal rumore al valore: l’Italia come nuovo Data Center Hub europeo», organizzato dall’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, il Paese ha oggi la concreta opportunità di diventare un punto di riferimento per l’intera area del Mediterraneo.

Il settore, che vede investimenti di oltre 7 miliardi di euro nel triennio 2023-2025, non viene più considerato solo un comparto tecnico, ma un vero e proprio sistema di competenze che coinvolge operatori, costruttori, società di ingegneria e professionisti del design.

Le evidenze emerse dal confronto tra i principali attori istituzionali e tecnici delineano un mercato caratterizzato da una forte spinta agli investimenti, ma anche dalla necessità di risolvere criticità strutturali legate alla burocrazia e alla gestione delle risorse energetiche.

Il mercato dei data center in Italia e la visione della filiera

Il consolidamento della filiera è un passo fondamentale per garantire che lo sviluppo tecnologico sia accompagnato da una crescita economica sostenibile. Alessandro Talotta, Vicepresidente di IDA (Associazione Italiana Data Center), chiarisce che l’associazione «riunisce un po’ tutta la filiera, che oggi è stata ben rappresentata: non ci sono solo operatori di data center, ma costruttori, società di ingegneria, professionisti del design e della componentistica».

Questa visione sistemica permette di identificare le competenze necessarie per far nascere un ecosistema complesso, in cui il data center è visto come un «grandissimo mercato in sviluppo».

Secondo Talotta, la percezione del settore è estremamente positiva: «non sono emerse critiche o questioni che ci debbano far dubitare che questo mercato sia uno dei più importanti dei prossimi anni, soprattutto se contestualizzato con l’evoluzione tecnologica e digitale dell’Italia».

Il Paese ha quindi il diritto di essere considerato tra i leader dello sviluppo digitale, colmando lo storico distacco con l’Europa occidentale. Infatti, Talotta osserva che «il gap che avevamo rispetto alle aree del West Europe oggi vede uno sviluppo molto più forte nell’area del Mediterraneo».

Tuttavia, la crescita del mercato dei data center in Italia porta con sé una grande responsabilità per tutti gli attori coinvolti, che devono «operare nel modo più trasparente possibile per dare certezza ai grossi investimenti previsti». IDA si sta adoperando per costruire una piattaforma giuridica e di sostegno che garantisca stabilità e chiarezza nella regolamentazione, con particolare attenzione alla parte sui permessi. Un segnale forte in tal senso è il protocollo d’intesa firmato con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) , volto a collaborare con le istituzioni per creare esempi virtuosi di crescita e fare “education” e sensibilizzazione a diversi livelli.

La sfida energetica e la gestione delle richieste di allacciamento

Uno dei nodi per l’espansione dei data center in Italia è rappresentato dall’accesso alla rete elettrica nazionale.

Mauro Caprabianca, Head of Efficient Regional Planning di Terna, evidenzia come questo tema sia ormai «stabilmente in cima alla lista dei punti da affrontare». I volumi di richieste sono imponenti: ad oggi, Terna ha «superato i 70 GW di richieste di connessione». Tuttavia, l’attesa reale di sviluppo per questi impianti nei prossimi anni si colloca su un ordine di grandezza molto inferiore, circa «un trentesimo o un cinquantesimo rispetto alla richiesta totale».

Questa discrepanza genera quello che Caprabianca definisce un fenomeno di «saturazione virtuale», simile a quanto già accaduto con le fonti rinnovabili. Poiché Terna deve fornire soluzioni di connessione seguendo l’ordine cronologico delle richieste , il rischio è che «nuovi progetti validi trovino soluzioni più complesse rispetto a progetti precedenti che però non avanzano nel loro percorso autorizzativo o di investimento». I data center presentano caratteristiche specifiche: le richieste superano mediamente i «150 MW per singolo progetto» e mostrano un consolidamento dell’investimento significativamente più alto rispetto ad altri impianti.

Per gestire questa complessità senza costruire infrastrutture non necessarie, Terna ha adottato una strategia basata su soluzioni modulari. Caprabianca spiega che l’azienda inizia a «sviluppare una stazione di raccolta che andremo ad ampliare solo qualora i progetti arrivino effettivamente a realizzazione». Questo approccio è fondamentale soprattutto in aree ad alta concentrazione di progetti, come quella milanese, dove l’efficienza della rete è prioritaria.

Rigenerazione urbana e approccio istituzionale in Lombardia

Sul fronte territoriale, la Lombardia si propone come modello per favorire la crescita del settore attraverso strumenti legislativi mirati. Maria Vittoria Fregonara, Direttrice Generale della Direzione Territorio e Sistemi Verdi di Regione Lombardia , spiega di aver avviato un percorso legislativo in collaborazione con ANCI, IDA e l’Osservatorio per «elaborare un testo efficace che intervenga sulle principali criticità». L’obiettivo dichiarato è quello di «non perdere investimenti, orientandoli però verso la sostenibilità ambientale».

La strategia regionale si poggia sulla qualificazione urbanistica, orientando i data center verso la destinazione produttiva-industriale. Fregonara sottolinea che «il carico urbanistico di un data center non è paragonabile ad altri insediamenti» e questo permette una riduzione rilevante degli oneri di urbanizzazione. Un punto focale della legge riguarda l’incentivo alla rigenerazione urbana: per chi sceglie di insediarsi in aree «greenfield» (suolo non edificato), è previsto un «incremento del 50% degli oneri». Al contrario, si vogliono premiare le scelte di alta sostenibilità.

Oltre alla parte normativa, Regione Lombardia ha istituzionalizzato una cabina di regia con Terna e IDA per supportare i piccoli comuni nelle procedure ambientali. Un elemento chiave di questo supporto sarà l’orchestrazione dei dati: «stiamo lavorando alla georeferenziazione delle aree dismesse per mettere gli operatori in condizione di agire con speditezza e migliorare il tessuto urbano». Il territorio diventa così un partner attivo nello sviluppo dei data center in Italia.

Verso la partecipazione attiva al mercato energetico

L’integrazione tra infrastruttura digitale e sistema energetico richiede anche un’evoluzione nella regolazione del mercato. Andrea Galliani, Direttore della Direzione Mercati Energia di Arera, spiega che lo sviluppo dei data center deve necessariamente «intersecarsi con quello delle fonti rinnovabili non programmabili». Poiché il sistema elettrico richiede un equilibrio istantaneo tra produzione e consumo, i data center possono svolgere un ruolo determinante.

La sfida, secondo Galliani, è capire come queste infrastrutture possano «partecipare attivamente al sistema attraverso il Demand Side Management e il Demand Response». In pratica, i data center dovrebbero «usare i segnali di prezzo per spostare i consumi nel tempo o modificare il proprio prelievo su richiesta del sistema». Questo permetterebbe di erogare un servizio remunerato che aiuti la gestione della rete e riduca la spesa energetica globale.

Il mercato fornirà segnali sempre più precisi: dal 1° ottobre 2025, il mercato del giorno prima produrrà segnali di prezzo quarto-orari. Inoltre, si sta procedendo al superamento graduale del PUN (Prezzo Unico Nazionale) affinché i clienti ricevano segnali di prezzo locazionali. Galliani invita quindi gli operatori a una «partecipazione attiva», imparando a «cogliere i segnali di prezzo del mercato e utilizzare le regole operative già esistenti per offrire servizi di flessibilità utili al sistema elettrico».

Le prospettive per i data center in Italia dipendono dalla capacità di armonizzare diversi piani d’azione. Come riassunto dai relatori, la riuscita di questa trasformazione passerà attraverso la capacità di «mettere a terra» quanto promesso nei tempi previsti dai piani industriali , la ricerca di una «sinergia» costante tra attori e sistemi , l’impegno verso la «rigenerazione urbana» e, infine, una reale «partecipazione attiva» alle dinamiche del mercato energetico.

guest
0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati