Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Quale Ict per le associazioni di categoria?

pittogramma Zerouno

Quale Ict per le associazioni di categoria?

21 Ago 2007

di Francesco Varanini

Come l’Ict può abilitare il "business" delle associazioni di categoria e perché ancora oggi l’adozione delle tecnologie informatiche in questo particolare segmento di mercato italiano va a rilento? ZeroUno ne parla con Lauro Venturi (nella foto), counselor che crede nel potere dell’Ict che, tuttavia, a suo parere, va governata correttamente, anche nel complesso mondo delle associazioni di categoria. Un aspetto di cui dovrebbero tenere conto anche i grandi player It

Lauro Venturi, manager e counselor ad indirizzo analitico transazionale, è dal 2000 amministratore delegato di Siaer (http://www.siaer.it/ ), società per i Sistemi Informativi della Cna (http://www.cna.it/ ), Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola e Media Industria. Il suo punto di vista sul panorama italiano legato alle associazioni di categoria e sul percorso di adozione dell’It è prezioso proprio perché non è nato come specialista Ict. ZeroUno gli ha rivolto alcune domande.

ZeroUno: Come è vista l’Ict nel mondo associativo?
Venturi: Nel mondo delle associazioni l’Ict è sottovalutata. Se posso permettermi una generalizzazione, i sistemi informativi appaiono come un qualcosa di esterno, una sorta di male necessario che appare in un certo momento della vita dell’associazione, ma che non trova una vera giustificazione nella sua storia

ZeroUno: A cosa serve l’Ict in una associazione?
Venturi: Pensiamo alla natura delle associazioni di categoria: centinaia di migliaia di soggetti che scelgono di essere in relazione… reti sociali che per funzionare hanno bisogno di infrastrutture. Oggi c’è sempre meno tempo per incontrarsi fisicamente, quindi, la vita associativa ha bisogno di infrastrutture. A partire dagli anni sessanta ogni associazione si è via via dotata di tecnologie, ma il modo di usarle è ancora limitato. Il telefono ha reso più semplici i collegamenti, poi è arrivato il fax e poi l’e-mail e la videoconferenza, ecc.

ZeroUno: Quali limiti possiamo evidenziare?
Venturi: Le associazioni sono lì, con un loro modello di funzionamento che ha le sue ragioni, ma che potrebbe trarre dalle tecnologie vantaggi che solo in parte, di fatto, trae.
Un esempio sono i portali: ogni associazione ne ha uno. Ma le home page, per esempio, sono tutte diverse e questo genera confusione. Ed in larga parte sono ancora frutto di una logica broadcasting. I portali si presentano come luoghi nei quali le informazioni vengono diffuse dal centro alla periferia, anziché come luoghi dove le informazioni sono co–costruite e condivise in una logica di “rete sociale”. Ancora, prendendo come punto di partenza il modello del broadcasting, che è anche in fondo il modello del mainframe, non credo serva alle associazioni un sistema informativo centralizzato. Il sistema informativo dovrebbe riflettere la natura dell’associazione, un “sistema vivente”, imperfetto ma capace di svilupparsi per adattamento. Penso che il modello dei sistemi informativi di una associazione debba essere “blended”: sistemi centrali e locali, web, ecc.: un sistema misto. Del resto, nessuno pensa che l’Ict debba sostituire i canali preesistenti. A partire dalle riunioni, dagli incontri faccia a faccia tra gli associati ed i quadri. L’Ict deve, semmai, integrare i canali preesistenti, valorizzando i contenuti che emergono in queste sedi. Pensiamo alla ricchezza della conoscenza che emerge da migliaia di incontri con gli imprenditori: se non conservata si disperde e non può essere diffusa, quindi diventa non riutilizzabile.

ZeroUno: Per quali ragioni allora l’Ict è sottovalutata?
Venturi: Posso provare a riassumerle in due punti. Il primo è che l’Ict è poco conosciuta. Sia i vertici associativi, sia i funzionari, la conoscono poco. E spesso questa scarsa conoscenza si preferisce non guardarla e non esplicitarla È normale sentir dire “io non ci capisco niente”, “l’indirizzo mail ce l’ha la segretaria”. Il fatto è che ci ha sempre pensato qualcun altro. Il secondo punto è questo: non si è compresa la portata abilitante dell’l’Ict. Non si coglie il suo rilievo strategico, il fatto che oggi la struttura dell’associazione si potrebbe descrivere anche attraverso le tecnologie informatiche. Resta diffusa la convinzione che si tratta di un sapere separato, che non influisce in fondo sulle strategie, “una cosa da tecnici”.

ZeroUno: Dove serve l’Ict in un contesto associativo?
Venturi: L’Ict è presente in ogni area di attività. Riguarda i rapporti con gli associati, garantisce l’organizzazione del lavoro (non dimentichiamo che all’interno di Cna lavorano 8.000 persone), permette la circolazione delle informazioni, abilita a stare in relazione con la comunità ospitante, permette di dialogare con la Pubblica Amministrazione, di smaterializzare i documenti e risparmiare carta e tempo. Ma soprattutto i sistemi informativi sono la piattaforma sulla quale si appoggiano le due aree di attività che motivano l’esistenza delle associazioni: la rappresentanza degli interessi e l’erogazione dei servizi.

ZeroUno: Per quanto riguarda l’erogazione dei servizi, a cosa si deve guardare in particolare?
Venturi: Attraverso un buon uso dell’Ict si può arrivare a condividere best practice e il catalogo di servizi delle diverse associazioni provinciali. Se il servizio è reso accessibile, in rete, si allarga il mercato prima ristretto ai confini fisici di quella provincia, evitando per altro costose duplicazioni.
Inoltre, l’Ict permette di andare nella direzione della co-progettazione dei servizi, che veda coinvolti insieme associato e associazione. Si deve trovare, di volta in volta, il confine adeguato tra ciò che fornisce l’associazione, e ciò che l’associato controlla o fa da solo, usando informazioni e supporto dell’associazione.

ZeroUno: Risulta meno scontato pensare a come l’Ict può sostenere il processo di rappresentanza.
Venturi: La piattaforma di Siaer, attraverso la quale erogano i propri servizi ad oltre 70.000 imprese le Cna delle province dell’Emilia-Romagna, di Ancona, Macerata, Mantova, Bolzano e Milano è in realtà dedicata all’erogazione dei servizi (contabilità, fiscale, paghe e contributi) per poco più del 50%. Per il resto, la piattaforma è al servizio del funzionamento organizzativo della Cna, intesa come struttura complessa e diversificata che deve perseguire obiettivi di efficienza ed efficacia. La rappresentanza si fonda sulla tempestiva e diffusa circolazione delle informazioni, e sull’elaborazione delle stesse. Penso alla biblioteca statistica, che raccoglie fonti informative interne ed esterne ed è utilizzata anche dai principali centri di ricerca italiani. Penso alle indagini congiunturali che Cna è in grado di sviluppare fornendo non dati astratti, ma specifici perché emergenti da una conoscenza approfondita che deriva dal fare centinaia di migliaia di servizi. Penso a Basilea 2, quando abbiamo saputo contrapporre, dati alla mano, altri indici a quelli che le banche volevano utilizzare per fare pagare il denaro alle aziende artigiane e alle Pmi. Penso agli studi di settore, per i quali oltre all’inevitabile contrapposizione “sindacale”, poi occorre dimostrare la reale capacità di reddito di una determinata impresa in una specifica zona in un dato periodo, desumendone le imposte che l’imprenditore è in grado di pagare. Questi mi paiono ottimi esempi di come l’Ict abiliti la rappresentanza.

ZeroUno: Cosa si potrebbe fare di più in questo campo?
Venturi: Dobbiamo evitare una visione troppo “illuminista”, qualcuno che nelle segrete stanze decide cosa serve all’associazione o alle imprese. E questo vale anche per i principali player dell’Ict, i quali pensano che basta prendere le offerte per le grandi banche e le grandi aziende e ridurne il perimetro. Occorre ribaltare l’approccio attraverso un atteggiamento di ascolto delle reali esigenze di questi soggetti, in base ai quali sta poi al mondo dell’Ict modulare le proposte più coerenti.
A fianco di questo, occorre incentivare processi di “educazione” sull’uso dell’Ict, che non deve essere considerata “roba da tecnici”, ma fattore abilitante da governare, come le altre leve.
Certo, servono strumenti di Data Mining e di Business Intelligence. Ma i dati e le informazioni ci sono, si tratta appunto di allineare gli strumenti informatici alle strategie.
Così, veramente, l’Ict permetterebbe di portare a sistema i network locali, irrobustirebbe l’articolato processo decisionale che sta alla base del funzionamento di un’associazione, che ne risulterebbe veramente rafforzata.

ZeroUno: Per andare in questa direzione, di cosa c’è bisogno?
Venturi: Governance di Ict e management associativo devono andare di pari passo. Qui credo che si cozzi con resistenze non dissimili da quelle che limitano, anche in altri settori, l’uso strategico dell’Ict. Il management tende a dire che si tratta di cose da tecnici, i tecnici allo stesso tempo usano ancora il loro potere e la conoscenza esclusiva del loro mondo, per non dirti le cose.
Siaer è una realtà anomala, forse l’unica “fabbrica di Ict” interamente proprietaria di un’associazione di categoria. L’attuale successo, che ha portato anni fa i soci/clienti a consolidare tutti i loro sistemi nel nostro data center, è dovuto alla contaminazione che il management ha fatto sul mondo dell’Ict e quella che gli “informatici” hanno fatto sul business, coordinati da un impeccabile controllo di gestione. Certo, ci stiamo interrogando se sia ancora strategico gestire direttamente l’informatica e se non sia meglio attrezzarsi per il suo governo, perché comunque l’Ict cambia davvero la natura di un’organizzazione, e quindi va governata con attenzione.
Quando sono entrato in Cna, quasi trent’anni fa, la persona più importante era il responsabile dell’organizzazione. La funzione organizzazione ora non c’è più, eppure svolgeva un ruolo centrale perché l’associazione può garantire agli associati i gradi di libertà e partecipazione che si aspettano, e allo stesso tempo i servizi, solo se c’è una organizzazione che funziona e, soprattutto, rende coerente il fare quotidiano con gli obiettivi e la visione di sviluppo. Potremmo quasi dire, con una provocazione, che il ruolo della “funzione organizzazione” della Cna degli anni ottanta è il ruolo che domani potrebbe coprire consapevolmente ci si occupa di Ict per conto dell’associazione. Per questo va governata con entusiasmo e competenza, e non subita.

Francesco Varanini

Articolo 1 di 5