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Sicurezza cloud 2026, il rischio si sposta su applicazioni, identità e Shadow AI


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Shadow AI, identità compromesse e configurazioni errate ridisegnano la sicurezza cloud. Il 22 settembre il webinar Computer Gross e WatchGuard

Pubblicato il 17 set 2026


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Punti chiave

  • Il cloud è diventato spazio operativo: la superficie d’attacco ora comprende SaaS, identità, API e integrazioni; emergono Shadow IT, Shadow AI e crescita di GenAI.
  • La gestione delle identità è la minaccia principale: servono discovery continua, rilevamento e risposta via Cloud Detection and Response (CloudDR) con remediation automatica come Autofix.
  • Proteggere Microsoft 365, Google Workspace e SaaS richiede visibilità centralizzata; il 22/9 Computer Gross e WatchGuard tengono un webinar su CloudDR e remediation.
Riassunto generato con AI


Il cloud non è più soltanto un luogo in cui le aziende spostano applicazioni e dati. È diventato il luogo in cui lavorano, collaborano, condividono informazioni e, sempre più spesso, utilizzano strumenti di intelligenza artificiale. Proprio per questo la sicurezza cloud nel 2026 sta cambiando rapidamente pelle.

Il problema non riguarda più soltanto la protezione dell’infrastruttura. La superficie di attacco si è allargata alle applicazioni SaaS, alle identità, alle integrazioni tra servizi, alle configurazioni e a quella galassia di strumenti cloud e AI che può crescere dentro un’organizzazione senza che il reparto IT ne abbia piena consapevolezza.

È il nuovo fronte dello Shadow IT, al quale si sta aggiungendo quello ancora più complesso dello Shadow AI.

Non si tratta di una tendenza marginale. Secondo un recnete reporst condotto da IDC nell’ultimo anno il numero di persone che utilizzano applicazioni SaaS di GenAI è triplicato e il volume dei prompt è cresciuto di sei volte. Il 47% degli utenti GenAI utilizza inoltre applicazioni AI personali, mentre gli incidenti legati all’invio di dati sensibili verso servizi di intelligenza artificiale sono raddoppiati.

La sicurezza cloud non finisce più sul perimetro

Per anni la cybersecurity aziendale ha costruito buona parte delle proprie difese intorno a endpoint, rete e perimetro. Un modello che oggi deve confrontarsi con un ambiente profondamente diverso.

Microsoft 365, Google Workspace e le numerose piattaforme SaaS utilizzate quotidianamente dalle imprese rappresentano ormai una parte essenziale del sistema informativo. Il punto è che attorno a queste applicazioni si sviluppa una rete sempre più fitta di utenti, autorizzazioni, identità, API, applicazioni OAuth e servizi di terze parti.

E basta una configurazione sbagliata, un’autorizzazione troppo permissiva o una credenziale compromessa per creare un punto di ingresso che può essere difficile da intercettare con strumenti progettati per un’altra generazione di minacce.

I dati più recenti aiutano a comprendere il cambio di scenario. Nel Cloud Threat Horizons Report H1 2026, Google Cloud rileva che i problemi legati alle identità sono stati sfruttati per ottenere l’accesso iniziale nell’83% degli incidenti analizzati che coinvolgevano importanti ambienti cloud e SaaS. Nel 73% degli incidenti cloud osservati, inoltre, l’obiettivo degli attaccanti erano i dati.

Non sorprende quindi che la Cloud Security Alliance abbia indicato proprio una gestione inadeguata di identità e accessi come la principale minaccia per la sicurezza cloud nel 2026.

Shadow AI, quando l’innovazione diventa invisibile all’IT

A rendere ancora più complesso questo scenario è l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa.

L’AI sta entrando nelle imprese molto più velocemente di quanto policy, processi e strumenti di sicurezza riescano spesso a seguirla. Un dipendente può attivare un nuovo servizio, collegarlo a un account aziendale o autorizzare un’applicazione ad accedere a informazioni e documenti senza necessariamente percepire le conseguenze di quella scelta.

Lo Shadow AI è, da questo punto di vista, una nuova evoluzione di un problema già noto: applicazioni e servizi che producono valore per l’utente ma rimangono fuori dal perimetro di visibilità e controllo dell’IT.

La differenza è che l’AI aumenta ulteriormente la posta in gioco. Non riguarda soltanto quale applicazione viene utilizzata, ma quali dati può vedere, quali autorizzazioni possiede e con quali altri servizi può comunicare.

La stessa Cloud Security Alliance ha inserito nel proprio rapporto 2026 due categorie specificamente legate all’intelligenza artificiale tra le principali minacce cloud: gli attacchi potenziati dall’AI e la compromissione dei sistemi AI. È un segnale importante di quanto velocemente stia cambiando il modello di rischio.

Dalla visibilità alla risposta: la sfida della Cloud Detection and Response

In un ambiente di questo tipo, sapere che esiste una minaccia quando l’incidente è già avvenuto non basta più.

La vera sfida è riuscire a capire continuamente quali applicazioni vengono utilizzate, quali connessioni vengono create, quali configurazioni espongono l’organizzazione e se il comportamento di un’identità sta diventando anomalo.

È qui che entra in gioco il concetto di Cloud Detection and Response, che porta nell’universo delle applicazioni cloud una logica continua di discovery, rilevamento e risposta.

WatchGuard ha costruito proprio attorno a questi elementi Cloud Detection and Response (CloudDR), soluzione cloud-native pensata per individuare, prioritizzare e affrontare i rischi presenti nelle applicazioni cloud. La piattaforma integra oltre 40 applicazioni cloud di terze parti e concentra la propria azione su tre aree particolarmente critiche: Shadow IT e applicazioni non conosciute, configurazioni rischiose e minacce legate alle identità.

L’obiettivo è trasformare la visibilità in capacità di intervento. CloudDR può infatti individuare applicazioni cloud e AI sconosciute, integrazioni OAuth, configurazioni non sicure e comportamenti sospetti degli account, centralizzandone la gestione. La piattaforma prevede inoltre funzionalità di remediation automatizzata; negli aggiornamenti più recenti WatchGuard ha introdotto, tra le altre cose, automazioni Autofix che possono attivare azioni correttive quando viene rilevata una determinata minaccia o problematica.

Microsoft 365, Google Workspace e SaaS: proteggere ciò che ormai è il cuore dell’azienda

Il tema diventa particolarmente rilevante quando si parla di ambienti come Microsoft 365 e Google Workspace.

Mail, documenti, file condivisi, identità e strumenti di collaborazione sono diventati infrastrutture operative a tutti gli effetti. La loro protezione richiede quindi una capacità di osservazione che vada oltre il semplice endpoint e permetta di capire che cosa sta succedendo dentro l’ecosistema cloud.

CloudDR estende questa logica a Microsoft 365, Google Workspace e altre applicazioni cloud, consentendo di osservare utilizzo delle applicazioni, integrazioni rischiose, gap di configurazione, comportamento degli account ed esposizioni potenzialmente critiche da una vista centralizzata.

Ed è probabilmente questo uno dei passaggi più interessanti per il canale ICT: il cloud ha semplificato enormemente l’accesso alla tecnologia, ma non ha eliminato la necessità di governarla. Al contrario, moltiplicando applicazioni, identità e interconnessioni, sta creando un nuovo spazio di valore per partner e professionisti della sicurezza.

Il 22 settembre il webinar Computer Gross e WatchGuard

Proprio a questi temi Computer Gross e WatchGuard dedicheranno uno speciale evento streaming: “Le tue applicazioni cloud sono davvero protette? Scoprilo con WatchGuard CloudDR”, in programma martedì 22 settembre alle ore 15:00.

Un appuntamento pensato per entrare nel concreto delle nuove esigenze di cloud security e mostrare come individuare Shadow IT e Shadow AI, intercettare applicazioni cloud non autorizzate, identificare configurazioni non sicure e rilevare comportamenti anomali e minacce legate alle identità attraverso funzionalità di Identity Threat Detection and Response.

Al centro del webinar ci sarà soprattutto il passaggio dalla semplice detection alla capacità di intervento: come automatizzare le attività di remediation, ridurre i tempi di risposta agli incidenti e gestire la sicurezza delle applicazioni SaaS attraverso una piattaforma centralizzata.

A guidare il confronto saranno Ivan De Tomasi, Country Manager di WatchGuard, e Gianluca Pucci, Manager Sales Engineering di WatchGuard.

Per partner, system integrator e professionisti ICT è un tema che va ben oltre la singola tecnologia. Se applicazioni, identità e AI stanno progressivamente uscendo dai confini tradizionali dell’infrastruttura aziendale, anche la cybersecurity deve seguirle.

La domanda da cui parte il webinar, quindi, è molto meno scontata di quanto sembri: sappiamo davvero quali applicazioni cloud stanno utilizzando oggi le nostre aziende e i nostri utenti?Il 22 settembre Computer Gross e WatchGuard proveranno a dare una risposta concreta. Qui tutti i dettagli per partecipare

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