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Dalla scansione all’exploit validato: il modello “hacker-in-control” di Unguess


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La piattaforma mappa in continuo la superficie d’attacco esterna con un recon tool e agenti AI specializzati, mentre una community di oltre 200 security researcher europei verifica quali vulnerabilità sono davvero sfruttabili

Pubblicato il 6 set 2026



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Applicazioni web e mobile, API, cloud, sistemi IoT e OT, componenti AI e LLM ampliano la superficie d’attacco più rapidamente della capacità di testarla. Il penetration testing tradizionale opera spesso in finestre limitate; gli scanner automatici aumentano la copertura, ma possono produrre grandi quantità di falsi positivi che rallentano i team di sicurezza.

Unguess Security affronta questo trade-off per i clienti attraverso una piattaforma di offensive security che combina agenti AI specializzati e una community di oltre 200 security researcher europei. L’AI aumenta velocità e scala delle attività; la verifica umana conferma riproducibilità, impatto e contesto di business di ogni finding.

Cinque fasi dalla ricognizione al reporting

Il sistema parte dall’Intelligent Reconnaissance, con scanning degli scope, enumerazione dei servizi, fingerprinting delle applicazioni web e mappatura della superficie d’attacco. Il risultato è un grafo live della superficie d’attacco esterna, con ogni vulnerabilità collegata all’host su cui è stata rilevata e tracciata scansione dopo scansione. Nella prioritizzazione, un AI Security Agent con accesso ai dati della scansione aiuta a leggere i finding, separare i rischi reali dal rumore e decidere da dove partire.

La validazione dell’exploitability è affidata ai security researcher della community (“hacker-in-control”), raggiungibili direttamente dalla dashboard: verificano in modo controllato vulnerabilità come SQL injection, XSS, SSRF, RCE, misconfigurazioni e API flaw, eliminano i falsi positivi e confermano quali esposizioni sono realmente sfruttabili (fase di Reporting & Verification). Soltanto dopo questa validazione il finding viene pubblicato con proof-of-exploitation, analisi d’impatto e indicazioni di remediation prioritizzate.

Agenti isolati e supervisione dei cybersecurity engineer

Ogni agente opera in un ambiente isolato, con esecuzione sandboxed, browser automation e osservabilità sulle decisioni agentiche. Un orchestratore centrale coordina ricognizione, attacco, verifica e reporting, sotto la supervisione dei cybersecurity engineer interni, mentre la conferma di ogni exploit resta in mano ai ricercatori umani.

Il servizio è fully managed per i programmi di bug bounty e continuous penetration test: il cliente definisce scope e regole d’ingaggio, mentre Unguess gestisce agenti, ricercatori, triage e report. Il recon tool è invece accessibile anche in self-service. La community comprende più di 200 security researcher europei con certificazioni quali OSCP, OSWE, CPTS e BSCP, selezionati attraverso un percorso di vetting in cinque passaggi.

Testing continuo e costo legato ai risultati

L’approccio è continuativo, rispetto alle due o tre settimane indicate per un VA/PT classico. La validazione umana prima della consegna riduce drasticamente, in base a quanto comunicato, il problema dei falsi positivi e fornisce ai team di sviluppo un segnale immediatamente azionabile. Il modello pay-per-validated-vulnerability lega il costo ai finding effettivi.

La piattaforma centralizza dati provenienti da recon della superficie d’attacco esterna, Bug Bounty e VA/PT, accelera remediation e patch verification on-demand e sostiene la gestione strutturata delle vulnerabilità richiesta da NIS2, DORA e CRA, oltre a standard come ISO 27001 e PCI DSS. Ricercatori verificati in Europa, sedi a Milano, Monaco e Lione e dati in giurisdizione UE completano il posizionamento europeo. L’architettura asset-agnostica e il network di hacker rendono il modello applicabile a organizzazioni di settori e dimensioni differenti.

Il progetto è entrato nella rosa dei finalisti per i Digital360 Awards nella categoria “Information & Cybersecurity”.

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