Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Red Hat, quando il software open è una piattaforma credibile

pittogramma Zerouno

Red Hat, quando il software open è una piattaforma credibile

20 Lug 2011

di Paolo Lombardi

Accordi strategici e referenze di prestigio per Red Hat, che guarda al cloud con due nuovi annunci IaaS e PaaS. Nella foto Gianni Anguilletti, country manager di Red Hat.

Anche nel nostro paese molte realtà dell’industria, della finanza e della Pa stanno intensificando gli investimenti nel software e nelle soluzioni open. Qualche esempio lo ha fornito recentemente la filiale italiana di Red Hat, un fornitore “open” tra i più conosciuti. A chi avesse ancora dubbi sulla credibilità e la solidità delle piattaforme open, la società cita, tra le proprie referenze, nomi come Corte dei Conti, Ministero delle Finanze e Ministero della Giustizia, Poste Italiane, Enel, Intesa SanPaolo e Granarolo, dove l’offerta di Red Hat si è inserita in progetti di rilievo strategico. In Intesa SanPaolo, per esempio, Red Hat Enterprise Linux vanta ormai una presenza pervasiva fino a costituire la piattaforma di base per i cluster di calcolo. In Granarolo invece Red Hat è presente da tre anni, come piattaforma target su architettura x86, a seguito di una migrazione da un ambiente Unix proprietario; in questi anni, secondo quanto dichiara il country manager di Red Hat Gianni Anguilletti, Enterprise Linux ha consentito a Granarolo di realizzare un sistema efficiente e aperto alle evoluzioni che le richieste del business renderanno necessarie.
Messaggi di affidabilità e solidità, insomma, come quello che viene dall’accordo firmato con Salesforce.com. “Salesforce.com, in quanto soluzione di SaaS, punta il suo successo sull’affidabilità della propria piattaforma che – ricorda Anguilletti – si basa appunto sullo stack tecnologico di Red Hat”.

Offerta IaaS e PaaS
Anche in Italia Red Hat (che è cresciuta negli ultimi 5 anni a un tasso medio annuo del 25%, ma il fatturato non viene dichiarato) punta al mondo dei data center e del cloud computing. La società ha recentemente presentato CloudForms, un prodotto per la creazione e la gestione di IaaS (Infrastructure as a Service) ibride e private. CloudForms integra la completa gestione del ciclo di vita delle applicazioni con la capacità di creare cloud ibride, attingendo a risorse di elaborazione come server virtuali, cloud pubbliche (Amazon, Ibm, Ntt) e server fisici compresi rack e blade; il tutto con possibilità di scelta che Red Hat definisce “senza precedenti”, e che proprio per questo “permette di eliminare il lock-in tipico di altri prodotti cloud”.
Agli sviluppatori che operano in ambienti open source, Red Hat presenta invece OpenShift, una PaaS (Platform as a Service) che offre più ampie possibilità di scelta di linguaggi, architetture e cloud per costruire, testare e gestire le applicazioni. Tra le caratteristiche di OpenShift che Red Hat sottolinea, c’è la flessibilità – grazie a un grande numero di framework di sviluppo per Java, Python, Php e Ruby – e l’offerta agli sviluppatori di accesso alla più ampia gamma di servizi middleware. Infine, Red Hat ha siglato alcuni accordi di partnership come quello per la certificazione della sua suite comprensiva di Linux, virtualizzazione e JBoss per il cloud system Matrix di Hp e l’ accordo strategico di sviluppo con Ibm, che vedrà l’integrazione dell’hypervisor Kvm (Kernel-based Virtual Machine per la virtualizzazione su macchine x86 equipaggiate con Linux) con gli strumenti di gestione e virtualizzazione cloud di Big Blue.

Paolo Lombardi

Articolo 1 di 3