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Capitalgest- Risk management e oltre con la business intelligence

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Capitalgest- Risk management e oltre con la business intelligence

05 Giu 2007

di Gianni Rusconi

Un anno per l’implementazione di un progetto risk management che pare non aver causato alcun tipo di problematica e nessuna perdita di tempo. Un bell’esempio di innovazione tecnologica che ha permesso a Capitalgest di ottenere risultati importanti in termini di efficienza e flessibilità operativa.

Realizzare un modello integrato di analisi del rischio di mercato e di “performance attribution” per tutti i portafogli gestiti; effettuare in modo più efficiente, in altri termini, il monitoraggio dei limiti di “risk budget” dei gestori e produrre indicatori di “risk-adjusted performance” sempre più affidabili, controllando e misurando in modo appropriato le variazioni che intercorrono fra il rendimento effettivo di un fondo rispetto al benchmark di riferimento. Obiettivi, che una società come Capitalgest (www.capitalgest.it ), impegnata a tutto tondo nel campo dei servizi finanziari in genere e in quello del risparmio gestito in modo particolare, non poteva che porsi per fare un ulteriore salto di qualità in un mercato sempre più dinamico e competitivo.
Costituita nel 1984 su iniziativa della Banca San Paolo di Brescia (www.bancodibrescia.com ), Capitalgest si rafforza grazie alla collaborazione stretta nel 1997 con Citigroup Asset Management (www.citigroupassetmanagement.com.au), una delle maggiori compagnie finanziarie al mondo. In seguito all’incorporazione di Banca Lombarda (www.bancalombarda.it), nata il primo gennaio 1999 dalla fusione fra Banca San Paolo di Brescia e Credito Agrario Bresciano, in Banche Popolari Unite (www.bpubanca.it ), Capitalgest è dall’aprile di quest’anno una società del Gruppo UBI Banca (www.ubibanca.it), uno dei principali istituti bancari italiani.
Una base solida alle spalle quindi, sulla quale edificare a pieno titolo un ruolo di primo piano nel panorama nazionale, mettendo sul piatto dell’offerta una gamma completa di prodotti per diversificazione geografica e valutari che spazia dai fondi comuni (azionari, obbligazionari, flessibili, bilanciati) alle gestioni di tipo individuale per arrivare ai fondi pensione.

Il progetto
L’obiettivo della società, definito dal top management e divenuto tale per l’unità di risk management, che dei processi di misurazione e di controllo del rischio è (anche attraverso le risorse informative) l’owner, verteva sulla creazione di un sistema integrato per l’analisi del rischio e delle performance. Sulla carta è stato quindi messo a punto un progetto atto a garantire la conformità con le norme stabilite dagli organi di vigilanza (come Basilea II), rispettoso delle esigenze metodologiche proprie dei processi Capitalgest e in grado di fornire ai gestori strumenti adeguati per verificare in tempo reale la consistenza e l’andamento dei portafogli. A tirare le fila del suddetto progetto ci ha pensato Paolo Rizzini (nella foto), il responsabile dell’unità di risk management, cui è stato demandato il compito della cosiddetta “software selection” attraverso una dettagliata analisi interna. La scelta è caduta sulla soluzione Risk Dimensions di Sas (www.sas.com), una piattaforma che si configura sottoforma di cruscotto direzionale che va a monitorare con continuità il rischio e le performance dei portafogli titoli secondo uno schema coerente con i processi di investimento sottostanti. “Abbiamo optato per la soluzione Sas – ha precisato in merito Rizzini – in quanto aperta e flessibile, in grado cioè di gestire senza problemi tutti i possibili aggiornamenti in fatto di offerta e di parametri di valutazione. Se abbiamo considerato soluzioni basate su software open source? No, per due motivi ben definiti: tempi di sviluppo e implementazione troppo lunghi e complessità della soluzione”.
Prima dell’avvento della nuova piattaforma, che ha portato in dote la possibilità di definire e monitorare gli indicatori di prestazione dei fondi integrando i risultati delle analisi effettuate in passato, i modelli sviluppati internamente e i database esistenti, Capitalgest faceva uso di strumenti tecnologici di terze parti, vedi strumenti dedicati di Bloomberg (www.bloomberg.com ) piuttosto che fogli di Excel correlati al database Microsoft Sql Server (www.microsoft.com ) o ancora il motore di comparazione Matlab (abbreviazione di Matrix Laboratory), sistema multipiattaforma per il calcolo numerico creato dalla MathWorks (www.mathworks.com ) che permette la manipolazione di matrici e algoritmi. Il ricorso a una soluzione software per la misura del rischio di mercato quale quella di Sas, parte integrante di un offerta completa di software per il risk management bancario e finanziario che comprende componenti di internal rating e di credit portfolio management, si deve quindi, come ha sottolineato Rizzini, alla volontà di ampliare ulteriormente, senza compromettere affidabilità e produttività, un ventaglio di prodotti/servizi comunque già ricco.

Benefici e criticità
Cosa ha portato in termini di risultati operativi l’adozione della soluzione di risk management di Sas, dal giugno del 2006 a oggi, è ben descritto da questo concetto espresso da Rizzini: “Il nuovo sistema ci ha permesso di costruire una base dati comune a livello aziendale indispensabile per poter sviluppre progetti e processi interni connessi all’utilizzo dei dati quantitativi sui prodotti gestiti, a cominciare dal controllo dei limiti di asset allocation e dalla generazione di reportistica commerciale”. Un unico “contenitore” di informazioni, quindi, realizzato con una produzione a monte (a cura dell’unità di risk management di Capitalgest) dei file di imput per la nuova piattaforma software, che diventa il cuore pulsante di tutte le attività di analisi e di reporting e lo strumento per assicurare un flusso decisionale più organico e tempestivo per ciò che concerne la gestione dei piani di investimento dei gestori. Più specificatamente, l’aver implementato una soluzione ad hoc ha permesso di scomporre e catalogare i risultati ottenuti per il portafoglio attraverso gerarchie comuni per l’analisi di rischio e di “performance attribution”, facilitandone un’interpretazione più agevole e flessibile nel tempo. Ma non solo. Flessibilità operativa è anche capitalizzare i dati storici accumulati, nell’ottica di meglio salvaguardare gli investimenti già effettuati, e modificare facilmente gli indicatori e gli algoritmi di calcolo, così che le analisi siano del tutto aderenti ai singoli processi di investimento.
Obiettivi che in Capitalgest affermano di avere raggiunto senza “versare troppe lacrime” per quanto riguarda tempi di implementazione, impatti sull’organizzazione e perdite di produttività: “Abbiamo messo in produzione la soluzione – ha confermato in proposito Rizzini – in meno di un anno, rispettando in toto i tempi prefissati. Non abbiamo incontrato ostacoli sia dal punto di vista degli utenti, visto e considerato che il software gira attraverso una classica interfaccia Html, sia per quanto riguarda eventuali tempi morti legati all’implementazione della soluzione e l’integrazione della stessa con il sistema informativo esistente. L’opera preventiva di analisi e definizione delle metodologie effettuata dall’unità di risk management ha facilitato il compito dell’area It”. L’importanza della tecnologia, in realtà, è un fattore che in Capitalgest è tenuto, eccome, nella dovuta considerazione e le affermazioni che seguono di Rizzini ne sono un’esplicita conferma: “La business intelligence, nella sua ampia eccezione, è una risorsa indispensabile per operare adeguatamente nel settore dei servizi finanziari, uno strumento vitale per soddisfare il principale obiettivo della nostra offerta, quello di essere costantemente time to market”.

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Gianni Rusconi

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