Secondo le rilevazioni più recenti dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dell’intelligenza artificiale è cresciuto del 50% rispetto al 2024. Il dato è molto interessante ma non sorprende, considerando l’impatto che l’AI sta avendo sul dibattito tecnologico, sui mercati globali e sulle dinamiche competitive tra aziende. Di fatto, nessuna organizzazione può permettersi di ignorare il tema, ma è altrettanto vero che dietro questi numeri si nascondono approcci eterogenei.
Indice degli argomenti
AI-ready applications, tra presente e futuro (prossimo)
Molte organizzazioni sono già attive sul versante AI (il 71% delle grandi imprese, secondo PoliMI), ma buona parte di esse interpreta il fenomeno in modo tattico, ovvero come risposta a esigenze puntuali. In questa prospettiva, dotarsi di AI-ready applications significa innestare componenti di AI all’interno della propria piattaforma digitale esistente, con l’obiettivo di potenziare ed efficientare i processi di business. Pur trattandosi di interventi efficaci e di valore, questi non hanno la capacità di abilitare una trasformazione profonda.
Tutto ciò viene confermato dall’osservazione del mercato. Secondo Tommaso Pozzi, Digital BU Director di Relatech, società italiana che affianca le aziende combinando consulenza e soluzioni tecnologiche avanzate, «in molte organizzazioni prevalgono sperimentazioni e iniziative circoscritte. L’AI risponde a esigenze e sfide specifiche, ma non mette ancora in discussione i modelli operativi e di business. È una fase fisiologica, che segna il passaggio verso un’adozione più strutturata e trasformativa».
Se lo sguardo si sposta avanti di qualche anno, la visione è molto diversa. L’AI non è più una componente aggiuntiva, ma tende a diventare il sistema operativo delle aziende, ovvero un layer diffuso che attraversa processi e applicazioni coordinando attività ed eseguendo azioni in modo sempre più autonomo.
In questo scenario, le logiche operative diventano dinamiche, adattive, continuamente ottimizzate sulla base dei dati, e anche i modelli di business si fanno più fluidi, perché la capacità di evolvere rapidamente diventa parte integrante del funzionamento dell’azienda.
La piattaforma digitale dell’azienda diventa agentica
Come si è visto, oggi esiste ancora un gap tra lo stato del mercato e il potenziale dell’AI. Ma se dalla prospettiva aziendale ci si sposta a quella degli operatori IT, è evidente che questo futuro non possa essere semplicemente atteso: va immaginato e costruito fin da subito, mattone dopo mattone, per poterlo proporre sul mercato in tempo.
La vera trasformazione portata dall’AI toccherà tutti i pilastri dell’organizzazione e sarà abilitata da una piattaforma digitale diversa dall’attuale. Oggi, l’ecosistema si regge su grandi sistemi gestionali ed esecutivi come l’ERP, i CRM, i MES e molti altri, progettati per governare processi strutturati e relativamente stabili nel tempo. Domani, non avremo più grandi applicativi attorno a cui ruota tutto l’ecosistema, ma un’architettura formata da componenti intelligenti, modulari e in continua evoluzione, capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del contesto e del business.
Qui si inserisce il trend dell’agentic AI. Secondo Pozzi, «l’AI non cambierà solo il modo di lavorare, ma anche l’intera piattaforma digitale dell’azienda. I sistemi che hanno guidato per anni i processi lasceranno spazio a un modello agent-based, in cui ogni componente avrà uno scopo preciso e sarà governato da logiche di orchestrazione».
In altri termini, avremo una composable architecture potenziata nativamente dall’AI: se oggi gli agenti intervengono per colmare lacune, estendere funzionalità o automatizzare processi esistenti, domani saranno parti di un organismo più ampio, capace di evolvere e adattarsi continuamente alle trasformazioni del business.
Dalla visione alla realtà: come Relatech sta costruendo la piattaforma agentica
La visione di Relatech presuppone un profondo cambio di paradigma nel modo di concepire applicazioni e piattaforme digitali. Anche per questo non può essere rimandata a un futuro indefinito, ma deve prendere forma fin da subito.
L’azienda ha adottato un approccio pragmatico, che parte da casi d’uso reali e competenze di dominio. Come spiega Pozzi, “stiamo impiegando le nostre competenze su processi e settori, nonché le eccellenze tecnologiche che abbiamo, per portare sul mercato soluzioni agentiche verticali, intervenendo su esigenze e ambiti precisi. Così facendo, stiamo costruendo una biblioteca di applicazioni agentiche, che standardizziamo e trasformiamo in asset riutilizzabili. Combinando e orchestrando questi componenti, potremo creare nel tempo applicazioni sempre più complesse e capaci di coprire porzioni sempre più ampie di processo, superando così l’approccio tradizionale».
Il punto chiave è proprio questo: non soluzioni isolate, ma componenti composable che diventano asset. Ogni progetto contribuisce ad arricchire una base comune, che può essere estesa fino a coprire gli stessi ambiti delle applicazioni tradizionali, ma con una logica sottostante diversa e con tutta la potenza dell’AI.
Sul perché Relatech sia il partner ideale in questo percorso, Pozzi non ha dubbi e identifica diversi fattori distintivi: dalle competenze specialistiche presenti in azienda alla forte esperienza di settore, in particolare in ambito manufacturing e healthcare, fino alle capacità in ambito security e advisory. Ma è soprattutto questa visione, insieme all’impegno concreto nel renderla operativa, ad essere un elemento ancora poco diffuso sul mercato. L’azienda sta investendo in tal senso poiché la considera un’opportunità per rafforzare il proprio posizionamento e, soprattutto, per permettere ai clienti di cogliere tutte le opportunità dell’era dell’AI.












