Il panorama economico dell’Emilia-Romagna si conferma un’eccellenza non solo per la manifattura e l’agroalimentare, ma anche per il ruolo fondamentale dell’innovazione digitale. Durante il recente convegno Tech Excellence – organizzato da Nextwork360 insieme a IBM, Credemtel, Sinthera e Var Group – Raffaello Balocco, docente del Politecnico di Milano e fondatore di Nextwork360, ha presentato i dati di una ricerca condotta su 1.200 bilanci e un campione di 52 imprese medio-grandi della regione. I risultati evidenziano come l’Emilia-Romagna sia attualmente al primo posto in Italia per maturità digitale, con un indice DESI del 59%, primeggiando nei servizi pubblici digitali e nelle competenze.
Tuttavia, come sottolineato da Antonio Giuliani, docente presso l’Università di Bologna, questo primato non esaurisce la sete di innovazione delle imprese locali. Per circa la metà degli intervistati, la priorità strategica assoluta resta l’aumento del livello di digitalizzazione e l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale. Le aziende si trovano oggi a dover bilanciare questa spinta verso il futuro con vincoli concreti: la complessità normativa, il costo delle materie prime e il timore di un gap tecnologico rispetto ai competitor internazionali.
Indice degli argomenti
La complessità del dato e la sfida dell’IA industriale
L’evoluzione verso una Tech Excellence matura richiede di superare la fase della pura sperimentazione per approdare all’industrializzazione delle soluzioni. Roberta Bavaro, Director of Ecosystem & Select Territory di IBM Italia, ha spiegato che le sfide principali per i clienti riguardano oggi la complessità dei dati, l’integrazione, la governance e la sicurezza.
Secondo Bavaro, l’approccio vincente sull’AI non è l’adozione di modelli generici, ma l’utilizzo di modelli piccoli, trasparenti e personalizzabili, come la famiglia Granite, configurabili secondo le esigenze specifiche delle imprese. Questo permette di integrare l’intelligenza artificiale direttamente all’interno dei processi core e dei dati aziendali, assicurando che il ritorno dell’investimento (ROI) sia chiaro e misurabile. Bavaro ha infatti dichiarato: «Il ROI si ottiene passando all’industrializzazione dell’AI, mettendola al servizio dei dati aziendali all’interno dei processi core».
Hybrid Cloud by Design: progettare l’infrastruttura del futuro
Uno dei pilastri tecnologici discussi dai partner tecnici riguarda l’architettura dei sistemi. Roberto Tassi, Alliance Manager di Var Group ha introdotto il concetto di Hybrid Cloud by Design, che si distacca dalle mode del momento per puntare su piattaforme standardizzate. L’obiettivo è separare lo strato applicativo dall’hardware, evitando il lock-in dei vendor e recuperando risorse IT che oggi vengono sprecate in attività manuali.
Tassi ha sottolineato l’importanza di piattaforme come Red Hat OpenShift per gestire ambienti diversi con un unico modello. Un esempio concreto di questa applicazione è stato realizzato per un’azienda del settore difesa con 18.000 macchine virtuali, dove l’adozione di IBM Fusion ha permesso di automatizzare la gestione e modernizzare i sistemi di asset management. «Abbiamo svincolato lo strato applicativo dall’hardware, evitando il lock-in dei vendor e semplificando enormemente la gestione».
Modernizzazione applicativa e gestione dei dati non strutturati
Un altro tema critico per il raggiungimento della Tech Excellence è il trattamento dei dati non strutturati, che rappresentano circa l’80% del patrimonio informativo aziendale. Luca Bicchieri, Market Leader Large Corporate di Credemtel ha evidenziato come l’AI stia trasformando il patrimonio documentale. Grazie all’integrazione di algoritmi avanzati, non è più necessario leggere interi documenti per estrarre informazioni specifiche: «Oggi l’AI trasforma FileNet da semplice abilitatore a “potenziatore” dei processi: non devo più leggere tutto un contratto, posso chiedere all’IA di estrarre solo le clausole che interessano. Le potenzialità sono enormi».
Sul fronte della modernizzazione applicativa, Paolo Marco Salvatore, CTO di Sinthera, ha indicato la necessità di gestire il debito tecnico (legacy) con un approccio incrementale, evitando rischiosi progetti “Big Bang”. Il processo deve essere guidato dal valore di business e monitorato attraverso KPI precisi, utilizzando microservizi e architetture Event-drivenper raccogliere dati direttamente dai macchinari di produzione.
Il fattore umano e il passaggio generazionale
Nonostante il focus tecnologico, il dibattito ha fatto emergere con forza il ruolo centrale delle persone. Jader Sabbi, Vicepresidente di Manageritalia Emilia-Romagna, ha ricordato che dietro i risultati economici ci sono sempre manager e professionisti che hanno avuto il coraggio di guidare la trasformazione. La tecnologia deve essere vista come un ponte intergenerazionale in una regione dove, nei prossimi tre anni, circa il 75% dei boomers andrà in pensione.
Sabbi ha avvertito che, senza una corretta integrazione tra la conoscenza del business dei senior e le competenze digitali dei giovani, l’innovazione rischia di diventare un semplice acquisto di software senza valore differenziante. Anche Marco Moscatti, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia, ha ribadito questo concetto, definendo l’AI come una forma di automazione imprescindibile, ma sottolineando che il vero vantaggio competitivo nasce dalla capacità umana di inventare nuove strade.
Casi di successo e performance misurabili
La validità di queste strategie è confermata dalle performance di alcune aziende del territorio che si sono distinte per la loro capacità di coniugare crescita e innovazione:
- Aeroporto di Bologna: L’innovazione digitale è come una «compagna di viaggio» fondamentale per la crescita infrastrutturale sostenibile e il miglioramento delle operazioni aeroportuali.
- Alfasigma: La Global CIO Simona Gianotti ha spiegato come il passaggio al cloud abbia garantito l’agilità necessaria per gestire numerose acquisizioni societarie, permettendo di portare rapidamente a bordo le nuove realtà acquisite.
- Day Ristorazione: Un esempio eclatante di trasformazione radicale; l’azienda è passata da un fatturato basato al 98% sul cartaceo nel 2000 a un modello full digital che punta a un miliardo e trecento milioni di euro nel 2025.
- Technogym: Per il colosso del fitness, il digitale è diventato parte integrante del prodotto stesso, permettendo di offrire software ai clienti e mantenere un vantaggio competitivo basato sul valore piuttosto che sul prezzo.
Evoluzione futura: verso un’IA pervasiva e sicura
Guardando al 2026, gli obiettivi delle imprese si spostano verso l’agilità operativa, la resilienza e il data-driven decision making. La sfida sarà mantenere la sovranità digitale, assicurandosi di «dare le chiavi di casa solo alle persone autorizzate».
Come evidenziato nelle battute finali dell’evento da Francesca Teutonico, Direttrice Marketing, Growth and Ecosystem di IBM Italia, il percorso verso la Tech Excellence non si esaurisce con l’adozione di un software, ma prosegue attraverso la co-creazione di prototipi e la definizione di business case solidi che dimostrino, dati alla mano, come la tecnologia possa realmente generare successo.













