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Strade e soluzioni per il nuovo Data Center

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Strade e soluzioni per il nuovo Data Center

20 Ago 2013

di Giampiero Carli Ballola

Dall’indispensabile consolidamento e virtualizzazione dell’infrastruttura per arrivare al Software Defined Data Center passando attraverso la semplificazione e unificazione del parco applicativo. Una strada necessaria per trasformare la complessità tecnologica in efficienza operativa delle cui tappe e criticità si è discusso con le imprese e gli enti pubblici che la stanno percorrendo in un recente incontro romano, un Executive Lunch, organizzato da ZeroUno in collaborazione con Oracle.

“Negli ultimi due anni stiamo assistendo alla confluenza di una serie di forze che stanno accelerando la possibilità dei sistemi informativi di dare risposte più efficaci alla necessità da parte dell’It di supportare e creare business per l’impresa”. Così ha esordito Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno, accogliendo i partecipanti all’incontro, formulato come Executive Lunch, che si è tenuto lo scorso 26 giugno a Roma. Organizzato in collaborazione con Oracle e con la partecipazione del CDTI (Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione) di Roma, l’evento, intitolato Data Center: scelte architetturali e ridisegno strategico per creare nuove efficienze e opportunità, ha affrontato i problemi derivanti dal supporto e sviluppo del business che impattano sul data center e sulla sua organizzazione e gestione ottimale. Un tema cruciale per la trentina di Cio, It manager e responsabili a vario titolo delle Infrastrutture e Operazioni che hanno partecipato all’incontro.

 

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Le forze citate da Uberti Foppa (il "nesso di forze" definito da Gartner), sono il cloud, la mobilità, i social network e le analytics, intese come mezzo di gestione della complessità: “Forze che non agiscono in modo indipendente, ma convergono in un mix suscettibile, se ben compreso e sfruttato dall’It, di creare valore e differenziale competitivo per l’impresa”. A fronte di queste forze l’It può oggi contare su sistemi che per architettura e prestazioni ne accelerano e migliorano la capacità di risposta. Purché, ed è questo il punto, siano scelti e impiegati secondo una strategia che consideri le esigenze di semplificazione, governo e flessibilità dell’intera infrastruttura. A tal fine occorre anche, ha concluso Uberti Foppa, “che l’It si ponga in relazione con gli utenti e con i fornitori, vendor e system integrator, creando un ‘triangolo virtuoso’ capace di dare importanti risultati misurabili in termini di creazione di valore, che portino i Sistemi Informativi a riprendere una centralità oggi pericolosamente minacciata da un’oggettiva tendenza alla disintermediazione”.

Il Software Defined Data Center

Riccardo Zanchi, partner di NetConsulting

La parola è passata a Riccardo Zanchi, partner di NetConsulting, che tramite i risultati di un’indagine condotta dalla sua società sui Cio delle principali imprese italiane ha delineato il contesto nel quale si muovono oggi i responsabili It. Premesso che oltre alla riduzione dei costi, imperativa per il 62% delle imprese, le esigenze del business vertono soprattutto sull’innovazione dei prodotti e sulla conoscenza del mercato e dei clienti, il compito dell’It nel rispondervi resta in discussione. Se ne avverte il ruolo-guida che può avere (anche se, ricorda Zanchi “molti top manager la vedono ancora come un centro di costo, limandone le risorse”), ma non c’è una linea lungo la quale procedere. Nell’affrontare i nodi del time-to-market e del supporto decisionale la chiave principale resta quindi quella tecnologica. Da applicare sulle applicazioni e sull’infrastruttura. Oggi il consolidamento, applicativo (“indispensabile per restituire coerenza alla selva di applicazioni create per far fronte a ogni micro-esigenza e la cui gestione è oramai troppo onerosa”) e la digitalizzazione del business in termini di mobilità, comunicazione, collaborazione e altro, sono temi caldi, ma perché queste cose funzionino “bisogna che prima si faccia ordine nelle infrastrutture”. Si assiste quindi, e già da tempo, al cambiamento del Data Center da un ambiente con macchine fisiche dedicate alle varie applicazioni a uno dove le macchine fisiche esistono per ospitare macchine virtuali sulle quali portare le applicazioni a seconda del bisogno. Ma attenzione, avverte Zanchi: “Questa situazione, cui si giunge con percorsi vari, ma tutti basati su standardizzazione, consolidamento e virtualizzazione delle risorse, non è un punto di arrivo, ma piuttosto di partenza per un nuovo obiettivo: che nel Data Center siano le applicazioni stesse a definire i propri requisiti. Per questo bisogna prima di tutto avere chiare le esigenze del business e i relativi Sla, poi realizzare delle Api che possano far interagire tutto il layer applicativo in un contesto in cui le risorse infrastrutturali siano rese disponibili, e infine creare un ambiente multilevel che consenta di gestire in modo flessibile e dinamico situazioni variabili nel tempo. Un orchestrator che, agendo in modo più evoluto rispetto alla semplice erogazione di una risorsa a fronte d’una richiesta, sappia leggere le dinamiche di esigenza all’interno del Data Center e quindi agire ottimizzando resa e prestazioni del software”.

Ennio Ceccarelli, Country Leader Systems di Oracle

“Più complessità significa meno innovazione – ha esordito Ennio Ceccarelli, Country Leader Systems di Oracle, nel suo intervento –, ma spesso è la stessa evoluzione dell’It a creare fenomeni che non si è preparati a cogliere e dominare”. L’approccio tradizionale al Data Center ha i suoi vantaggi: si scelgono le componenti giudicate migliori e si possono combinare per creare valore, ma al costo di una complessità d’integrazione che ricade sull’It, il cui budget è per il 70% assorbito dalla manutenzione, e sull’impresa". La proposta di Oracle – ha sottolineato Ceccarelli – sta nel passaggio dai sistemi best-in-class a quelli ingegnerizzati, dove attività di regola gestite via software sono eseguite ‘via silicio’ dalla Cpu. Elevate prestazioni e gestione semplificata caratterizzano questi sistemi come spiega il top manager facendo riferimento sia ai compatti server basati sullo Sparc T5 recentemente presentati sia alle grandi macchine Exadata, Exalogic ed Exalytics specializzate per database, business application e business intelligence. L’intervento di Oracle si è quindi concluso esponendo, cifre alla mano e attraverso case-history di propri utenti, i vantaggi prestazionali e di Tco che dai sistemi ingegnerizzati si possono ottenere.

Applicazioni come servizi cloud

Antonio Marchianò, Technical Architect di Finmeccanica

Invitati i presenti a esporre percorsi, aspetti critici ed eventuali freni all’innovazione del Data Center nel senso esposto dai relatori, ha preso la parola Antonio Marchianò, Technical Architect di Finmeccanica, parlando della semplificazione applicativa in atto nel Gruppo: “Stiamo cercando di elaborare modelli architetturali che possano rispondere alle esigenze delle varie aziende e di individuare una sorta di standardizzazione nell’uso delle tecnologie. Oggi abbiamo molte soluzioni per risolvere gli stessi problemi, ma in diverse aziende. Unificandole si avrebbe una concreta riduzione dei costi e una migliore erogazione dei servizi comuni, che potrebbe anche avvenire tramite un private cloud”.

Olivio Zanchi, responsabile rete e sicurezza del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti

Simile l’obiettivo di Olivio Zanchi, responsabile rete e sicurezza del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti: “Avendo completato il rinnovo e la virtualizzazione delle infrastrutture e avendo consolidato le applicazioni (un grande sforzo, vista l’eterogeneità delle soluzioni esistenti, e che è fatto sia con risorse interne sia con partner tecnologici), si stanno migrando i servizi It su un cloud privato, a partire dalle applicazioni legacy di amministrazione a quelle di e-mail.

Salvatore Galatioto, Dirigente Sistemi e Sicurezza del Ministero degli Interni

Simile per le problematiche e il modo di affrontarle anche l’intervento di Salvatore Galatioto, Dirigente Sistemi e Sicurezza del Ministero degli Interni, che ha aggiunto come spesso si tratti di scelte coraggiose “che vanno fatte perché nascono da esigenze oggettive. Non solo di riduzione di costi, ma anche, per quel che riguarda la Pa, di turnover di un personale che è sempre meno numeroso”.

Angelo Guida, It Project Manager al Ministero delle Finanze

E di coraggio ha parlato anche Angelo Guida, It Project Manager al Ministero delle Finanze, osservando come un ulteriore problema sia “la dismissione e il riavvio della tecnologia nel rispetto d’un servizio al cittadino il cui grado di prestazioni e disponibilità va assolutamente mantenuto”.

Valentino Di Toma, Direttore It di Ancitel

Il cloud è la soluzione prospettata anche da Valentino Di Toma, Direttore It di Ancitel, che si occupa da anni d’interconnettere gli enti locali e gli enti centrali della Pa. “Che sia grande o piccolo, ogni Comune fa più o meno le stesse cose. Ma, per legge, può decidere come fare. Caso tipico è l’anagrafe: cosa ci va lo dice il Ministero degli Interni, come ci va lo decide l’ente locale, con il risultato che i software per l’anagrafe sono tutti diversi e con diverse strutture dei dati”. Allineare queste fonti dati (come in gran parte si è fatto) non è facile e la soluzione radicale è la creazione di un’anagrafe nazionale, la cui infrastruttura sarà disponibile sul cloud, lasciando al Comune, nel rispetto della legge, la competenza sulla sua gestione.

Resta il nodo delle risorse umane

Gianni Pierini, Experienced Information System di Bulgari

Solo un poco diverse le esperienze riportate dagli interventi del settore privato. Per Gianni Pierini, Experienced Information System di Bulgari. “L'evoluzione del Data Center, che abbiamo avviato sette o otto anni fa, non è stata fatta per ragioni di costo, allora non così urgenti come adesso, ma di agilità. Ci si è accorti che mandare in produzione applicazioni dovendo fornire i server fisici avrebbe portato ritardi nel rilascio difficili da far accettare al business. Oggi che abbiamo le macchine virtuali l’obiettivo è quello di consolidare e di virtualizzare le applicazioni”. La riqualificazione del personale è però un serio problema: “Il software di orchestrazione è molto complesso e se non si gestisce correttamente si rischia di andare incontro a seri problemi di performance. Anni fa avevamo tecnici capaci di sistemare i server ora li dobbiamo cercare e formare, e, data la velocità con cui i fornitori di piattaforme di virtualizzazione rilasciano nuove funzionalità, è necessaria in pratica una formazione continua”.

Riccardo Menichetti, Ict Manager di Europcar Italia

Riccardo Menichetti, Ict Manager di Europcar Italia, riporta il problema dell’evoluzione del Data Center all’origine, cioè ai bisogni del business, con la standardizzazione e il consolidamento prima dei processi, e poi delle strutture che li supportano. “Ci dobbiamo culturalmente svincolare dall’hardware, con il quale siamo nati, per vedere e interpretare le esigenze dell’azienda”. Quanto alla tecnologia, ci si può anche affidare ai vendor, purché: “Nulla si faccia se non ha un Roi positivo e se l’effetto sull’Ebit (margine operativo lordo – ndr) non è quello atteso. Se il marketing chiede un’applicazione, è il marketing che deve dire di quanto, con quell’applicazione, le vendite aumenteranno”. Insomma: è certo che, come sempre si dice e si ripete, l’It deve parlare con il business, ma non solo per stare ad ascoltare.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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